SIRIA. Cresce il rischio di un intervento di Damasco contro Hezbollah in Libano

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La Siria potrebbe non rimanere a lungo ai margini dell’attuale guerra regionale che oppone Israele e Stati Uniti all’Iran e al cosiddetto Asse della Resistenza. Una serie di segnali politici, diplomatici e militari provenienti da Damasco nelle ultime settimane suggerisce infatti un crescente coinvolgimento del Paese nella crisi che sta scuotendo il Levante, con particolare attenzione al fronte libanese. Secondo quanto riferito dall’agenzia di stampa ufficiale SANA, il presidente siriano Ahmed al Sharaa ha sottolineato che la Siria, “situata all’incrocio di tre fronti instabili”, sta già subendo le conseguenze dirette del conflitto regionale in corso.

Durante un incontro virtuale del 9 marzo con diversi leader del Medio Oriente, organizzato su iniziativa del presidente del Consiglio europeo Antonio Costa e della presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, al Sharaa ha definito l’attuale escalation una “minaccia esistenziale” per l’intera regione. Nel suo intervento il leader siriano ha evidenziato come sviluppi quali la prolungata chiusura dello Stretto di Hormuz o gli attacchi alle infrastrutture energetiche nel Golfo Persico possano destabilizzare l’economia globale. In questo contesto, ha ribadito che la stabilità della Siria rappresenta “la pietra angolare della stabilità del Levante e dell’Oriente arabo”

Un passaggio particolarmente significativo riguarda la posizione di Damasco nei confronti dell’Iran e dei suoi alleati regionali. Al Sharaa ha infatti condannato apertamente “i tentativi di Teheran di destabilizzare le capitali arabe e interferire con la sicurezza nazionale dei paesi della regione”. Parallelamente, il Presidente siriano ha espresso pieno sostegno agli sforzi del Libano per ristabilire il controllo statale sul proprio territorio, compreso il processo di disarmo di Hezbollah guidato dal presidente libanese Joseph Aoun. 

Sul piano operativo, la Siria ha già iniziato a muoversi. Come riportato in un precedente articolo di AGC News, il 4 marzo l’esercito siriano ha annunciato il rafforzamento delle unità di frontiera con Libano e Iraq, ufficialmente con l’obiettivo di “proteggere e controllare i confini in un contesto di escalation della guerra regionale”. Truppe di frontiera e battaglioni di ricognizione sono stati dispiegati per monitorare le attività transfrontaliere e prevenire il contrabbando. Secondo fonti militari e di sicurezza siriane e libanesi citate da Reuters, il dispiegamento di nuove forze lungo il confine con il Libano sarebbe iniziato già a febbraio, ma avrebbe subito una significativa accelerazione negli ultimi giorni. Di recente, l’Osservatorio siriano per i diritti umani ha segnalato ulteriori rinforzi lungo il confine orientale con l’Iraq, sotto la supervisione del generale di brigata Awad al-Jassem, in un quadro di crescente tensione regionale. 

A livello diplomatico, Damasco ha intensificato i contatti con Beirut. Il 10 marzo il presidente al Sharaa ha avuto una conversazione telefonica con il presidente libanese Joseph Aoun, durante la quale i due leader hanno discusso della situazione regionale e della necessità di rafforzare il coordinamento sulla sicurezza delle frontiere. Lo stesso giorno si è svolta anche una conversazione trilaterale tra Aoun, al Sharaa e il presidente francese Emmanuel Macron. Durante il colloquio, i tre leader hanno analizzato l’evoluzione della situazione in Libano e nella regione, concordando di mantenere contatti costanti per monitorare gli sviluppi della crisi. Macron ha sottolineato che la Francia sostiene il nuovo clima di cooperazione tra Siria e Libano, definendo il coordinamento tra le autorità dei due Paesi “fondamentale per la stabilità regionale”.

Le autorità siriane hanno inoltre imposto severe restrizioni all’ingresso dei cittadini libanesi nel paese. Secondo funzionari siriani citati dal quotidiano The National, circa 5.000 libanesi hanno attraversato il confine dall’inizio della guerra tra Israele e Hezbollah il 28 febbraio, ma la maggior parte possedeva legami familiari o uno status di residenza speciale. Damasco teme infatti che combattenti di Hezbollah possano infiltrarsi nel territorio siriano per sfuggire agli attacchi israeliani o per stabilire nuove basi operative, mentre permane anche il timore che un afflusso massiccio di rifugiati libanesi possa riaccendere tensioni interne tra le diverse comunità siriane.

Nel frattempo, nel dibattito politico e mediatico regionale si moltiplicano le ipotesi di un possibile intervento siriano contro Hezbollah in territorio libanese. Secondo alcune analisi circolate negli ambienti regionali, i preparativi militari siriani sarebbero in corso da mesi e sarebbero alimentati anche dal risentimento dei militanti sunniti che facevano parte di Hayat Tahrir al-Sham e della più ampia coalizione di ribelli che hanno contribuito alla caduta del regime di Bashar al-Assad. A questo si aggiunge la storica ostilità di questi gruppi verso Hezbollah, alleato diretto del regime baathista durante la guerra civile. In questo scenario, il nord del Libano potrebbe diventare uno dei principali teatri di confronto, mentre movimenti di artiglieria e truppe di Hezbollah lungo il confine suggeriscono che il gruppo stia preparando possibili contromisure difensive. L’ipotesi di un’azione siriana contro Hezbollah ha già provocato dure reazioni da parte dei gruppi filo-iraniani nella regione. Il Coordinamento della Resistenza Irachena ha diffuso una dichiarazione in cui avverte che qualsiasi operazione ostile contro il Libano, condotta in coordinamento con Stati Uniti o Israele, sarebbe considerata “una dichiarazione di guerra contro l’intero Asse della Resistenza”. Il messaggio contiene anche minacce dirette alla leadership siriana, affermando che un eventuale attacco al Libano potrebbe trasformare il territorio siriano “in un campo di battaglia aperto”. 

In parallelo, le autorità libanesi sarebbero state informate che il dispiegamento di truppe siriane ai confini con il Libano ha natura esclusivamente difensiva. Durante i colloqui con il presidente libanese Joseph Aoun, al Sharaa ha inoltre ribadito che la Siria non intende entrare in territorio libanese né interferire negli affari interni del paese. Il Presidente siriano ha confermato l’impegno di Damasco a favore della stabilità del Libano e ha sostenuto il trasferimento del monopolio delle armi alle istituzioni statali libanesi, avvertendo tuttavia che il continuo afflusso di armi e la guerra incessante di Hezbollah potrebbero portare alla completa distruzione del paese. Damasco ha inoltre esortato le autorità libanesi a rafforzare i controlli alle frontiere per impedire qualsiasi movimento armato dal territorio libanese verso la Siria, inviando un messaggio simile anche alle autorità irachene.

Nel frattempo, Damasco ha intensificato anche i contatti con i paesi arabi, in particolare con gli stati del Golfo Persico. Secondo quanto riportato dal quotidiano Al-Modon, il presidente al Sharaa ha avuto colloqui con diversi leader arabi proponendo un’ampia cooperazione regionale nel contesto della guerra tra Iran e Israele. Il leader siriano ha dichiarato la disponibilità di Damasco ad aprire il territorio e i porti siriani come rotte commerciali strategiche alternative ai corridoi marittimi attualmente esposti ai rischi del conflitto. Al Sharaa avrebbe inoltre proposto la creazione di una task force militare congiunta tra la Siria e gli stati del Golfo per rispondere agli sviluppi della guerra Iran-Israele e fronteggiare eventuali attacchi contro le infrastrutture e gli interessi dei paesi della regione. Secondo quanto riferito dai media siriani, al Sharaa avrebbe anche avvertito i leader arabi che l’Iran potrebbe tentare di destabilizzare l’area del Golfo Persico e di estendere il conflitto verso il Levante. In questo quadro, al Sharaa ha auspicato un rafforzamento delle alleanze tra gli stati del Golfo e quelli del Levante per affrontare le possibili conseguenze di una guerra su larga scala tra Iran e Israele. 

La Siria appare dunque sempre più intrappolata nella dinamica del conflitto regionale. I raid aerei israeliani diretti verso l’Iran e i missili iraniani lanciati contro Israele attraversano regolarmente lo spazio aereo siriano, mentre Teheran ha attivato milizie alleate in Iraq e Libano, paesi che circondano il territorio siriano. In questo contesto, la crescente pressione militare israeliana su Hezbollah in Libano e le tensioni tra Damasco e l’Asse della Resistenza potrebbero trasformare la Siria da osservatore a protagonista della crisi. Se questa tendenza dovesse consolidarsi, il conflitto regionale rischierebbe di aprire un nuovo fronte nel Levante, con conseguenze potenzialmente destabilizzanti per l’intero Medio Oriente. Vi è anche una dimensione economica da considerare, poiché una guerra prolungata potrebbe innescare una crisi energetica nella regione, con ripercussioni sulla maggior parte dei paesi, Siria compresa. Tuttavia, l’impatto potrebbe non essere del tutto negativo a livello interno: un potenziale indebolimento del regime iraniano o un suo eventuale crollo potrebbero infatti contribuire a porre fine alle attività dei resti del regime di Assad o quantomeno ridurne significativamente la capacità di operare in futuro.

Cristina Uccello

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