LIBIA. L’intervento turco punta al gas mediterraneo

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La Turchia è in crisi economica dall’estate del 2018, quindi perché il governo dovrebbe voler intraprendere un altro costoso dispiegamento militare all’estero? Il Paese ha già truppe nel nord della Siria, con costi economici e sociali elevati. Secondo le parole del presidente turco Recep Tayyip Erdogan, riporta Deutsche Welle, la ragione principale del coinvolgimento della Turchia è la necessità di difendere il governo legittimamente eletto della Libia dal “signore della guerra” Khalifa Haftar. Ankara dice di aver agito su invito alla cooperazione militare lanciato a novembre da Fayez al-Sarraj, che guida il governo dell’Accordo Nazionale (Gna). Eppure, è chiaro che c’è molto di più sul tavolo per Erdogan.

Attualmente la popolarità del presidente turco è in caduta libera. La crisi monetaria ed economica della Turchia ha eroso il suo sostegno tra la popolazione. Alle elezioni comunali del marzo 2019, ha subito umilianti sconfitte in alcune delle principali città turche. Le sconfitte sono state le prime della sua lunga e fortunata carriera politica.

Erdogan per fermare questa tendenza sta facendo appello ai sentimenti nazionalisti della popolazione turca. Presentare il governo turco come un potente giocatore regionale gli fa guadagnare punti con una parte della popolazione, soprattutto se religiosa e conservatrice. Erdogan ha ricordato che lo stesso Kemal Mustafa Ataturk, fondatore della Turchia moderna, ha combattuto in Libia durante gli ultimi giorni dell’Impero Ottomano.

Il fatto che le operazioni militari in Siria settentrionale e in Libia si svolgano in quelli che erano i territori dell’ex impero ha risvegliato sogni di grandezza passata tra alcuni sostenitori di Erdogan. Si sospetta anche che Erdogan intenda tenere le elezioni presidenziali in Turchia – previste per il 2023 – quest’anno. E con la retorica nazionalista cerca di schierare i sostenitori alle sue spalle.  

Ma la Turchia persegue anche interessi economici con il suo impegno militare. L’accordo che Erdogan ha firmato con al-Sarraj a novembre comprendeva più di una semplice cooperazione militare. Un altro punto che è stato concordato a Tripoli ha avuto a che fare con i confini marittimi internazionali che sono stati ridisegnati a vantaggio di Ankara. Questo permetterà teoricamente alla Turchia di accedere a massicce riserve di gas scoperte al largo della costa meridionale di Cipro circa 10 anni fa, con il conseguente e accidentato gioco geopolitico con i paesi limitrofi, vista la questione di Cipro Nord.

La comunità internazionale non riconosce la Repubblica Turca di Cipro del Nord come Stato sovrano. Ciò ha portato altri paesi della regione a ignorare le rivendicazioni della Turchia sulle riserve di gas al largo di Cipro, fino ad ora. Per coincidenza, lo stesso giorno in cui il parlamento turco ha approvato il dispiegamento del suo esercito, Israele, Cipro e la Grecia hanno firmato un accordo per portare avanti il progetto del gasdotto EastMed. Il gasdotto, lungo 1.900 chilometri, è destinato al trasporto di gas da Israele e Cipro alla Grecia e ad altri paesi europei, fino all’Italia. Ankara non è mai stata invitata a partecipare ai negoziati sul progetto. L’accordo della Turchia con la Libia è finalizzato a liberare Ankara dal suo ruolo isolato tra i suoi vicini del Mediterraneo.

Luigi Medici