
La firma dell’accordo del “mini-dialogo 4+4”, avvenuta il 30 agosto presso la sede della Missione di supporto delle Nazioni Unite in Libia a Tripoli, rappresenta uno dei passaggi più rilevanti degli ultimi anni nel processo politico libico. Formalmente, il documento mira a sbloccare le prime due fasi della tabella di marcia promossa dall’ONU: la ristrutturazione dell’Alta Commissione elettorale nazionale e la soluzione delle questioni ancora irrisolte relative al quadro costituzionale e legislativo necessario per organizzare le elezioni presidenziali e parlamentari.
Il vero elemento di novità è che il “4+4” ha riunito rappresentanti del GNU di Dabaiba e quelli del Comando generale guidato dagli Haftar, inserendosi in un processo negoziale iniziato mesi prima e sviluppatosi attraverso una serie di incontri, prima a Roma e poi a Tunisi. L’accordo elimina la formazione di un nuovo governo come condizione preliminare necessaria allo svolgimento delle elezioni, impedendo così che la formazione di un nuovo esecutivo diventi l’ennesimo terreno di scontro tra le fazioni. Il documento affronta, inoltre, la questione dell’unificazione delle istituzioni: anche le strutture militari e civili vengono ricondotte all’obiettivo più generale dell’unificazione dello Stato. Qualora il processo di unificazione dovesse fallire, viene contemplata la possibilità di sviluppare, insieme alla Missione ONU, un meccanismo alternativo per arrivare direttamente alle elezioni. Ancora più rilevante è la disposizione contenuta nell’articolo 7. Secondo il testo pubblicato dalla Missione ONU, le disposizioni dell’accordo prevalgono sulle norme contrastanti contenute nel quadro costituzionale e giuridico relativo alle elezioni. Tuttavia, il problema risiederebbe nel fatto che tale accordo elaborato da un formato ristretto, sotto facilitazione internazionale, si pone potenzialmente al di sopra di norme e meccanismi istituzionali esistenti.
È proprio su questo terreno che si concentra la resistenza del Consiglio di Stato. La cerimonia di firma del 30 agosto è stata accompagnata da una significativa assenza istituzionale. Il presidente del Consiglio di Stato Muhammad Takala ha rifiutato di partecipare, sostenendo che il “4+4” non disponesse della legittimità necessaria per decidere questioni fondamentali relative al processo politico ed elettorale. Non di meno, il presidente del Consiglio presidenziale, Muhammad al Manfi, ha chiesto di ricevere preventivamente il testo definitivo dell’accordo, i suoi allegati e le motivazioni che ne giustificavano le disposizioni. La sua obiezione si concentra perlopiù nella non correttezza dell’ invitare rappresentanti delle istituzioni libiche a una cerimonia di firma di accordi riguardanti diritti e interessi nazionali senza averli prima informati e senza aver consentito loro di esaminarne il contenuto. Parallelamente, il Parlamento si è mostrato più favorevole rispetto agli altri due organi: oltre cento parlamentari hanno espresso sostegno all’accordo e alcuni dei membri hanno dichiarato che quest’ultimo è pronto a discutere e adottare formalmente il documento. Il presidente del Parlamento, Aguila Saleh, ha a sua volta accolto positivamente l’accordo. Dunque, il Parlamento che per anni è stato uno degli ostacoli alla costruzione di un quadro politico condiviso, potrebbe diventare uno dei principali strumenti attraverso cui l’accordo 4+4 viene istituzionalizzato.
Tuttavia, la risposta del Consiglio di Stato è arrivata con maggiore durezza il 31 agosto, quando Takala ha convocato una riunione allargata con i vicepresidenti e i presidenti delle commissioni permanenti per discutere in merito al contenuto dell’accordo, le sue implicazioni costituzionali e giuridiche e la necessità di verificare se le sue disposizioni fossero compatibili con il quadro istituzionale nazionale. La crisi è culminata l’8 settembre, quando il Consiglio di Stato ha respinto i risultati del “4+4” e ha revocato la partecipazione di due suoi membri, Abduljalil al Shawish e Ali Abdulaziz, accusandoli di aver partecipato all’accordo senza autorizzazione.
La forza dell’accordo deriva però da un lato dalla presenza del GNU di Dabaiba, che ha accolto con favore la firma, presentandola come un passo verso la fine delle fasi di transizione e il ritorno alle urne. Tuttavia, l’accordo gli offre anche un vantaggio concreto: non rende necessaria la formazione immediata di un nuovo governo prima delle elezioni. Dall’altra parte, il Comando generale di Haftar che ha assunto una posizione altrettanto favorevole. Saddam Haftar ha definito la firma del 30 agosto un passo importante verso la rimozione degli ostacoli alle elezioni simultanee e ha sottolineato il contributo del Comando generale alla ricerca di un compromesso. L’est vuole presentarsi non più soltanto come una forza militare territoriale, ma come uno degli interlocutori indispensabili per la futura architettura dello Stato libico. È qui che emerge il significato geopolitico più profondo del “4+4”. Dabaiba controlla una parte fondamentale delle strutture statali occidentali e dispone di importanti strumenti finanziari e amministrativi. Parallelamente, Haftar esercita invece un controllo determinante sulle forze armate dell’est e su vaste aree del territorio libico. Il “4+4” cerca quindi di mettere allo stesso tavolo coloro che hanno la capacità concreta di applicare un eventuale accordo.
La Missione ONU guidata da Hanna Tetteh sta assumendo quindi un ruolo particolarmente delicato. Tetteh ha sottoposto l’accordo al Parlamento e al Consiglio di Stato, concedendo loro un mese per adottarlo. La vice-inviata Stephanie Khoury ha insistito sulla necessità della pressione pubblica affinché le istituzioni procedano rapidamente. La stessa ha anche incontrato esponenti del Fezzan Forum, collegando l’accordo “4+4” alle questioni specifiche del Sud libico: rappresentanza politica, infrastrutture, sicurezza delle frontiere, migrazione, partecipazione giovanile e inclusione delle comunità locali. Il Sud è anche e soprattutto un’area strategica per i confini con Niger e Ciad, per i flussi migratori, per le rotte commerciali e per il controllo delle infrastrutture energetiche. Al tempo stesso, Tetteh ha ammesso che, se i firmatari non riuscissero ad attuarlo, sarebbero necessari meccanismi alternativi. Parallelamente, il consigliere statunitense per gli affari arabi e africani, Massad Boulos, ha definito la firma un passo incoraggiante e ha chiesto di sfruttare lo slancio per accelerare l’attuazione dell’accordo. Gli Stati Uniti sembrano considerare l’integrazione economica e finanziaria come uno strumento per creare progressivamente le condizioni della riunificazione politica. Il primo bilancio unificato dopo oltre tredici anni di divisione rappresenta, in questa prospettiva, qualcosa di più di una semplice intesa finanziaria. Un sistema economico maggiormente integrato può ridurre progressivamente la necessità di mantenere strutture statali parallele.
In questo quadro assume particolare rilevanza anche il ruolo turco. Il 10 settembre Aguila Saleh e Muhammad Takala sono arrivati ad Ankara nell’ambito degli sforzi turchi per organizzare un incontro tra i due presidenti e discutere proprio gli esiti del “4+4” e gli sviluppi politici. La Turchia ha costruito negli anni una relazione strategica con Tripoli, ma ha contemporaneamente sviluppato rapporti con diversi attori dell’est. Ankara può quindi tentare di svolgere una funzione di ponte tra i due campi, soprattutto quando il confronto tra Parlamento e Consiglio di Stato rischia di trasformarsi in un nuovo blocco istituzionale. L’incontro Saleh-Takala ad Ankara diventa pertanto un tassello della più ampia diplomazia parallela che accompagna il processo ONU.
La Libia sta quindi entrando in una fase nella quale gli attori internazionali sembrano condividere un obiettivo più preciso rispetto al passato: non limitarsi più a congelare la divisione tra est e ovest, ma utilizzare gli accordi economici, finanziari, militari e politici per creare progressivamente le condizioni della riunificazione. Dabaiba e Haftar hanno interesse a presentarsi come uomini capaci di garantire stabilità, ma nessuno dei due ha un interesse automatico a rinunciare al proprio potere.
Camilla Montanari
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