Jihadisti social media

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INDONESIA – Kuala Lumpur 14/04/2015. L’antiterrorismo indonesiano indica in Facebook il principale strumento di reclutamento per i jihadisti indonesiani.

Ayob Khan, vice direttore della divisione antiterrorismo della Royal Malaysian Police, ha dichiarato a Channel NewsAsia che i social media hanno preso il posto delle madrasse nel reclutamento dello Stato Islamico. «Se prima occorreva frequentare incontri religiosi cui si doveva partecipare fisicamente, ora, si va su Facebook o si naviga in internet per un’ora, e poi si è influenzati da questa ideologia, se si vuole andare in Siria a combattere. Ecco perché abbiamo un grosso problema». Le autorità indonesiane dicono che Daash ha utilizzato i social media per fare contattare e reclutare malesi da tutti i ceti sociali, anche di 14 anni e anche ragazze: Ayob ha citato il caso di una ragazza che doveva andare in Siria per «sposare un mujahedin … ed era stata contattata tramite Facebook». Le autorità hanno aumentato la sorveglianza dei siti di social media, ma si tratta di una lotta impari, ammettono: sono centinaia, se non migliaia, gli account collegati allo Stato Islamico. Il vice ministro degli Interni, Wan Junaidi Tuanku Jaafar, ha ammesso che lo Stato islamico è esperto nell’uso dei social media: «Sono molto bravi a farlo. Hanno mujahedin informatici sui social media, molto più di quanto possiamo immaginare. È un rete internazionale, non è così facile da individuare e non è facile accusare qualcuno e portarlo in tribunale». Le autorità di sicurezza malesi hanno confermato di aver condiviso intelligence con altri stati e attori internazionali per affrontare globalmente il problema: Twitter ha annunciato il 13 aprile di aver sospeso 10mila account perché sospettati di legami con Daash. Le autorità malesi hanno inoltre sostenuto una corretta guida religiosa per i fedeli; in questo modo, secondo loro, la gente avrebbe meno probabilità di essere influenzata dallo Stato islamico.