SAHARA OCCIDENTALE. Il domino parte da Gerusalemme, passa per Rabat e arriva in Africa Centrale

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Mentre tutti seguivano l’“Accordo del secolo” e i piani di Benjamin Netanyahu per l’annessione della Cisgiordania, Israele e gli Stati Uniti a porte chiuse decisero in realtà il destino di un’altra questione relativa all’autonomia araba: stiamo parlando della non riconosciuta Repubblica Democratica Araba del Sahara, Sadr, la porta verso l’Africa sub-sahariana e il territorio noto per i suoi ricchi depositi di fosfato, riporta l’account social russo Military Maps.

Alla fine di gennaio 2020, la Camera dei rappresentanti del Marocco ha adottato due progetti di legge che estendono la giurisdizione del regno a tutte le acque territoriali del paese. Allo stesso tempo, il Parlamento europeo ha esteso l’accordo commerciale tra l’Ue e il Marocco ai territori della parte occidentale del paese.

Questi passaggi sono in contrasto con la linea delle Nazioni Unite a favore di un referendum sull’autodeterminazione del Sahara occidentale. Tuttavia, secondo Axios, dietro di loro c’era diplomazia israeliana, verrebbe garantito il riconoscimento della sovranità del Marocco sul Sahara occidentale da parte degli Stati Uniti in cambio della normalizzazione delle relazioni tra Tel Aviv e Rabat. Quindi è Israele, secondo Bloomberg, che ha cercato l’apertura di missioni statunitensi nei territori occupati.

Il Marocco, a sua volta, è riuscito a conquistare le simpatie statunitensi grazie in gran parte alle proprie strutture di lobbying, come riporta The Africa Report a Washington. Negli ultimi quattro anni, il Regno avrebbe utilizzato, riporta Africa Intelligence, 700.000 dollari per il sostegno degli Stati Uniti alla presenza di Rabat nel Sahara occidentale. E sebbene le autorità marocchine affermino di non voler “scambiare la Palestina” con la sovranità sul Sahara occidentale, il governo marocchino starebbe già iniziando a utilizzare attivamente i frutti degli accordi informali, prosegue Military Maps. In particolare, sono venuti fuori dei dettagli dell’accordo russo-marocchino sull’uso delle acque territoriali dell’area per la pesca e la Banca mondiale ha già pubblicato una mappa sulle prospettive dell’energia eolica offshore del Marocco incorporando il Sahara occidentale nel Regno.

È interessante notare che il ruolo chiave di mediazione in questi accordi è stato svolto dall’Uganda, che mantiene buoni rapporti con Israele e il Marocco. All’inizio di febbraio, Netanyahu si è recato a Kampala, dove ha incontrato il presidente Yoweri Museveni e il capo del Consiglio sovrano di transizione del Sudan, Abdel Fattah al-Burhan.

E Netanyahu, che sta rafforzando il suo prestigio in Ciad, in Sudan e in altri paesi del mondo arabo, riesce gradualmente a conquistare altri paesi dell’Africa nera, molti dei quali, come specialmente Namibia e Sudafrica, condannano bruscamente le azioni del Marocco. Pertanto, quattro paesi africani, oltre alla Costa d’Avorio e alle Comore, hanno già espresso il desiderio di aprire i loro consolati nel Sahara occidentale El Aaiun.

A sua volta, controllando in parte il Sahara occidentale, il Fronte popolare per la liberazione della Sagia el Hamra e il Rio de Oro, Fronte Polisario, attraverso la sua rappresentanza in Algeria, ha minacciato il Marocco di un’altra guerra. 

Da più di un anno l’organizzazione sta lentamente costruendo le sue infrastrutture militari. Tuttavia, il Polisario ha risorse limitate, compresa la mobilitazione: più della metà dei sahrawi vive nei campi profughi fuori dal Sahara occidentale, nella città algerina di Tindouf, in condizioni di vita molto difficili. 

Redazione