RUSSIA. Mosca è chiara: no agli USA in Centroasia

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Mosca ha dichiarato che non accetterà una presenza militare statunitense nella regione dell’Asia centrale. Questa reiterazione è arrivata dal viceministro degli Esteri russo Sergei Ryabkov, che in un incontro con Victoria Nuland, il sottosegretario di Stato americano in visita a Mosca, ha detto che l’Afghanistan era stato al centro della discussione tra le due parti, riporta la Tass.

Ryabkov ha aggiunto: «Abbiamo sottolineato l’inaccettabilità di una presenza militare statunitense nei paesi dell’Asia centrale in qualsiasi forma».

Ryabkov ha condannato la “campagna mediatica di disinformazione” di Washington in base alla quale Mosca avrebbe offerto a Washington l’utilizzo di base in Centro Asia per operazioni in Afghanistan. Ryabkov ha sottolineato che non c’è alcuna possibilità per gli Stati Uniti di avere una presenza militare “in qualsiasi forma” nelle steppe dell’Asia centrale. In teoria, Ryabkov ha espresso anche il parere consensuale degli stati regionali, tra cui Cina e Iran.

Da tale prospettiva, è in costante evoluzione un consenso regionale riguardo alla situazione afghana. Teheran ha rivelato questa settimana che presto ospiterà il secondo incontro a livello di ministri degli esteri dei vicini dell’Afghanistan e ha cercato un allargamento del formato come caso speciale per includere anche la Russia, riporta Asia Times. Vale a dire, il formato ora comprenderà Iran, Pakistan, Turkmenistan, Uzbekistan, Tagikistan, Cina e Russia, l’India è esclusa.

L’osservazione di Ryabkov arriva dopo un incontro tra funzionari talebani e una delegazione statunitense guidata dal vicedirettore della Central Intelligence Agency a Doha lo scorso fine settimana in cui i talebani hanno escluso qualsiasi forma di operazione militare unilaterale da parte degli Stati Uniti sul suolo afghano con qualsiasi motivo.

Nel frattempo, il Pakistan si è anche categoricamente rifiutato di ospitare qualsiasi operazione statunitense diretta contro l’Afghanistan. Sebbene l’India agisca sempre più come un partner minore degli Stati Uniti sulle questioni di sicurezza regionale, è improbabile che anche il governo del primo Ministro Narendra Modi voglia provocare il governo talebano. A parte lo spazio siderale, forse, tali operazioni dovranno essere organizzate dalle basi del Pentagono nell’Asia occidentale, e la loro efficacia è in serio dubbio.

In linea di massima, nella comunità internazionale sta emergendo uno scisma per quanto riguarda la via da seguire in Afghanistan.

La questione centrale inespressa è ovviamente il riconoscimento internazionale del governo talebano. Gli Stati Uniti si aspettano che nessun paese riconosca il governo talebano finché Washington non sarà pronta. Il Pakistan desidera che gli stati regionali sviluppino una decisione collettiva.

Il vice ministro dell’informazione e della cultura nel governo talebano, Zabihullah Mujahid, ha dichiarato, ripreso dalla Tass: «Stiamo negoziando con la Russia, principalmente sul riconoscimento del nostro governo e sulla ripresa dei lavori delle ambasciate. La risoluzione di questi problemi aprirà la strada a un’ulteriore cooperazione».

Luigi Medici