UNIFIL incontra il Consiglio permanente

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LIBANO – Beirut 04/12/2014. Quattro mesi dopo il suo insediamento al Comando di UNIFIL, il Generale Luciano Portolano, Head of Mission e Force Commander della Missione, ha presieduto, nei giorni scorsi, il suo primo incontro ufficiale con gli Ambasciatori delle cinque nazioni Membri Permanenti del Consiglio di Sicurezza dell’ONU e dei 38 Paesi contributori.

Tra i partecipanti anche il rappresentante del Segretario Generale dell’ONU presso il Governo libanese e Special Coordinator for Lebanon, Derek Plumbly, e l’Ambasciatrice dell’Unione Europea in Libano, Angelina Eichorst.
Nel corso della conferenza, il Generale Portolano ha illustrato la situazione nell’Area di Responsabilità sottolineando che «la stabilità del sud del Libano, in questo difficile momento per il Paese impegnato a difendere la sicurezza della propria gente e l’integrità territoriale, è frutto dell’ottimo lavoro di UNIFIL volto a monitorare la cessazione delle ostilità, a supportare le LAF – Lebanese Armed Forces nel controllo del territorio e delle acque antistanti il Libano, e ad assistere la popolazione». In tale contesto, il Generale Portolano ha evidenziato l’importanza dello Strategic Dialogue, meccanismo finalizzato a rendere le Forze Armate Libanesi in grado di assumere, gradualmente, il pieno e autonomo controllo dell’Area di Responsabilità.
Il Comandante di UNIFIL ha, poi, rimarcato il ruolo svolto dal Civil Affair e dalla Civil-Military Coordination Unit, interfaccia di UNIFIL con le autorità e la popolazione locale, cuore delle attività dei Caschi Blu: «Finora, grazie ai fondi UNIFIL e alle donazioni dei Paesi contributori, sono state realizzate più di 13.000 attività CIMIC, oltre ai Quick Impact Project per la fornitura di beni e servizi di prima necessità e infrastrutturali a favore delle comunità locali più bisognose».
Il Generale Portolano, infine, ha ringraziato le Nazioni contributrici per lo sforzo sostenuto nel fornire il proprio supporto in una zona del Medio Oriente quanto mai esplosiva ma in cui “grazie alla presenza di più di 11.000 peacekeepers provenienti da 38 Paesi e 1.000 dipendenti civili, si garantisce la sicurezza e la stabilità come mai non era accaduto da più di trent’anni “.