TURCHIA. Ankara approva la roadmap per un futuro “Terror-Free Türkiye”: disarmo del PKK, intelligence e prospettive politiche

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Il Parlamento turco ha approvato mercoledì 18 febbraio un rapporto definito “storico” nel quadro dell’iniziativa “Terror-Free Türkiye”, un progetto politico di lungo respiro che mira a porre fine al conflitto interno con il Partito dei Lavoratori del Kurdistan (PKK) attraverso un processo di disarmo verificabile, riforme legali e reintegrazione sociale. 

Il PKK, riconosciuto come organizzazione terroristica da Turchia, Stati Uniti e Unione Europea, ha iniziato il processo di disarmo lo scorso luglio, su richiesta del leader del gruppo, Abdullah Ocalan, invitando Ankara a prendere provvedimenti per consentire ai suoi membri di partecipare alla politica. Il documento, redatto dalla Commissione per la Solidarietà, Fratellanza e Democrazia, è stato approvato con un ampio consenso parlamentare dopo settimane di intensi dibattiti.

Un piano politico, non un’amnistia

Il rapporto, di circa 60 pagine strutturato in 7 sezioni, è stato descritto dal presidente della Grande Assemblea Nazionale, Numan Kurtulmuş, come una “roadmap” e non una amnistia per i membri del PKK. Secondo l’impostazione del rapporto, il processo non comporterà un perdono generalizzato né l’impunità per i reati commessi, ma sarà vincolato a un disarmo verificabile e a un percorso giuridico definito. 

Il rapporto è stato approvato con 47 voti favorevoli, 2 contrari e 1 astensione, secondo quanto riportato dai media turchi. Hanno votato a favore l’AKP (Partito della Giustizia e dello Sviluppo), l’MHP (Partito del Movimento Nazionalista), il partito filo-curdo DEM – nonostante la sua opposizione alla presentazione della questione curda nel rapporto come un problema di terrorismo – e il Partito Popolare Repubblicano (CHP). Contrari i rappresentanti del TİP e dell’EMEP, mentre la deputata del CHP Türkan Elçi si è astenuta.

Oltre alla questione del disarmo, il documento include una serie di raccomandazioni legislative e democratiche. Tra le raccomandazioni più significative ci sono proposte di revisione delle leggi anti-terrorismo, l’ampliamento delle garanzie per la libertà di espressione e di manifestazione, l’aumento dell’efficacia delle istituzioni per i diritti umani e norme più stringenti su trasparenza e democrazia interna dei partiti politici. Nell’articolo pubblicato dal quotidiano Türkiye Today, il rapporto comprende anche una proposta sulla controversa dei fiduciari nominati dal governo che sostituiscono i sindaci eletti; la Commissione ha suggerito che, se un sindaco eletto viene rimosso dall’incarico, sia il consiglio comunale a eleggere il successore anziché nominare un amministratore governativo — una questione particolarmente sensibile, essendo numerosi sindaci di aree a maggioranza curda stati in passato sostituiti da commissari statali. Infine, nel rapporto si sollecita la magistratura a conformarsi alle sentenze della Corte europea dei diritti dell’uomo e della Corte costituzionale, ponendo particolare attenzione alle condizioni di liberazione condizionale e alla durata della pena in casi specifici.

Dichiarazioni di Erdoğan: sicurezza, stabilità regionale e politica interna

Il presidente Recep Tayyip Erdoğan ha ribadito la linea del governo, collegando il processo a una visione più ampia di sicurezza nazionale e stabilità regionale. “Ci stiamo muovendo verso il nostro obiettivo di una Turchia senza terrorismo, con cautela e determinazione”, ha dichiarato. Erdoğan ha sottolineato la portata politica del documento, definendolo un “passo storico” e come un forte messaggio di responsabilità politica dell’esecutivo turco. Il Presidente ha quindi annunciato l’avvio di una nuova fase: «Ora, nel nostro Parlamento inizieranno le valutazioni sull’aspetto legale del processo», chiarendo che dopo il via libera politico sarà il quadro normativo a entrare al centro del dibattito parlamentare.

In un’intervista sull’aereo di ritorno dall’Etiopia, il capo dello Stato ha toccato anche temi di politica estera, esprimendo la contrarietà di Ankara a un eventuale intervento militare contro l’Iran — “una nuova guerra non porterebbe benefici a nessuno” — e affermando che la Turchia sta seguendo da vicino i processi di integrazione delle Forze Democratiche Siriane (SDF) in Siria.

Intelligence turca: bilancio 2025 e sicurezza nazionale

Alla vigilia della votazione parlamentare, la National Intelligence Organization (MIT) ha pubblicato il proprio Rapporto annuale 2025, offrendo una lettura complessiva delle minacce alla sicurezza interna e internazionale e delineando i principali impegni dell’agenzia durante l’anno passato. 

Secondo il rapporto, il 2025 è stato caratterizzato da un contesto globale segnato da guerre, conflitti regionali e crescenti sfide di sicurezza ibrida. A livello interno, la MIT ha sottolineato il proprio ruolo nel contribuire agli sforzi nella lotta al terrorismo, evidenziando come l’iniziativa “Terror-Free Türkiye” si sia inserita nel quadro delle operazioni di sicurezza e consolidamento interno. Per quanto riguarda l’antiterrorismo, il capo dell’intelligence turca Ibrahin Kalın ha dichiarato che grazie al coordinamento con le forze di sicurezza interna il MIT è riuscito ad arrestare diversi membri del Fethullah Terrorist Organisation (FETO) in territorio turco e, al contempo, a bloccare i tentativi dell’organizzazione ad estendere le sue operazioni all’estero (Turkiye Today). 

Il capo del MIT ha sottolineato che nel 2025 la Turchia ha vissuto un periodo strategico di “equilibrio e consolidamento” sia nella politica estera che nella sicurezza interna (Turkiye Today). Il rapporto illustra infatti le attività internazionali dell’intelligence turca, che ha svolto diplomazia di intelligence in vari teatri di crisi — da Gaza alla guerra in Ucraina — e ha cooperato con partner stranieri per contrastare gruppi radicali, cellule di spionaggio e reti di cybercrime. 

Sempre nell’articolo pubblicato da Türkiye Today, il direttore dell’intelligence turca İbrahim Kalın ha dedicato ampio spazio al dossier siriano, delineando il ruolo centrale svolto dall’intelligence turca nel corso dell’intera crisi. Kalin ha sottolineato che il MIT è stato attivamente impegnato in Siria sin dall’inizio della guerra civile, accompagnando le varie fasi del conflitto fino all’attuale processo di stabilizzazione. Secondo quanto riportato, nel corso dell’ultimo anno l’agenzia ha adottato un approccio globale e multilivello alla Siria, soprattutto a partire dalla cosiddetta “Rivoluzione dell’8 dicembre”, evento che ha segnato una nuova fase nel quadro politico siriano. “Mentre lavoravamo per costruire un nuovo Stato, abbiamo adottato misure proattive per contrastare le minacce emergenti in Siria, prevenendo nuovi pericoli per la nostra sicurezza nazionale lungo il nostro confine”, ha dichiarato Kalın, evidenziando come la priorità di Ankara sia stata quella di evitare che l’instabilità siriana generasse rischi diretti per la Turchia. Le parole del capo dell’intelligence si inseriscono in una strategia più ampia che collega il processo interno verso una “Turchia senza terrorismo” con la gestione delle crisi regionali, in particolare lungo il confine meridionale. 

In questo quadro, il ruolo del MIT viene descritto non solo come operativo sul piano della sicurezza, ma anche come strumento di coordinamento politico e strategico nella fase di transizione siriana.

Il nodo Öcalan e la legge sul diritto alla speranza

Nel dibattito politico e giuridico sul futuro del processo di pace, un altro elemento di discussione riguarda il caso del fondatore del PKK, Abdullah Öcalan, incarcerato dal 1999. Secondo un recente rapporto pubblicato da Türkiye Today, anche un’eventuale introduzione nella legge turca del cosiddetto “diritto alla speranza” — un principio che trae ispirazione dalle sentenze della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo — non permetterebbe la liberazione di Öcalan prima di febbraio 2035. Fonti legali sottolineano che, anche con modifiche normative tese ad allineare il diritto interno agli standard europei, la scarcerazione di Öcalan non sarebbe immediata né possibile nel breve periodo.

Una fase politica chiave

Con l’approvazione del rapporto e la pubblicazione del documento strategico dell’intelligence, la Turchia si trova ora a un punto di svolta politico e istituzionale. L’esecutivo definisce il progetto “Terror-Free Türkiye” come un’opportunità per raggiungere una pace duratura e rafforzare lo Stato di diritto, mentre l’opposizione e gli osservatori esterni guardano con attenzione alla concretezza delle misure e alla loro implementazione effettiva in un contesto ancora segnato da profonde divisioni politiche e sociali.

Cristina Uccello

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