STATI UNITI. Ecco come Biden tratterà Russia, Cina e Iran

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Nella sua prima intervista con i media, il nuovo consigliere per la Sicurezza nazionale degli Stati Uniti, Jake Sullivan, ha fornito un’anteprima degli orientamenti di politica estera dell’amministrazione Joe Biden nei confronti di Russia, Iran e Cina. Ci si possono aspettare grandi cambiamenti nelle politiche sia verso la Cina che verso l’Iran, mentre un impegno selettivo della Russia è nelle carte in mano alla nuova amministrazione, riporta Asia Times.

Sullivan ha detto che è “molto probabile” che la Russia sia responsabile dei massicci attacchi cibernetici sul sistema governativo statunitense, sulle infrastrutture critiche e sulle entità del settore privato venuti alla luce di recente; ha avvertito che Biden imporrà “costi sostanziali” alla Russia.

Biden “sceglierà il suo tempo e il suo luogo” in attesa di una valutazione approfondita sull’intento dell’attacco, su quanto lontano e ampio si sia diffuso e precisamente su cosa ne potrebbe derivare. Prima facie, questo sembra andare oltre le “opportunità casuali di spionaggio”, e non si può escludere un’azione distruttiva a valle. Biden ha detto che dal primo giorno della sua Amministrazione la sicurezza informatica sarà «una delle massime priorità della sua amministrazione in materia di sicurezza nazionale». Pertanto, gli Stati Uniti e la Russia «possono agire nel loro interesse nazionale» per far avanzare un’agenda di controllo degli armamenti e di stabilità strategica in mezzo alle relazioni tese di oggi.

Per quanto riguarda la Cina, le osservazioni allargate di Sullivan hanno segnalato che l’approccio di Biden sarà radicalmente diverso da quello dell’amministrazione di Donald Trump. Ha criticato Trump per aver affrontato la Cina da solo, ma anche per aver “litigato” con i suoi alleati e partner, mentre Biden intende “consultarsi con i nostri alleati e partner” su come insieme possano fare leva sugli abusi commerciali più problematici della Cina, tra cui il dumping, i sussidi illegali per le imprese statali, il lavoro forzato e le pratiche ambientali che danneggiano i lavoratori e gli agricoltori e le imprese americane.

Sullivan l’ha descritta come una “strategia che riconosce che la Cina è un serio concorrente strategico degli Stati Uniti che agisce in modi che sono in contrasto con i nostri interessi in molti modi, compreso il commercio”. Allo stesso tempo, “è anche una strategia che riconosce che lavoreremo con la Cina quando sarà nel nostro interesse farlo”, come nel caso del cambiamento climatico. Anche ciò che Sullivan non ha detto merita un’attenzione particolare. Mai una volta ha parlato della strategia indopacifica di Trump o del Quad. Ha completamente evitato ogni commento critico sulla Cina o riferimenti a questioni controverse come Taiwan, Hong Kong, Xinjiang o Tibet.

Sull’Iran Sullivan non ha usato mezzi termini per sottolineare che la politica di “massima pressione” di Trump è stata un fallimento spettacolare, in quanto l’Iran è oggi più vicino a un’arma nucleare rispetto a prima e le sue politiche pongono “continue, continue preoccupazioni”. Sullivan ha riaffermato la posizione di Biden secondo cui se l’Iran torna a rispettare l’accordo nucleare del 2015 – cioè riduce le sue scorte e abbatte alcune delle sue centrifughe, allora anche gli Stati Uniti torneranno al Joint Comprehensive Plan of Action.

Luigi Medici