IRAN. Iraq sotto scacco dei droni di Teheran

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Secondo le notizie pubblicate nell’ultima settimana di maggio 2021, sui media iracheni, l’Iran ha selezionato centinaia di combattenti e persone coinvolte nelle milizie in Iraq per formare gruppi clandestini piccoli che includono combattenti che ha descritto come “élite” che hanno come prerogativa, oltre alla loro forte lealtà a Teheran, la capacità tecnica dell’utilizzo dei “Droni” di sorveglianza e capacità di utilizzo dei social media per la propaganda via Internet.

La riqualificazione e operatività di questi piccoli nuclei prelevati dalle milizie sono supervisionati da squadre speciali della “Forza Quds” della Guardia rivoluzionaria iraniana, secondo dichiarazioni di funzionari della sicurezza nel governo di Baghdad e altri leader delle milizie, nonché fonti militari e diplomatiche occidentali. Secondo le stesse fonti, questi piccoli gruppi sono responsabili di una serie crescente di complessi attacchi contro gli Stati Uniti e i suoi alleati all’interno dell’Iraq.

Questo cambiamento tattico si è reso necessario dopo l’uccisione di Qassem Soleimani e dopo la rivoluzione di Ottobre che aveva tra i suoi obiettivi quello di minare e ridurre l’influenza iraniana in Iraq. Secondo gli analisti iracheni i rapporti affermano che la dipendenza di Teheran da gruppi più piccoli porta vantaggi tattici all’Iran: sono meno vulnerabili alla penetrazione e possono essere più efficaci nell’uso di nuove tecnologie come i “droni”, in un momento in cui fonti informate hanno documentato dichiarazioni di leader di milizie vicine all’Iran che dicevano: “Gli iraniani hanno formato nuovi gruppi di individui che sono molto accuratamente selezionati per eseguire attacchi e mantenere l’assoluta segretezza.” Secondo la testata Waid-iraq sarebbero almeno 250 combattenti che si sono recati in Libano per diversi mesi nel 2020, dove hanno ricevuto formazione dai consiglieri delle “Guardie rivoluzionarie” e da Hezbollah, su come utilizzare i droni, lanciare razzi, piazzare bombe e promuovere attacchi sui social media.

Secondo un funzionario del governo di Baghdad che ha parlato con Reuters a questo proposito: I nuovi gruppi operano in segreto, e i loro capi – sconosciuti – riferiscono direttamente agli ufficiali delle Guardie rivoluzionarie. Questa modalità operativa rende davvero difficile per l’intelligence irachena seguire e arrestare questi uomini. Significa anche che all’interno delle milizie stesse ci potrebbero essere nuclei di 3-8 persone che fanno parte delle élite all’insaputa degli altri membri.

A testimonianza della tattica iraniana già utilizzata tra il 2005 e il 2007, sempre in Iraq, il fatto che un certo numero di questi gruppi sono stati implicati nei recenti attacchi, compreso l’attacco alla base “Ain al-Assad” nella provincia dell’Anbar all’inizio di maggio e l’attacco all’aeroporto di Erbil nel nord dell’Iraq, oltre a compiere attacchi contro l’Arabia Saudita Arabia a gennaio con droni e trappole esplosive.

Graziella Giangiulio