IRAQ. Transizione politica difficile

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In Iraq è prevista la tornata elettorale parlamentare: data prestabilita 6 ottobre. Nonostante una normativa, quella sulle elezioni, piuttosto chiara, 135 candidati sono stati esclusi dalla tornata elettorale, dalla Commissione preposta la Scorsa settimana, si sono presentati avendo legami con milizie o avendo prestato servizio nell’esercito regolare, elementi questi che appunto pretendono l’esclusione dalla corsa al seggio.

L’Iraq, inoltre, sta combattendo da anni contro il ritorno del settarismo, che di fatto potremmo ora definirlo milizianismo, visto che in larghe fette del territorio iracheno a farla da padrone non è il governo, ma la milizia locale. Prendiamo per esempio la situazione di Ninive dove le milizie sciite legate alle Asa’ib, hanno cacciato dalle loro case i sunniti, stanno vietando ai cristiani di ritornare e chiedono il pizzo ai mezzi che trasportano beni umanitari per la popolazione. La ricostruzione è ferma e i governatori vengono regolarmente accusati di corruzione.

Altro esempio di milizie al potere, sono le continue aggressioni ai danni degli attivisti iracheni, ragazzi spesso poco più che ventenni, avvocati, giudici che vengono giustiziati mentre manifestano o davanti alle loro case, solo perché hanno denunciato malaffare, cattiva gestione dei fondi pubblici, corruzione o perché chiedono sia concesso il diritto di manifestare. Peggio ancora quando gli stessi vengono arrestati e poi spariscono nelle “prigioni segrete”.

La scorsa settimana ha fatto eco la notizia secondo cui il premier Mustafa al Kazemi, di fronte alla richiesta da parte di organizzazioni umanitarie dedite al ritrovamento degli scomparsi su dove siano gli scomparsi sunniti la risposta è stata: “Dimenticateveli”.

Il Centro iracheno per la documentazione dei crimini di guerra ha rivelato, sempre la scorsa settimana, l’esistenza di una prigione segreta che contiene centinaia di detenuti e persone scomparse con la forza, ed è gestita da milizie settarie a sud della capitale, Baghdad.

Il Centro ha detto in un rapporto visto da Wa’ed Agency il 12 giugno 2021 d.C.; il carcere, che si trova nella zona “Al-Buaitha”, vicino al quartiere “Al-Dora”, a sud della capitale irachena; È gestito dalla milizia “Ashura” che è sotto il cappello dell’Iran”, osservando che la suddetta prigione è stata istituita nel 2015.

Il Centro per il monitoraggio della situazione dei diritti umani in Iraq ha spiegato; che un gran numero di scomparsi e rapiti da diverse parti del paese; languono in questa prigione e sono soggetti a terribili violazioni, sottolineando che le informazioni da lui ottenute al riguardo provenivano da fonti private.

Altro tema caldo per il governo iracheno è la relazione con il Kurdistan, governato da Nechirvan Barzani che ha relazioni con tutto il mondo, ultimamente strizza l’occhio agli Emirati Arabi Uniti, leggasi Qatar, Turchia. Ma non ha buone relazioni con Baghdad, ancora da definire la quota economica da Baghdad a Erbil e il pagamento del petrolio di Erbil a Baghdad. Nel frattempo è in vigore con la Turchia un accordo sottobanco per vendere il petrolio a 12 euro al barile per trent’anni. Ricordiamo in merito alla Turchia che gli attacchi contro il PKK avvengono con il tacito consenso dell’amministrazione locale. Curdi in ottimi rapporti con l’amministrazione Biden a volte a scapito di Baghdad

In questo mare di squali la debole democrazia irachena prova a eleggere un nuovo parlamento i cui candidati favoriti al momento sono quelli indagati per corruzione.

Graziella Giangiulio