
La Conferenza annuale dei rabbini europei, prevista dal 4 al 6 novembre a Baku, capitale dell’Azerbaigian, è stata annullata per motivi di sicurezza.
L’evento avrebbe dovuto ospitare circa 600 partecipanti, tra cui rabbini, leader religiosi e personalità politiche e sociali provenienti da Israele, Europa, Stati Uniti e diversi altri paesi. Organizzato su invito del governo azero e sostenuto da organizzazioni ebraiche europee, questo evento avrebbe dovuto essere il primo grande raduno di rabbini europei in un paese a maggioranza musulmana, prevalentemente sciita.
In particolare, una precedente conferenza ebraica prevista a Baku è stata annullata anche nel 2023 a seguito dell’operazione di Hamas Al-Aqsa Flood contro Israele. La cancellazione sembra derivare da una combinazione di fattori di sicurezza, politici e sociali. Probabilmente riflette le pressioni politiche regionali, la reazione dell’opinione pubblica ai legami di Baku con Tel Aviv e le potenziali minacce rivolte a personalità legate a Israele nella città. L’improvvisa decisione di annullare l’evento di alto profilo, nonostante gli ingenti investimenti, segnala il calcolo strategico del governo Aliyev in merito ai rischi e alle implicazioni regionali coinvolti.
La questione della sicurezza nei luoghi di culto o dove si parla di religioni fino al 7 ottobre 2023 era solo di facciata, invece ora diventa davvero una questione delicata. Basti pensare agli attacchi davanti alle Sinagoghe con uccisione di fedeli o attacchi alle Moschee in Europa.
Tra gli eventi che fanno riflettere sull’esacerbazione della questione dibattito religioso ebraico-musulmano: negli Stati Uniti le autorità per l’immigrazione hanno arrestato il commentatore britannico Samy Hamdi, che si trovava negli Stati Uniti per una serie di conferenze, annullata la sua carta visa. Un portavoce del Dipartimento per la Sicurezza Interna ha dichiarato che “ai sostenitori del terrorismo non sarà permesso di lavorare o visitare il Paese” e si prevede che verrà espulso.
In seguito agli eventi del 7 ottobre, il giornalista, avrebbe invocato “celebrazione ed euforia”, affermando in seguito che le sue parole erano state “estrapolate dal contesto”. L’arresto è avvenuto in seguito alle pressioni dei circoli conservatori statunitensi, guidati dall’attivista Laura Lohmar.
Eventi come questi sono sempre più frequenti e post di autorità e personaggi pubblici pro o contro Israele, pro o contro Palestina, stanno facendo emergere per non dire ritornare ondate di odio legate ai temi religiosi che dovrebbero far scaturire tutto tranne un sentimento di odio.
Su questa scia Mike Huckabee e David Friedman, attuale ed ex ambasciatore statunitense di Trump in Israele, hanno eseguito “Sweet Home Yerushalayim”, una parodia di “Sweet Home Alabama” per promuovere il Grande Israele in occasione della festa ebraica di Sukkot. Huckabee ha suonato il basso e Friedman la chitarra. Il testo includeva la frase: “L’ONU ci chiama criminali, ma Donald Trump sostiene che sia tutto Israele! Proprio come si legge in tutti i libri sacri”. In questo caso a lamentare l’esagerazione la parte palestinese.
Per non parlare poi delle espulsioni di studenti che negli Stati Uniti o nel Regno Unito hanno scritto post pro Palestina. Il tribunale di Israele ha emesso una decisione di espulsione di Bana Al-Ghoul, studentessa di media dell’Università di Birzeit, da Gerusalemme in Cisgiordania per sei mesi. In Thailandia in alcune località e negozi gli israeliani sono invitati a non entrare.
E ancora Hacker del Cyber Islam – nelle scorse settimane – hanno preso il controllo degli annunci in 4 aeroporti statunitensi e canadesi e hanno sostituito gli annunci pubblicitari con slogan contro Netanyahu.
Il candidato al Senato degli Stati Uniti per il Massachusetts, Seth Moulton, afferma di “restituire le donazioni all’AIPAC e di rifiutarsi di accettare qualsiasi donazione o sostegno” dalla lobby filo-israeliana.
Il caos è assoluto e la tensione mondiale è alle stelle e rischia di degenerare in conflitti interni tra comunità di religione diversa.
Antonio Albanese e Graziella Giangiulio
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