POLONIA. Approvata la legge sui respingimenti dei migranti

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Il parlamento polacco ha approvato il 14 ottobre una legge che, secondo i sostenitori dei diritti umani, mira a legalizzare i respingimenti dei migranti attraverso i suoi confini, in violazione degli impegni del paese secondo il diritto internazionale. La legislazione deve ora essere firmata dal presidente Andrzej Duda per entrare in vigore.

Gli emendamenti includono una procedura in base alla quale una persona sorpresa ad attraversare illegalmente il confine può ricevere l’ordine di lasciare il territorio polacco sulla base di una decisione del capo della guardia di frontiera locale. L’ordine può essere appellato al comandante della Guardia di frontiera, ma questo non ne sospende l’esecuzione.

Inoltre, il progetto di legge permette al capo dell’Ufficio degli Stranieri di ignorare una domanda di protezione internazionale di uno straniero catturato immediatamente dopo aver attraversato illegalmente il confine, riporta Reuters.

In precedenza la Corte costituzionale polacca ha emesso una sentenza senza precedenti che potrebbe minare il Diritto Europeo come sinora conosciuto.

La Corte costituzionale polacca, infatti, ha stabilito che ogni sentenza o atto normativo dell’Unione Europea deve essere conforme alla legge polacca, per essere applicato in Polonia. La sentenza, arrivata in seguito a un quesito posto dal primo ministro polacco Mateusz Morawiecki, del partito Diritto e Giustizia – PiS, significa di fatto che la Polonia non riconosce più la supremazia delle leggi europee su quelle polacche, cioè uno dei princìpi fondativi dell’Unione Europea.

Come riporta Reuters, la Corte aveva già preso una decisione simile a luglio, ma allora riguardava una specifica sentenza della Corte di Giustizia dell’Unione Europea, il principale organo giudiziario dell’Unione. La sentenza di giovedì riguarda in maniera più ampia il Trattato sull’Unione Europea e tutte le parti che sarebbero incompatibili con la legge polacca. «Nel sistema giuridico polacco il Trattato sull’Unione Europea è subordinato alla Costituzione, e come ogni norma del sistema polacco deve essere conforme», si legge in un passaggio nelle motivazioni della sentenza.

I tentativi da parte dell’Unione Europea per risolvere diplomaticamente la contesa giudiziaria con la Polonia sono ormai innumerevoli e comprendono anche una procedura di infrazione, aperta nel 2017 e mai portata a termine. Più di recente la Commissione Europea, l’organo esecutivo dell’Unione, è passata alle maniere forti e ha bloccato i fondi del cosiddetto Recovery Fund alla Polonia finché non accoglierà le indicazioni dell’Unione Europea sull’indipendenza della magistratura e dei tribunali polacchi. Tuttavia, se si escludono delle marginali concessioni, finora l’Unione Europea non è riuscita a ottenere quasi nulla dal governo polacco perché, semplicemente, non dispone di strumenti coercitivi efficaci per costringere uno stato membro a rispettare le proprie decisioni.

Dopo la sentenza della Corte costituzionale polacca, il governo ha difeso la decisione dei giudici.

L’impressione di alcuni analisti è che il governo e la Corte abbiano voluto lanciare un guanto di sfida All’Unione Europea e minacciare di non rispettare più le leggi e le sentenze europee in modo da trovare un compromesso che sblocchi l’erogazione dei fondi europei.

Nonostante lo scontro, infatti, non sembrano esserci i presupposti perche il Governo polacco possa uscire dall’Unione tramite la procedura prevista dall’art. 50 dei trattati.

Salvatore Nicoletta