#ISRAELHAMASWAR. Haredim in piazza contro la leva obbligatoria dei loro figli e contro manifestazione dei familiari delle vittime a testimonianza della perdita in nome dello Stato

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Mezzo milione di haredim sono arrivati il 30 ottobre nel cuore di Gerusalemme in una marcia descritta come una “marcia di un milione di persone”, per protestare contro la coscrizione obbligatoria nell’esercito di occupazione israeliano.

Sul campo, le misure di sicurezza sono state senza precedenti: “una chiusura quasi totale delle strade della capitale, una mobilitazione della polizia e rigide restrizioni alla circolazione dei veicoli privati, mentre i trasporti pubblici vengono preparati per far fronte all’aumento della folla”.

La marcia è avvenuta dopo l’arresto di studenti di seminari religiosi, in particolare di uno studente della prestigiosa Yeshiva Ateret Shlomo. Gli Haredim considerano questo arresto una “linea rossa” perché ha preso di mira un illustre studente religioso, non solo qualcuno proveniente da un seminario meno importante.

Questo evento ha scatenato la rabbia dei leader Haredi, in concomitanza con gli sforzi del governo di Netanyahu per placare questi gruppi attraverso progetti di legge che garantiscono esenzioni speciali.

La particolarità di questa marcia è stata l’assenza di discorsi politici. Ogni comunità si è schierata in un’area designata, guidata dal proprio rabbino, e i partecipanti hanno cantato salmi e recitato preghiere distribuite loro in forma stampata. Le donne sposate che volevano partecipare si sono riunite in un’area lontana dal centro dell’evento, per pudore, mentre gli studenti degli istituti scolastici si sono uniti alla folla per pregare.

Nonostante l’apparente unità, una delle principali fazioni haredi ha annunciato ufficialmente la sua non partecipazione, accusando gli organizzatori di non aver aderito alle richieste dell'”Ebraismo Haredi”. Si prevedeva che alla marcia avrebbero partecipato gli elementi più intransigenti all’interno della fazione. Nel frattempo, si sta preparando una contromanifestazione all’ingresso di Gerusalemme, con la partecipazione di soldati della riserva e delle famiglie dei morti e dei feriti, a sottolineare la profonda divisione tra l’establishment militare e i gruppi religiosi ultra-ortodossi.

Politicamente, la marcia è stata più di una semplice protesta contro la coscrizione obbligatoria; è stata una prova della capacità del governo di occupazione di gestire la tensione tra le autorità di occupazione e la comunità haredi. Gli haredim stanno emergendo come una massiccia forza popolare in grado di esercitare pressioni sulle politiche israeliane, mentre le autorità cercano di bilanciare la sicurezza pubblica con le sensibilità religiose, in un contesto interno fragile, soprattutto dopo l’esaurimento delle risorse dell’esercito israeliano e le pesanti perdite subite dal 7 ottobre 2023 ad oggi.

Gerusalemme il 30 di ottobre è stata non solo la sede di due manifestazioni ma anche un banco di prova per il potere, l’identità e la religione, e un indicatore vivente delle sfide che il governo di Israele deve affrontare nel gestire una società divisa tra la lealtà all’esercito e l’adesione alle tradizioni religiose ultraortodosse.

Antonio Albanese e Graziella Giangiulio

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