CINA. Turismo, arma geoeconomica nell’arsenale di Pechino 

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Il progetto della Nuova Via della Seta è sì un imponente programma infrastrutturale ma anche un valido attrezzo politico che Pechino sta usando, forte di anni di sorprendente crescita economica. La Cina ha poi dimostrato che utilizzerà la sua nuova leva economica nel perseguimento di obiettivi politici non legati agli scambi economici, utilizzando incentivi e disincentivi, come sta accadendo nel settore del turismo.

Due fattori rendono la regolamentazione dei flussi turistici una tentazione per i politici cinesi: le dimensioni della sua industria turistica internazionale e il controllo che la Cina può ancora esercitare sul turismo esterno. La Cina, riporta Asian Correspondent, è diventata rapidamente il più grande paese turistico internazionale del mondo. Negli ultimi due decenni, il numero di viaggiatori cinesi all’estero è aumentato di oltre 25 volte, passando da 5,3 milioni nel 1997 a 130 milioni nel 2017. Nell’ultimo anno, i turisti cinesi hanno contribuito per circa 250 miliardi di dollari alle economie estere, raddoppiando la cifra dei turisti statunitensi e triplicando quella dei tedeschi.

Il governo cinese ha un grado di influenza sui suoi turisti, però, che altri governi non hanno. Molti turisti cinesi sono nuovi al turismo internazionale e hanno limitate competenze linguistiche internazionali. C’è ancora un forte desiderio di comfort zone o turismo di gruppo: circa il 38% dei turisti cinesi viaggia in tour di gruppo. La Cina ha anche licenze e altre forme di leva formale e informale sui tour operator di gruppo.

La leva cinese più rudimentale per premiare altri governi con un aumento del numero di turisti cinesi è quella di concedere ai paesi l’etichetta di “Approved Destination Status”. Ciò permette il turismo di gruppo a quel paese e può aumentare il numero di turisti cinesi di una media del 50 per cento.

Inoltre Pechino può anche cercare di influenzare il comportamento straniero limitando tali tour. Le tre maggiori agenzie turistiche cinesi sono tutte di proprietà statale e solo l’8% delle 25.000 agenzie di viaggio autorizzate sono autorizzate ad offrire viaggi internazionali. 

Il gran numero di turisti cinesi verso l’estero e il forte potere normativo fanno sì che il turismo diventi uno strumento politico ideale. La Turchia è stata la prima vittima dell’uso delle sanzioni turistiche da parte della Cina nel 2000; la Cina ha limitato i turisti verso il paese, facendo pressione sulla Turchia affinché cedesse; recentemente, il governo cinese sta usando i turisti come leva contro il governo di Taiwan: nel 2016, la limitazione dei flussi turistici è stato un modo in cui Pechino ha mostrato il suo fastidio per la politica estera e di difesa di Tsai Ing-wen.

L’uso di questo strumento ha i suoi alti e bassi come è stato con il Giappone e con la Corea del Sud. C’è poi una tendenza all’aumento dei viaggi in solitaria, in particolare tra i millennials cinesi; tendenza che aumenterà man mano che le persone si abitueranno a viaggiare all’estero. Diventerà così sempre più difficile per la Cina esercitare pressioni e limitare i flussi turistici internazionali, rendendo spuntata quest’arma fino ad ora così efficace. 

Tommaso dal Passo