SIRIA. Pentagono: «Spareremo a chiunque del governo siriano se rivuole indietro i campi petroliferi»

148

I proventi del petrolio siriano controllato dagli Usa andranno ai curdi di Sdf, ha confermato il Pentagono e non andranno al governo degli Stati Uniti. I dettagli della conferenza stampa del Pentagono risultano però meno freddi e più imbarazzanti.

Nel dettaglio la conferenza stampa è stata riportata dal blog Usa Common Dreams. Stando a quanto riportato, i funzionari del Pentagono hanno affermato l’autorità militare statunitense sui giacimenti petroliferi siriani perché le forze statunitensi agiscono con l’obiettivo di «proteggere gli americani da attività terroristiche» e avrebbero il diritto di sparare a qualsiasi rappresentante del governo siriano che tentasse di riprendere il controllo sulle risorse nazionali del paese.

Queste parole sono state pronunciate dal portavoce del Pentagono Jonathan Hoffman e dall’ammiraglio della Marina Militare William D. Byrne Jr. durante la conferenza stampa in cui è stato chiesto loro più volte su quale base giuridica gli Stati Uniti avessero preso il controllo dei giacimenti petroliferi siriani.

Questo briefing è arrivato meno di due settimane dopo che il segretario alla Difesa Usa Mark Esper aveva detto: «Questa è la nostra missione, assicurare i campi petroliferi» nell’area Deir ez-Zor della Siria orientale, e i commenti del presidente Donald Trum: «Stiamo per proteggere il petrolio, e decideremo cosa ne faremo in futuro», e «Il petrolio….. può aiutarci, perché dovremmo essere in grado di prenderne un po». Simili giudizi hanno sottoposto Trump all’accusa di violazione del diritto internazionale per voler saccheggiare le risorse di un altro paese e aver detto apertamente che gli Stati Uniti stavano facendo la guerra per il petrolio.

Hoffman ha cercato di dare un messaggio diverso. «Le entrate non vanno agli Stati Uniti, ma alla Sdf»; Byrne ha sostenuto che gli Stati Uniti hanno iniziato il controllo del giacimento petrolifero insieme a Sdf e che l’obiettivo era quello di impedire a Isis di impadronirsene ottenere.

Ma, come ha sottolineato un giornalista, Isis «non mezzi corazzati né aerei. Hanno la capacità di prendere effettivamente i giacimenti petroliferi”? E non si tratta davvero di impedire che Russia e Siria prendano quei giacimenti petroliferi?».

Hoffman ha risposto che l’obiettivo era «prevenire una rinascita» di Isis che sarebbe stata resa più facile se il gruppo terroristico avesse avuto accesso a entrate petrolifere.

Quando ai due è stato chiesto se «le truppe statunitensi hanno l’autorizzazione a sparare se un rappresentante del governo siriano viene nei campi petroliferi e dice: “Sono qui per prendere la proprietà di questi campi petroliferi”» le cosmesi sono fatte un po’ più imbarazzanti. Byrne ha detto: «I nostri comandanti mantengono sempre il diritto e l’obbligo di autodifesa di fronte a un atto ostile o a un intento ostile». Ma altri giornalisti hanno ricordato che «il governo della Siria è ancora basato sul diritto internazionale»ed è «il governo riconosciuto come legittimo»; a questo punto Hoffman ha detto: «Tutti nella regione sanno dove sono le forze americane. Siamo molto chiari con chiunque nella regione che stia lavorando per eliminare il conflitto dove si trovano le nostre forze. Se qualcuno (…) mostra intenzioni ostili alle nostre forze, e se lo fa, i nostri comandanti mantengono il diritto all’autodifesa»; cioè se il governo siriano legittimo vuole riavere il controllo sull’area petrolifera, dovrà prenderselo a colpi di cannone perché gli Usa useranno la forza per restarci.

Hoffman ha poi detto che la missione sui campi petroliferi non può essere separata dalla lotta per sconfiggere Daesh. Le operazioni in «Siria sono fatte sotto le autorità del comandante in capo per quanto riguarda la protezione degli americani dalle attività terroristiche».

Pressato ancora una volta da un giornalista sulla «base legale per….. l’esercito degli Stati Uniti per prendere e controllare le risorse naturali all’interno dei confini di un altro paese», Hoffman ha risposto: «La base legale per questo è sotto l’autorità del comandante in capo di condurre sforzi antiterrorismo contro Isis» Alla domanda se «il presidente Trump ha l’autorità legale per rilevare questi campi petroliferi o gli Stati Uniti stanno rubando il petrolio?» Hoffman ha ripetuto la sua posizione che le operazioni facevano parte dello sforzo per sconfiggere i terroristi e fermare Isis.

In pratica il Pentagono ribadisce che loro sono lì per restare finché lo riterranno necessario, che la missione non è cambiata (ma Isis non era stato dichiarato sconfitto?) e che poco importa quello che il governo, riconosciuto dal diritto internazionale, vuole.

Antonio Albanese