
Nonostante l’amministrazione Trump abbia minacciato di abbandonare la NATO e di ritirare le truppe statunitense dal territorio europeo, secondo un’inchiesta dell’Associated Press, pubblicata il 31 agosto, i Berretti Verdi statunitensi hanno addestrato le forze speciali polacche in un’esercitazione incentrata sui droni presso il Joint Multinational Readiness Center di Hohenfels, in Germania. L’esercitazione, iniziata venerdì e che simula un movimento dietro le linee nemiche sfruttando le lezioni apprese dalla guerra in Ucraina, prevede che le truppe polacche eludano un’unità aviotrasportata statunitense e poi colpiscano un bersaglio simulato a Grafenwoehr, a 96 chilometri a nord, mentre entrambe le parti impiegano oltre cento droni. Un sottufficiale di alto grado, rimasto anonimo, ha affermato che l’esercitazione si svolge su un’area di addestramento bavarese di 2785 chilometri quadrati e potrebbe essere ripetuta più volte all’anno, con un interesse previsto da parte di circa 32 nazioni appartenenti all’Alleanza Atlantica.
L’Associated Press ha ottenuto un raro accesso sia al campo di addestramento che alle truppe impegnate nell’esercitazione, che si è svolta solo due volte in precedenza, entrambe quest’anno, da due diverse squadre di Berretti Verdi.
L’esercitazione congiunta sull’uso dei droni, iniziata prima che Berlino attribuisse formalmente alla Russia l’incidente del drone avvenuto il 4 e 5 agosto all’aeroporto di Lipsia/Halle, si è svolta in un contesto di crescente tensione tra Mosca e i Paesi della NATO. L’attribuzione tedesca, intervenuta successivamente, conferisce tuttavia all’esercitazione un ulteriore rilievo nel quadro delle crescenti preoccupazioni europee per le capacità russe di condurre operazioni ibride.
Berlino considera l’episodio di Lipsia/Halle un’azione ibrida pianificata e condotta per conto dei servizi segreti militari russi (GRU). Mosca ha negato qualsiasi coinvolgimento e ha definito l’episodio una provocazione.
L’esercitazione in Baviera si inserisce in un quadro più ampio: la Germania sta diventando un nodo importante dell’ecosistema europeo dei droni e della cooperazione tecnologico-militare tra Europa e Stati Uniti. In un recente articolo della nostra testata, la società tedesca Quantum Systems, specializzata nella produzione di droni per la ricognizione, l’attacco e l’intercettazione, ha rafforzato la propria presenza negli Stati Uniti grazie al sostegno di In-Q-Tel (IQT), società di venture capital legata alla CIA. IQT sta aumentando i propri investimenti nelle aziende tedesche attive nelle tecnologie a duplice uso, considerate strategicamente rilevanti per la sicurezza degli Stati Uniti e dei loro alleati. Il caso tedesco mostra, quindi, come la centralità dei droni non riguardi soltanto le modalità di combattimento, ma anche l’industria della difesa e le relazioni strategiche che ne sostengono lo sviluppo.
Mentre l’amministrazione Trump ha messo in discussione l’impegno statunitense nella NATO, Berlino sta cercando di rafforzare le proprie capacità militari e di ridurre la dipendenza da Washington. Allo stesso tempo, però, il caso di Quantum Systems mostra come il settore europeo della difesa continui a essere fortemente interconnesso con quello statunitense.
L’esercitazione di Hohenfels può quindi essere letta come un esempio concreto di questa apparente contraddizione: proprio mentre si discute di una maggiore autonomia strategica europea, le forze armate e l’industria della difesa del continente continuano a sviluppare capacità, tecnologie e modalità operative all’interno di una stretta rete di cooperazione con gli Stati Uniti. In questo contesto, la Germania emerge come un punto di incontro tra addestramento militare, innovazione tecnologica, industria della difesa e rapporto USA-Europa.
Il rafforzamento delle capacità tedesche nel settore dei droni e, più in generale, della difesa aerea deve essere letto anche alla luce del progressivo cambiamento della postura militare di Berlino. In un’intervista pubblicata dal Telegraph nel giugno scorso, il capo della Luftwaffe, il tenente generale Holger Neumann, ha dichiarato che la Germania sarebbe pronta a combattere “già questa notte” qualora la Russia attaccasse la NATO, assicurando che Berlino difenderebbe “ogni centimetro” del territorio dell’Alleanza. In questo quadro, la Germania sta rafforzando la propria capacità di proteggere lo spazio aereo attraverso sistemi come Patriot, IRIS-T e Arrow 3. La stessa Bundeswehr descrive questi sistemi come elementi complementari di una più ampia architettura di difesa aerea e antimissile.
Le dichiarazioni di Neumann assumono particolare rilievo se confrontate con ciò che è avvenuto a Hohenfels. L’esercitazione condotta dalle forze statunitensi e polacche non rappresenta infatti soltanto un’attività di addestramento tattico, ma si inserisce in una più ampia trasformazione delle capacità militari necessarie alla difesa del fianco orientale della NATO. L’impiego di oltre cento droni durante l’esercitazione mostra come i conflitti contemporanei richiedano una crescente integrazione tra forze terrestri, capacità aeree, sistemi senza pilota e intelligence. Inoltre, la sperimentazione delle nuove modalità di combattimento si colloca nel quadro della più ampia trasformazione della postura militare tedesca che però procede parallelamente, come il caso di Hohenfels evidenzia, al riarmo e al rafforzamento del ruolo della Germania all’interno della NATO.
Cristina Uccello
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