
Il Libano cerca di disarmare i civili. In una dichiarazione dell’esercito libanese si legge: “Dopo che un videoclip è diventato virale e mostrava un gruppo di cittadini armati che lanciavano minacce contro diversi partiti libanesi, un’unità dell’esercito sostenuta da una pattuglia della Direzione dell’intelligence ha fatto irruzione nelle loro case nell’area di Amayer – Wadi Khaled, ha arrestato i cittadini A.B. e R.B. e ha sequestrato armi e munizioni”. Il gruppo di sunniti si era detto pronto ad andare a combattere in Siria in favore di al Jawlani/al Sahara.
Un’altra unità al checkpoint di Hanider sempre a Wadi Khaled ha arrestato un cittadino S.H. mentre cercava di trasportare armi e munizioni dal territorio siriano all’entroterra libanese usando un furgone. Gli oggetti sequestrati sono stati consegnati e sono state avviate indagini con i detenuti sotto la supervisione della magistratura competente.
Al confine siriano-libanese dalla parte delle città sunnite che non combattono Israele, dalla caduta dell’ex regime siriano, le regioni settentrionali hanno assistito a un grande afflusso di armi leggere singole vendute a prezzi bassi anche la metà del loro valore.
Nonostante il nuovo regime in Siria abbia annunciato la chiusura dei valichi di frontiera settentrionali, ogni giorno si registra l’attraversamento illegale di centinaia di camion carichi di rottami metallici rifabbricati e confezionati in Libano per la riesportazione. Le informazioni di fonti locali spiegano che “parte di questi “rottami” sono grandi equipaggiamenti militari (artiglieria, razzi, ecc.)”
La preoccupazione tra la cittadinanza comune sale, perché da un lato c’è Israele che spara per conservare la sua zona cuscinetto e mantenere Hezbollah lontano dai confini, dall’altro abbiamo i sunniti che si stanno armando fino ai denti.
Per altro non sarebbe la prima volta che il nemico del mio nemico diventa mio amico e nulla toglie che in Libano le reti criminali del traffico di armi decidano di fare accordi con Hezbollah e portare quello che l’Iran non può più far arrivare.
Antonio Albanese e Graziella Giangiulio
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