
Secondo il portale di notizie cinese Kankan News, in base a quanto riferito dal Ministero della Difesa giapponese l’esercitazione Keen Sword 27, svoltasi tra il 19 e il 20 ottobre, avrebbe coinvolto 45.000 effettivi delle Forze di Autodifesa (Jieitai, JSDF) e 12.000 soldati statunitensi ed hanno incluso difesa aerea, guerra antinave, lanci con il paracadute e operazioni anfibie, comprendendo nell’area di esercitazione Okinawa, Kyushu e Hokkaido.
Per la prima volta, riferisce la testata cinese, verrà impiegato in un’esercitazione su larga scala il missile superficie-superficie antinave e d’attacco a lungo raggio Type 25 SSM, sviluppato dalle Mitsubishi Heavy Industries ed entrato in servizio nel 2026 (secondo Kankan News le autorità nipponiche avrebbero ignorato le proteste dei cittadini ed installato con la forza le batterie missilistiche nella prefettura di Kumamoto). Secondo Kankan News il missile ha una gittata di 1000 km e in base alle dichiarazioni del Ministero della Difesa Giapponese verrà “utilizzato in esercitazioni di addestramento che simulano attacchi a navi nemiche, ma non verrà lanciato con munizioni reali”. La testata cinese aggiunge, inoltre, che nipponici e statunitensi condurranno “esercitazioni per contrastare missili balistici e aerei militari, nonché esercitazioni correlate a supporto delle forze terrestri, navali e aeree nello spazio e nel cyberspazio” nelle acque al largo di Hokkaido e della regione nord-orientale del Giappone.
La testata cinese riporta poi che questa esercitazione ha suscitato le proteste nella popolazione di Okinawa, Nagasaki, Oita e in altre zone, con i cittadini che ne chiedevano l’annullamento oltre all’interruzione degli addestramenti militari presso infrastrutture civili. Kankan News, facendo riferimento a fonti di stampa locale, riporta, infatti, che “la prefettura di Okinawa utilizzerà quattro aeroporti e cinque porti civili durante le esercitazioni”, evidenziando come l’arrivo il 19 ottobre di due aerei Osprey del Jietai presso l’aeroporto di Ishigaki sia stato accolto dai cittadini che protestavano davanti la guarnigione. Nella prefettura di Nagasaki, continua la testata cinese, le organizzazioni pacifiste temono che l’utilizzo di aeroporti civili durante le esercitazioni possa portare a considerali installazioni militari mettendo in pericolo i residenti.
In un articolo pubblicato sul noto sito di notizie e commenti Guancha.cn si fa, poi, riferimento ad una prassi secondo cui gli Stati Uniti utilizzerebbero le esercitazioni militare per portare ad un effettivo dispiegamento di sistemi d’arma sul terreno. L’articolo fa riferimento ad esempio allo schieramento del sistema missilistico a medio raggio Typhon durante le esercitazioni congiunte con le Filippine nel 2024 e non ritirato al termine delle operazioni. Secondo quanto si può leggere su Guancha.cn, in quell’occasione “l’esercito statunitense ha effettuato il suo primo lancio di prova di un missile da crociera Tomahawk utilizzando il sistema Typhon all’interno delle Filippine”.
L’articolo sottolinea, poi, come lo stesso scenario si sia poi ripetuto nel 20225 in Giappone con il sistema d’arma che è stato rimosso solo dopo le insistenti proteste dei cittadini. Ma, sempre secondo Guancha.cn, nel 2026 l’esercito statunitense avrebbe “a stessa tattica, schierando temporaneamente il Typhon presso la base aerea di Kanoya, appartenente alla Forza di autodifesa marittima di Kagoshima, per partecipare alle esercitazioni militari congiunte Valiant Shield 26 e Eastern Shield 26”. Il sito cinese riferisce che alla fine delle esercitazioni il Typhon non è stato ritirato come previsto, ma “è stato invece pianificato il suo trasferimento da Kagoshima alla base aerea di Kadena, a Okinawa, per essere immagazzinato a metà ottobre”. Secondo l’articolo gli Stati Uniti starebbero progressivamente spostando, attraverso le esercitazioni, il sistema missilistico a medio raggio Typhon in prima linea nel settore dell’Asia Pacifico. In particolare si può leggere che “dalle Filippine nel 2024 alla prefettura di Yamaguchi, in Giappone, nel 2025, fino a Kagoshima e Okinawa, queste posizioni si avvicinano sempre più alla costa cinese e alla regione di Taiwan. La base aerea di Kadena, a Okinawa, si trova ad esempio a circa 600 chilometri dalla costa orientale della Cina e altrettanti da Taiwan: una distanza che consentirebbe ai velivoli da combattimento di raggiungere lo Stretto di Taiwan in appena 20-30 minuti”.
Secondo Guancha.cn, lo schieramento sull’isola di Yonaguni del sistema missilistico costiero antinave robotizzato e mobile “NMESIS” (Navy/Marine Corps Expeditionary Ship Interdiction System, sviluppato per il Corpo dei Marines degli Stati Uniti) e il sistema di difesa aerea a corto raggio “MADIS” (Marine Air Defense Integrated System, sistema mobile di difesa aerea contro elicotteri droni e velivoli ad ala fissa a bassa quota, sviluppato per il Copro dei Marines ) è significativo poiché l’isola “delle isole sud-occidentali del Giappone, dista circa 110 chilometri da Taiwan e funge da nodo cruciale nella Prima Catena di Isole per l’accesso al Pacifico occidentale” diventano fondamentale per il Giappone “nella gestione delle problematiche relative allo Stretto di Taiwan, al Mar Cinese Orientale e al Mar Cinese Meridionale”.
L’articolo, oltre a sottolineare come Tokyo stia “utilizzando in modo flessibile il sostegno governativo al rafforzamento delle capacità di sicurezza (OSA) e l’assistenza ufficiale allo sviluppo (ODA) per ottenere attivamente il supporto dei paesi che si affacciano sul Mar Cinese Meridionale”, passa poi a sintetizzare le iniziative prese dal Giappone a partire dal 2012 nell’area, e che hanno portato l’isola di Yonaguni a diventare “una componente importante del dispiegamento militare giapponese nelle isole sud-occidentali, tra cui Amami Oshima, l’isola di Miyako e l’isola di Ishigaki”. Secondo il servizio questo dispiegamento delle forze giapponesi che rifletterebbe “l’ambizione politica del Giappone di collegare le questioni relative al Mar Cinese Orientale, allo Stretto di Taiwan e al Mar Cinese Meridionale”.
Secondo Guancha.cn la strategia statunitense di rafforzare la Prima Catena di Isole possa alla fine coincidere con le ambizioni giapponesi nell’area. L’articolo sottolinea, infatti, il fatto che la scelta di Washington “di sfruttare maggiormente la condivisione delle responsabilità con i propri alleati per alleviare la difficoltà di gestire l’allocazione delle risorse militari in molteplici regioni” consentirebbe a Tokyo di agire non da “semplice destinatario o collaboratore” ma di approfittare “della distrazione degli Stati Uniti, impegnati su altre questioni, per cercare di colmare il vuoto di potere nella regione Asia-Pacifico lasciato dal temporaneo ritiro americano. Ciò è in linea con l’ambizione di lunga data delle forze di destra giapponesi di diventare una «potenza politica» e una «potenza militare»”.
Del resto, dal punto di vista di Pechino che è poi quello ripreso dall’articolo di Guancha.cn, da quando Sanae Takaichi è diventata Primo Ministro la tendenza alla “rimilitarizzazione” nipponica si “ è spostata dalla pianificazione politica al combattimento effettivo e al dispiegamento sistematico”, giustificata attraverso il “pacifismo proattivo” e l’esagerazione, secondo la Repubblica Popolare “situazione della sicurezza circostante”.
Il sito cinese fa, inoltre, riferimento a come ciò sembrerebbe, dal punto di vista cinese, potrebbe riverberarsi in un diffuso revisionismo e negazionismo storico, sottolineando come le forze della destra nipponica minimizzino e neghino l’imperialismo giapponese riferendo come il Museo della Bomba a Nagasaki stia pensando di cambiare da “Massacro di Nanchino” ad “Incidente di Nanchino” la definizione dell’eccidio compiuto dall’esercito imperiale giapponese tra il dicembre del 1937 e il gennaio del 1938 durante l’occupazione della capitale dall’allora Repubblica di Cina (guidata all’epoca dal Guomindang). Tutto ciò, secondo Guancha.cn, offrirebbe a Tokyo “il pretesto perfetto per aggirare i limiti della sua costituzione pacifista ed espandere il proprio apparato militare” con il rischio di compromettere le relazioni di tutta l’area precipitandola sull’orlo della guerra dopo oltre ottanta anni di pace (ovviamente dal punto di vista di Pechino).
Giuseppe Cusano Lanzetta
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