TURCHIA. Arrestati ex giudici e procuratori: prosegue la caccia ai gülenisti

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I procuratori turchi hanno emesso mandati di arresto per 44 ex giudici e procuratori per i loro presunti legami con il movimento Gülen, accusato dal governo turco di aver organizzato un tentativo di colpo di stato nel 2016. Il governo turco accusa il movimento Gülen di aver organizzato il fallito colpo di stato del 15 luglio 2016 e lo etichetta come “organizzazione terroristica”, anche se il movimento nega fortemente il coinvolgimento nel tentativo di colpo di stato o qualsiasi attività terroristica.

I mandati di arresto, riporta Turkish Minute, sono stati emessi dall’ufficio del procuratore capo di Ankara, e il 22 gennaio sono stati condotti raid simultanei in 23 province per arrestare i sospetti come parte dell’indagine. Un comunicato dell’ufficio del procuratore ha detto che i sospetti sono accusati di aver avuto accesso preventivo alle domande di un esame del 2011 per la promozione alla posizione di procuratore e giudice e di aver usato ByLock, un’applicazione per smartphone che è stata ritenuta dalle autorità turche un mezzo segreto di comunicazione tra i seguaci del movimento Gülen.

Dopo il tentativo di colpo di stato, il governo turco ha rimosso più di 130.000 dipendenti pubblici, tra cui circa 4.000 giudici e procuratori, dai loro posti di lavoro a causa di presunti legami con Gülen.

Dal tentativo di colpo di stato, i seguaci del movimento Gülen sono stati sottoposti a una massiccia repressione, con il governo turco e i media filogovernativi che hanno demonizzato i suoi membri.

Secondo una dichiarazione del ministro dell’Interno turco Süleyman Soylu fatta a novembre 2020, ben 292.000 persone sono state arrestate, mentre altre 96.000 sono state imprigionate a causa di presunti legami con il movimento Gülen dopo il fallito colpo di stato. Il Ministro ha detto che ci sono 25.655 persone nelle prigioni della Turchia che sono state incarcerate a causa di legami con il movimento Gülen.

Oltre alle migliaia di persone incarcerate, decine di altri seguaci del movimento Gülen hanno dovuto fuggire dalla Turchia per evitare la repressione del governo.

Antonio Albanese