Offensiva sudamericana di Assad

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SIRIA – Damasco 27/09/2013. Bashar al-Assad durante una intervista rilasciata il 26 settembre a Telesur, tv di Caracas, che trasmette in tutta l’America del sud, si è detto ancora preoccupato di un eventuale attacco americano.

«La possibilità di una offensiva militare è sempre presente, con il pretesto delle armi chimiche. Se diamo uno sguardo alla partecipazione alle guerre degli Usa, dagli anni Cinquanta ad oggi, è evidente che ha seguito una politica che va da un aggressione all’altra». Il riferimento è evidente agli interventi effettuati in Corea, Vietnam, Libano, Somalia, Afghanistan e Iraq.

Assad ha parlato degli Stati Uniti come una grande potenza con la quale sarebbe possibile instaurare relazioni costruttive a condizione del reciproco rispetto, che purtroppo risulta in vari contesti spesso assente. Il presidente ha evidenziato le varie similitudini esistenti in politica internazionale tra il suo paese e  il Venezuela e Cuba. «L’attuale presidente venezuelano Nicolas Maduro, possiede la stessa tenacia, l’energia della nostra regione», ha detto Al-Assad «Chavez, Maduro e Castro hanno fatto ripetuti attacchi verbali agli Stati Uniti e  posizioni anti-americane sono state espresse anche dal Nicaragua e della Bolivia». Bashar al-Assad ha ribadito che un attacco degli Stati Uniti avrebbe un impatto devastante in tutto il Medio Oriente: «Il mondo è un piccolo paese, quello che accade in Siria interesserà non solo i paesi circostanti ma anche gli angoli più lontani del pianeta».

Intanto gli ispettori delle Nazioni Unite hanno fatto ritorno in Siria per proseguire le ricerche riguardanti i presunti gas utilizzati nell’attuale guerra interna per poter giungere alla determinazione di Russia e Stati Uniti sulla totale eliminazione delle armi chimiche dal paese. Il presidente Obama il 24 settembre aveva chiesto, durante il dibattito al Consiglio di sicurezza dell’Onu, comunque un’azione dura da contro la Siria, anche se Damasco continua a rigettare le accuse riguardo all’utilizzo dei gas lo scorso 21 agosto, spiegando ancora una volta che tali azioni siano state svolte da gruppi di takfiri proprio con l’intento di attirare l’intervento militare straniero.

I danni che si conteranno sul territorio siriano vanno oltre ogni possibile previsione, questa guerra “incivile” sta distruggendo la popolazione, lo stato e non ultimo l’enorme patrimonio culturale. È di qualche giorno fa un video, che sta girando sul web, in cui viene ripresa la distruzione di una tomba storica della città di Aleppo. Secondo i media si tratta di un militante del gruppo terrorista Stato Islamico dell’Iraq e del Levante ramo attivo di al-Qaeda in Siria. Purtroppo i danni all’enorme tesoro, patrimonio mondiale,  di questa zona, culla della civiltà, sono già molto ingenti. Interi siti archeologici al nord del paese, Bosra, Krak des Chevaliers, Palmyra, la città vecchia di Damasco e le costruzioni medioevali dell’antica città di Aleppo sono state rase al suolo da bombardamenti e distrutte dai saccheggi dalle milizie. A giugno l’Unesco aveva inserito nel patrimonio dell’umanità sei siti siriani, tra cui la città di Aleppo che dall’inizio del conflitto è la città che ha subito più danni; ad aprile era stato distrutto il minareto dell’antica moschea degli Omayyadi, originariamente costruito nell’VIII secolo, distrutto, e poi ricostruito nel XIII secolo. Vari musei sparsi per il territorio siriano, dove erano conservati un numero enorme di manufatti, sono stati saccheggiati dai militanti, ad eccezione di quelli nella capitale. 

Irina Bokova, direttore generale dell’Unesco, ha più volte invitato le parti interessate a rispettare la Convenzione dell’Aja del 1954 sulla protezione dei beni culturali in caso di conflitto armato, ma pare che tale richiesta si sia persa nella trame insidiose di una guerra che sembra non voglia avere fine.