
Con il cambio al vertice in Slovenia si è assistito ad una repentino mutamento nei confronti di Israele. Il 04 giugno il Ministro degli Esteri israeliano Gideon Sa’ar ha annunciato, sul suo profilo X, che Israele aprirà la sua prima ambasciata a Lubiana, aggiungendo che l’elezione di Janez Janša a Primo Ministro “apre un nuovo capitolo nelle relazioni tra Israele e Slovenia”, definendolo un amico di Israele. Inoltre, ha criticato il precedente governo guidato da Robert Golob, che ha ceduto le sue funzioni a Janša proprio lo stesso giorno, scrivendo anche che, dopo anni di ostilità da parte del potere sloveno, ora si presenta l’opportunità di ristabilire, rafforzare e approfondire una vera partnership. “L’ambasciata israeliana è più di una semplice missione diplomatica. È espressione di amicizia, dialogo e di una fede condivisa nella libertà, nella democrazia e nella sicurezza”, ha dichiarato il ministro israeliano, aggiungendo che si volta pagina e quando gli amici di Israele tornano al potere, anche Israele ritorna. Immediatamente dopo l’elezione di Janša a nuovo premier il 22 maggio Sa’ar si è congratulato con lui, e il giorno successivo anche il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu si è congratulato con lui telefonicamente, definendolo un amico.
Dopo l’insediamento, il quarto esecutivo Janez Janša ha effettuato circa 70 nomine e cambi di personale nella sua prima sessione, circa 10 in più rispetto a quelle eseguite dal governo Golob. Fra le più significative oltre alle previste nomine di sottosegretari, i cambi al vertice dell’Ufficio per la Sicurezza Informatica e della Polizia, la sostituzione del direttore dell’Ufficio per le Nazionalità. È stato rimosso il direttore dell’Agenzia slovena di intelligence e sicurezza (Sova), Joško Kadivnik, caduto in disgrazia presso l’SDS dopo aver rivelato dettagli sullo scandalo “Black Cube”, al suo posto, l’avvocato Janez Stušek, che aveva già diretto la Sova durante il terzo governo Janša.
Destituito poi, tra gli altri, il direttore generale della polizia Damjan Petrič, nominando ad interim Danijel Lorbek, e il capo del servizio di intelligence e sicurezza del Ministero della Difesa Andrej Fefer, nominando Gregor Majcen come direttore generale ad interim. È insolito, tuttavia, che il direttore dell’Ufficio per la Sicurezza Informatica (Ursiv) venga sostituito alla prima sessione di governo, ma questa volta è successo. Niko Gamulin – che, prima delle ultime elezioni parlamentari, aveva valutato l’autenticità delle registrazioni pubblicate sul profilo Facebook anonimo Maske padajo e delle registrazioni della società israeliana Black Cube pubblicate sul sito web Anti Corruption 2026 – è subentrato a Uroš Svetet.
A seguito della conferma della squadra ministeriale da parte dell’Assemblea Nazionale, la bandiera palestinese, esposta simbolicamente alla fine di maggio 2024, quando Golob riconobbe la Palestina come stato indipendente, è stata rimossa dalla facciata del palazzo del governo a Lubiana. Ora sventolano solo le bandiere slovena, europea e ucraina. Questa è stata una delle prime azioni del mandato di Janša. Golob ha prontamente reagito alla decisione: “la bandiera di una nazione che è sopravvissuta e sta attraversando immense sofferenze non deve sventolare nemmeno per un solo minuto”, ha dichiarato, annunciando che “il primo atto, il primo momento del nuovo governo, vale più di mille parole. Eccoci qui. È iniziato. La Slovenia è destinata alla pagina vergognosa della storia”; mentre il commento di Janša in un comunicato alla TV Slovenia da Tivat in Montenegro, dove il 5 giugno ha partecipato al vertice UE-Balcani Occidentali, la sua prima missione ufficiale all’estero, è stato piuttosto eloquente: “Qualcuno si era già reso conto che un periodo di antisemitismo, ufficialmente incoraggiato e probabilmente ulteriormente alimentato con denaro iraniano riciclato durante il periodo del governo di sinistra, era giunto al termine”. Il premier si è espresso sostenendo che è giunto il momento per una politica estera slovena responsabile, basata sui fatti, sugli interessi nazionali sloveni e sul diritto internazionale.
Di contro, una bandiera palestinese è stata issata sulla facciata del palazzo presidenziale e vi rimarrà per una settimana, dopodiché verrà spostata all’interno. Secondo la Presidente Pirc Musar, la bandiera servirà da monito a tutti coloro che visiteranno il suo ufficio, rappresentando un simbolo delle violazioni del diritto internazionale umanitario e un invito a rispettare il principio fondamentale della civiltà: la dignità umana. “Il genocidio contro i palestinesi non si è fermato e la popolazione di Gaza e della Cisgiordania non vive in pace e dignità”, ha sottolineato la presidente.
Il Ministro degli Esteri israeliano Gideon Sa’ar ha avuto un colloquio con il suo nuovo omologo sloveno Tone Kajzer, succeduto a Tanja Fajon,definendola un ottima telefonata. Si è congratulato con lui per aver assunto la carica di Ministro degli Esteri e ha riferito che quest’ultimo si è impegnato a fornire tutto il supporto necessario per garantirne la rapida apertura dell’Ambasciata. Hanno discusso della comune intenzione di rafforzare le relazioni tra i nostri Paesi, parlando anche di un episodio accaduto in quei giorni, alla fine del mandato del precedente governo, quando a un volo di una compagnia aerea israeliana non è stato permesso di atterrare in Slovenia. Kajzer ha chiarito che una situazione simile non si ripeterà, ed ha sostenuto di aver avuto una conversazione costruttiva oltre ad aver concordato di rafforzare e approfondire il dialogo bilaterale aperto e la cooperazione scientifico-tecnologica-economica, apportando un valore concreto alle relazioni di amicizia. Questo è stato uno dei primi impegni di Kaizer insieme al colloquio telefonico con l’omologo italiano, avviando i primi contatti diplomatici del suo mandato.
Il rapido cambiamento di politica estera, o meglio, la politica nei confronti di Israele, è stato commentato su Odmevi dall’ex alto ufficiale e diplomatico Mirko Cigler e dall’esperto di politica internazionale Faris Kočan. Quest’ultimo ha sottolineato che Israele ha bisogno di alleati, aggiungendo che fino ad ora gli alleati di Israele erano la Repubblica Ceca e la Slovacchia, ma ora anche la Slovenia si è unita a loro. Cigler ha avvertito che la rimozione della bandiera palestinese dalla facciata del palazzo del governo e la sua esposizione nell’ufficio del Presidente sono azioni simboliche che indicano una relazione tesa tra gli uffici del Presidente e del Primo Ministro.
Infine, il nuovo Ministro delle Infrastrutture e dell’Energia Jernej Vrtovec, ha annunciato di aver rilasciato un permesso alla compagnia aerea israeliana Israir per operare voli tra Tel Aviv e Lubiana. Lo ha fatto immediatamente dopo aver assunto l’incarico. L’annuncio è stato dato dopo che l’aereo della compagnia israeliana, che avrebbe dovuto atterrare a Brnik, era stato dirottato a Zagabria. L’amministratore delegato della Israir, Uri Sirkis, ha affermato che si tratta di una decisione politicamente motivata da parte delle autorità slovene, che costituisce una violazione degli accordi sul traffico aereo e della legislazione europea. A causa delle azioni di Israele a Gaza e nei territori palestinesi, il collegamento aereo tra Lubiana e Tel Aviv aveva già suscitato preoccupazioni e critiche lo scorso anno. All’epoca, più di 20 organizzazioni non governative, insieme al partito di sinistra Die Linke, avevano chiesto la revoca dell’autorizzazione alla Israir.
I voli verso Israele, che saranno operativi tre volte a settimana fino a ottobre, hanno recentemente suscitato alcune polemiche, poiché il Ministero delle Infrastrutture non si era ancora pronunciato sul rilascio del permesso necessario dallo scorso anno, spiegando la scorsa settimana di dover ancora verificare la conformità del potenziale rilascio di un nuovo permesso con tutte le normative vigenti e le decisioni governative, mentre Israir avrebbe dovuto iniziare a volare verso Lubiana alla fine di maggio. Il Ministero, sotto l’ex esecutivo, aveva citato la decisione del governo del luglio dello scorso anno che vietava l’esportazione e il transito di armi e attrezzature militari da o attraverso la Slovenia verso Israele e le importazioni da Israele verso la Slovenia, e la decisione dei primi di settembre, con cui il governo abrogava la decisione del 2003 che consentiva agli agenti delle forze di sicurezza israeliane di portare armi all’aeroporto Jože Pučnik di Lubiana.
Paolo Romano
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