
Una nuova spy story sta terremotando la politica slovena a pochi mesi dallo scandalo Black Cube, la società di intelligence privata israeliana accusata di aver interferito nelle elezioni parlamentari dello scorso marzo a favore del Partito Democratico Sloveno (SDS), attualmente leader della coalizione di governo.
Il caso, questa volta, vede protagonista la Presidente della Repubblica Nataša Pirc Musar, e ha inizio con l’incidente stradale che lo scorso 31 luglio ha coinvolto l’auto della stessa Pirc Musar e due veicoli della scorta nella galleria di Kastelec, mentre la Presidente si stava recando presso la località di Komenda per un evento ufficiale. Pirc Musar, rimasta lievemente ferita, si trovava a bordo insieme ad un’amica, la cittadina russo-slovena Viktorija Krivolucka, in possesso della cittadinanza slovena dal 2016.
Un’inchiesta giornalistica del quotidiano sloveno Dnevnik e dell’agenzia di stampa austriaca APA ha rivelato che, quando era residente in Russia, Krivolucka risultava in stretti legami il controverso ex vicedirettore dell’allora Servizio di Sicurezza e Informazione sloveno (VIS) Roman Jeglič, figura di spicco della turbolenta fase di transizione della Slovenia a cavallo tra anni ’80 e ’90 che si concluse con l’indipendenza del Paese. Nel 1988, in qualità di alto funzionario di polizia, Jeglič firmò la denuncia penale che portò all’arresto dell’attuale Primo Ministro Janez Janša, all’epoca giornalista, accusato insieme ad altri tre imputati di “tradimento di segreti militari” per aver pubblicato articoli e documenti critici nei confronti dell’esercito federale jugoslavo; il processo portò alla nascita del Comitato per la tutela dei diritti di Janez Janša, in seguito denominato Comitato per la tutela dei diritti umani, considerata la prima iniziativa organizzata della società civile in Slovenia e motore di quel movimento di massa che si sarebbe poi battuto per l’indipendenza del Paese. Dopo il 1991 Jeglič divenne vicedirettore del VIS, la prima agenzia di intelligence della neonata Repubblica slovena e precursore dell’attuale Agenzia Slovena di Intelligence e Sicurezza (SOVA), prima di cadere in disgrazia per via di uno scandalo finanziario e fuggire in Russia a metà degli anni ’90, dove avrebbe anche ottenuto la cittadinanza russa.
Krivolucka ha confermato di aver avuto in passato una relazione con Jeglič, con il quale condivideva un appartamento nella città siberiana di Krasnoyarsk, aggiungendo tuttavia di non avere più contatti con l’uomo da oltre 15 anni e di non aver mai collaborato con servizi d’intelligence stranieri. Inoltre, l’Ufficio presidenziale ha fatto sapere che Pirc Musar non conosceva Krivolucka all’epoca della sua relazione con Jeglič, e che dunque non ha mai incontrato quest’ultimo, sottolineando come la SOVA non abbia inviato alcuna segnalazione o avviso di rischio per la sicurezza nazionale durante le verifiche effettuate nel 2016 in merito alla concessione della cittadinanza alla donna; l’agenzia ha infatti spiegato che in quelle verifiche non erano state riscontrate particolarità rilevanti sotto il profilo della sicurezza, aggiungendo di non essere stata successivamente informata di ulteriori circostanze tali da modificare quelle conclusioni. Ma questo non è bastato a placare le polemiche politiche. Il partito di governo SDS accusa oramai apertamente la Presidente di collaborazione con una rete di spionaggio russa, rilanciando le informazioni pubblicate da Dvevnik e APA secondo le quali tra il 2015 e il 2022 Pirc Musar si sarebbe recata più volte a Mosca e San Pietroburgo insieme a Krivolucka, anche poche settimane prima dell’inizio dell’invasione russa dell’Ucraina. Il deputato di SDS Žan Mahnič, membro della commissione parlamentare di controllo sui servizi di intelligence, ha presentato un’iniziativa parlamentare chiedendo alla SOVA, al Servizio di Intelligence e Sicurezza del Ministero della Difesa (OVS MORS) e ad altri servizi di interrompere immediatamente la fornitura di rapporti di intelligence e sicurezza alla Presidente e al suo Ufficio, che ha replicato ricordando che la legge slovena consente al Capo dello Stato di accedere alle informazioni classificate senza autorizzazioni preventive. Oltre a smentire seccamente ogni accusa, l’Ufficio presidenziale ha rimarcato come, seguendo la logica portata avanti dai detrattori, anche coloro che sono coinvolti nel caso Black Cube non dovrebbero ricevere informazioni riservate, alludendo ai rapporti tra l’SDS e i servizi segreti israeliani emersi da un’inchiesta giornalistica poco prima delle ultime elezioni parlamentari.
In difesa di Pirc Musar si è schierato il principale partito di opposizione, Svoboda, che ha commentato la vicenda sottolineando che coloro che vogliono impedire alla Presidente di ricevere informazioni riservate sono gli stessi che invierebbero a Mosca il Presidente dell’Assemblea Nazionale Zoran Stevanović. Il leader di Resni.ca, forza politica euroscettica e schierata su posizioni filo-russe, ha infatti recentemente affermato di intrattenere rapporti con il Presidente della Duma di Stato Vjačeslav Volodin e di essere pronto a recarsi in Russia non appena riceverà un invito ufficiale; una circostanza che imbarazza la maggioranza di governo dal momento che Resni.ca, pur non facendo parte della coalizione, offre un appoggio esterno all’esecutivo ed è stato decisivo ai fini della sua formazione. Il leader di Svoboda ed ex primo Ministro Robert Golob ha nel frattempo esortato Janez Janša a convocare una sessione del Consiglio di Sicurezza Nazionale, ritenendo inappropriato che i sospetti e le accuse riguardanti la sicurezza vengano affrontati esclusivamente attraverso polemiche politiche e mediatiche e giudicando inaccettabile che Pirc Musar venga attaccata senza che le accuse di spionaggio siano supportate da conclusioni dei servizi competenti.
Al di là di come si concluderà la vicenda, il caso Pirc Musar-Krivolucka si inserisce nel quadro di uno scontro politico interno sempre più aspro che da tempo coinvolge servizi di intelligence e presunte ingerenze straniere, e che trasforma i sospetti di infiltrazioni esterne in armi di delegittimazione reciproca tra maggioranza e opposizione.
Lorenzo Vannucci
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