Egitto. Un faraone tira l’altro

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EGITTO – Il Cairo. Si acuisce la crisi in Egitto. L’accesso all’ambasciata statunitense è stato bloccato dai manifestanti alle 10:30 (ora locale) di questa mattina (le 09:30 in Italia). Forze dell’ordine e manifestanti si sono scontrati intorno alla sede diplomatica, in particolar modo nei pressi del check point di Lazoughly Street, al Sharms e Osiris Street.

Non è al momento consentito nessun accesso in entrata o in uscita all’interno della sede diplomatica. L’ambasciata Usa ha chiesto a tutti i cittadini di non avvicinarsi all’area in cui è situato l’edificio (Garden City). Mohammed Morsi ha annunciato che farà un annuncio pubblico alle 19:00 (ora locale, le 18:00 in Italia). Si ritiene che il presidente farà appello all’unità nazionale e spiegherà le ragioni del decreto. Nel frattempo, sempre il 29 novembre, il Parlamento vota articolo per articolo i 234 che compongono la bozza definitiva. Le proteste si sono acuite in piazza e non solo: i magistrati hanno dichiarato uno sciopero ad oltranza fino alla revoca del decreto.
L’assemblea costituente egiziana ha approvato all’unanimità l’articolo 2 della costituzione che fa riferimento ai principi della Shar’ia, la legge islamica, come base per le leggi nel Paese. La formula che fa riferimento a questi principi è sì invariata rispetto alla vecchia Costituzione dell’era Mubarak, ma è integrata dall’articolo 219 che definisce quali sono i principi della legge islamica.
Sull’applicazione della legge islamica come unica base della legislazione si è tenuto il braccio di ferro che da mesi oppone movimenti islamici e liberali e laici, che hanno abbandonato i lavori della costituente in protesta. L’assemblea, inizialmente composta da 100 membri, si è ridotta a 74 per il boicottaggio delle componenti moderati e delle chiese cristiane. Attualmente sono 85 i componenti che stanno votando perché i 74 sono stati integrati con undici membri supplenti per raggiungere il quorum. L’assemblea è dominata al 60% da rappresentanti di formazioni islamiche. Ogni articolo deve essere approvato con una maggioranza del 67% al primo voto. In caso di bocciatura si procede ad un secondo voto a distanza da 24 ore con una maggioranza abbassata al 57%. La votazione a sorpresa del testo della nuova costituzione è una improvvisa accelerazione dopo l’emanazione, la scorsa settimana, del decreto presidenziale di Mohamed Morsi, che già stasera dovrebbe convocare il referendum sul testo costituzionale, che si dovrebbe tenere entro due settimane. La protesta della magistratura potrebbe bloccare ancora di più la situazione per il fatto che i magistrati supervisionano e controllano i referendum e le elezioni. Al Times Morsi ha detto i sondaggi sono con lui e con la Fratellanza musulmana che lo sostiene al 90 per cento.
Le cancellerie del Vecchio Continente, pur dicendosi preoccupate, sembrano non cogliere appieno le implicazioni di una giurisprudenza basata sulla legge islamiche praticamente alle porte di casa soddisfatte del temporaneo successo ottenuto anche grazie all’Egitto nella recente crisi tra Israele e Hamas a Gaza. L’applicazione della legge islamica, in altri scenari e scacchieri mondiali, è vista come fumo agli occhi proprio delle stese cancellerie. Non  sempre vale l’antico motto secondo cui il nemico del mio nemico è mio amico.