Fotovoltaico: guerra mondiale sui dazi

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CINA – Pechino 25/7/2013. La guerra dei dazi preliminari anti-dumping sulle importazioni di moduli fotovoltaici, o di componenti per la realizzazione degli stessi, ha ormai assunto dimensione planetaria. 

Il 18 luglio il ministro del Commercio della Repubblica Popolare Cinese Gao Hucheng ha annunciato l’imposizione di dazi sulle importazioni di silicio di grado solare da Stati Uniti e Corea del Sud poiché, si legge in una nota del ministero, «la relazione causa-effetto tra il dumping di prodotti da Usa e Corea del Sud e il danno subito dall’industria cinese – del settore –  non può essere negata». Le imposte, entrate in vigore dal 24 luglio, andranno dal 2,4 al 57%. Nello specifico, per i produttori americani Hemlock Semiconducter, Memc e AE Polysilicon saranno, rispettivamente, del 53,3%, del 53,7% e del 57% , mentre le compagnie coreane saranno colpite da tariffe comprese tra il 2,4 ed il 48%. 

Tale decisione rappresenta una risposta della Cina agli USA, che qualche mese fa avevano imposto dazi fino al 250% per le importazioni di fotovoltaico cinese, ed è una controffensiva molto veemente considerato che circa  l’80% del polysilicon utilizzato nel 2012 dai produttori di moduli fotovoltaici cinesi è stato importato da Usa, Corea del Sud ed Europa. Nei confronti di quest’ultima, invece, le autorità cinesi hanno comunicato che è ancora in corso un’indagine, ma ad oggi non è stata varata alcuna misura protezionistica, anche in vista di possibili accordi relativamente alla procedura anti-dumping sull’import di pannelli solari cinesi avviata lo scorso giugno da Bruxelles.

Alla battaglia dei dazi sul fotovoltaico sembra “voler partecipare” pure l’India. Secondo Bloomberg, infatti, il Paese asiatico a breve, probabilmente già nei primi giorni di agosto, potrebbe imporre imposte doganali per le importazioni di componenti e moduli fotovoltaici provenienti da Cina, Stati Uniti, Taiwan e Malesia. Anche Ue e Giappone sarebbero osservati speciali, poiché le compagnie indiane del solare avrebbero lamentato la concorrenza sleale delle aziende che producono in queste due aree. Le locali Indosolar, Jupiter e Websol accusano un po’ tutti i competitors esteri di vendere sotto costo, causando un danno stimabile in non meno del doppio del costo del fotovoltaico importato da gennaio 2011 a giugno 2012. Queste compagnie, insieme ad altre minori, perciò, stanno facendo pressione sul governo indiano affinché imponga dazi retroattivi.

Contro le importazioni di prodotti fotovoltaici cinesi si è mosso anche il governo canadese. Quest’ultimo, a seguito di una mozione presentata da Globe Specialty Metals, unica produttrice di silicio del Canada, ha avviato nel mese di aprile scorso una indagine sul presunto dumping commerciale esercitato sul mercato canadese dai prodotti cinesi in silicio, che, a detta della stessa Globe, avrebbero ricevuto sussidi statali da Pechino. Le autorità canadesi dovrebbero riunirsi proprio in questi giorni per prendere una decisione preliminare, ma una sentenza vera e propria è prevista per il 21 ottobre. Si stima che i dazi potrebbero essere applicati su tutti gli stock importati a partire dal 22 luglio.

La disputa sul commercio di componenti e pannelli solari tra Ue e Cina, di contro, secondo attendibili fonti comunitarie, sarebbe vicina al suo epilogo, nonostante le recenti richieste, da parte di alcuni europarlamentari italiani, di norme chiare e provvedimenti efficaci e immediati atti a tutelare le imprese comunitarie che operano nel campo dell’innovazione energetica.  Dopo settimane di negoziati, infatti, il gap fra le due parti sul prezzo minimo per kWh sarebbe molto vicino, meno di 5 centesimi. Tuttavia, risolto il problema del prezzo nel commercio dei pannelli solari, rimangono aperte altre due questioni: quella del volume delle importazioni e quella della durata delle misure. I tempi per Bruxelles ormai stringono in vista della scadenza fissata per il prossimo 6 agosto, data in cui, in assenza di un accordo con Pechino, scatterà l’aumento dei dazi Ue sul fotovoltaico cinese dall’11,8% ad una media del 47,6%. Tali misure, però, sono da tempo osteggiate dal vice cancelliere tedesco Philipp Rösler, da alcuni stati membri, favorevoli ad una mediazione, e da un nutrito gruppo di aziende (circa 700) che si raccolgono sotto Afase, Alliance for Affordable Solar Energy, per le quali anche un dazio dell’11,8% bloccherà la realizzazione della gran parte dei progetti fotovoltaici nell’Unione europea, recando un grave danno alla catena di valore del solare europeo. Dello stesso avviso è Stephan Singer, direttore del programma Global Energy Policy presso il Wwf, secondo il quale: «Distruggere le nuove attività commerciali a basso impatto ambientale e intraprendere una guerra commerciale contro la Cina sulle tecnologie per l’energia pulita sono le ultime cose di cui abbiamo bisogno in questo momento».