COVID 19. Back To School

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31 agosto 2020: «Carissimi, da domani prenderà il via formalmente l’anno scolastico. Quello che stiamo per vivere è un inizio davvero particolare: tutti Voi, Docenti, Dirigenti, Personale ATA, siete ben consapevoli del fatto che stiamo per scrivere, insieme, un capitolo nuovo e determinante nella storia della nostra scuola. Siate innanzitutto fieri del lavoro fin qui svolto. … […] Insieme poi, a giugno, abbiamo riaperto i nostri Istituti, per la prima volta, per lo svolgimento degli Esami di Stato delle scuole secondarie di secondo grado. In molti avevano messo in dubbio la nostra capacità di organizzarli in presenza, allarmando su possibili fughe di commissari e presidenti di commissione. In pochi hanno poi voluto raccontare con quale spirito di servizio la scuola tutta abbia gestito senza alcuna criticità una prova che resterà nella storia e nel cuore di studentesse e studenti. Anche di questo non posso che ringraziarvi uno per uno. […] Lo dico senza alcun trionfalismo, ma con soddisfazione: dati alla mano, nessuno in Europa si è impegnato così tanto nei mesi estivi per preparare la scuola a questa nuova stagione. […] Già a giugno è stato varato il Piano per la ripartenza di settembre, preparato insieme ai tanti attori del sistema scolastico e istituzionale. Da allora non ci siamo mai fermati. Abbiamo collaborato con le autorità sanitarie per avere regole condivise. E se queste si sono evolute nel corso dell’estate è perché il quadro di una pandemia non è una fotografia, non è statico, e al mutare delle condizioni la politica può e deve prendere nuove decisioni. Lo abbiamo fatto. Oggi abbiamo regole chiare, tra le più rigorose in Europa …[…]».

Queste parole sono state dedicate dal Ministro Lucia Azzolina a tutto il personale docente e non della scuola il 31 agosto. Comunicato pubblicato sul sito del Miur sezione comunicati.

Ma cosa è stato realmente fatto durante l’estate?

Il Ministro asserisce di non essersi mai fermato un istante eppure le testate di gossip danno il Ministro Azzolina al mare: il 30 giugno era a Sperlonga, e il 14 Luglio ancora sui giornali per essere al mare a fare un bagno. Eppure il premier Giuseppe Conte, l’8 settembre, ha detto che il Ministro Azzolina, non ha fatto un giorno di ferie, forse era in permesso. E se crediamo alle parole di Conte, va detto che se il Ministro e il suo staff erano in ufficio, non lo erano la maggior parte dei dipendenti coinvolti nelle “funzione scuola” in ferie tutto il mese di agosto, come ogni anno, non lo erano gli insegnanti che in alcuni casi hanno fatto 13 settimane di ferie come da contratto della scuola. Sull’ingresso a scuola, veramente, presidi e insegnanti – insieme – hanno cominciato lavorare con qualche eccezione il 1 settembre come da calendario scolastico.  E questo che piaccia o meno al Ministro ha creato qualche problemino. Non solo la “funzione scuola” è andata in panico ma le famiglie di 8milioni e trecento mila studenti che alla vigilia dell’ingresso a scuola erano alle prese con firme di moduli e acquisti di mascherine per i figli e soprattutto non sapevano se le scuole avrebbero aperto i battenti o no!

Il panico vissuto dalle famiglie lo racconteremo nel nostro secondo pezzo della rubrica dedicato alle storie delle persone che Covid 19 lo subiscono

Comunque venendo ai dati, secondo l’organizzazione europea Eurydice, l’Italia detiene due primati scolastici il maggior numero di settimane consecutive di ferie, 13, e il maggior numero di lezioni svolte in classe.

Altri dati vanno enunciati in merito ai concorsi: seimila le domande di partecipazione per il concorso ordinario di infanzia e primaria, più di 430mila per la secondaria di I e II grado. Inoltre, sono circa 64mila le domande di partecipazione presentate per la procedura straordinaria per l’immissione in ruolo di docenti per la scuola secondaria di I e II grado con almeno tre annualità di servizio. Ad oggi, dunque, la scuola è iniziata senza insegnanti.

E se questo è il problema di ogni inizio anno, quest’anno di pandemia ha visto i presidi della scuole fare i conti con i centimetri. Il 14 agosto scriveva La Repubblica che i presidi delle scuole italiane stavano ancora armeggiando con il metro per concludere questo: In Lazio la questione spazio è critica, Campania e Calabria disperata, in Emilia Romagna il 14 agosto i presidi erano al IV monitoraggio.

Il fatto è che nessuno ha messo regole chiare e ancora ad agosto non si sapeva se era o no obbligatoria la mascherina a scuola. Non solo, secondo Antonello Giannelli, presidente dell’associazione nazionale presidi (Anp) ad un certo punto è successo il caos quando il Comitato tecnico scientifico ha detto che si può scendere anche sotto il metro di distanza laddove non ci sarà la possibilità di rispettarlo. Ci si chiede come mai avendo in Italia geometri in tutti i comuni e uffici tecnici preposti non sia stato chiesto a questi di misurare quanti bambini/ragazzi potevano entrare nelle aule in base alle normative stabilite da quando c’è la pandemia e quante aule servivano per completare l’opera.

E ancora il Ministro Azzolina è andata a destra e a manca in cerca di edifici per la scuola quando, secondo il Fatto quotidiano,il patrimonio edilizio scolastico, già non a norma per almeno l’80%, perde spazi e si tratta talora di interi piani inagibili perché gli enti locali (e chi di dovere) non spendono un euro. In quasi l’80% degli istituti vi sono aule inagibili. Ma nessuno ha considerato che in tutta Italia ci sono molti edifici utilizzabili come le caserme che potrebbero essere rimesse in opera a basso costo, edifici che fanno parte del patrimonio dello Stato e che sono in dismissione. Se possiamo spendere 250 euro a banco possiamo spendere in riqualificazione edilizia scolastica e in trasporto. Nel il Foglio si legge: «Se tutti costoro, Ministero et similia, da marzo a oggi avessero lavorato almeno all’ordinaria manutenzione su 40mila edifici si sarebbero recuperate a dir poco 20mila aule in più (se non il doppio). In ogni caso, congratulazioni a tutti gli addetti ai lavori, compresi coloro che millantano dotte (e colorite) “ricerche” sull’istruzione: che andassero (loro sì) a lavare i piatti nei B&B!».

Riassumendo non ci sono gli insegnanti, non ci sono le aule, non ci sono le regole per la scuola e andiamo avanti passiamo dal ministro della Pubblica Istruzione al commissario straordinario per la Scuola Domenico Arcuri.

Su un articolo pubblicato da orizzontescuola si legge: «Noi siamo l’unico Paese del mondo che manda tutti i giorni una mascherina gratis a tutti gli studenti, ricchi e poveri, senza distinzione. Ieri i nostri uffici hanno raccolto 149 lamentele di genitori che sostenevano che nelle scuole dei loro figli non c’erano le mascherine. Noi abbiamo dimostrato, esibendo 149 bolle di consegna, che in quelle scuole le mascherine erano arrivate». Così Domenico Arcuri, commissario straordinario per l’emergenza coronavirus, ospite di “RiGenerazione”, l’evento organizzato dalla Fai-Cisl per approfondire il ruolo del sindacato nelle sfide del futuro.

E noi aggiungiamo se sono arrivate qualcuno approfondisca e ci dica dove sono finite perché le famiglie che hanno comprato i kit scuola privatamente sono molte di più di 149.

E sempre Arcuri dice nello stesso articolo: «Quanto ai banchi “nelle scuole italiane ci sono al momento solo il 10% di quelli che abbiamo promesso saranno inviati. Fino a ieri sono stati consegnati 200mila banchi monoposto, a fronte di una richiesta complessiva avanzata dai dirigenti scolastici di 2,4 milioni di pezzi, 2mln con le gambette e 400mila con le rotelle», ha aggiunto Arcuri.  In Valle d’Aosta i dirigenti scolastici hanno chiesto l’8% dei banchi rispetto al totale degli studenti. In Veneto il 14%, in Emilia Romagna il 15%, in Campania il 61%, in Sicilia il 69%. «Ecco» – ha spiegato ancora il commissario straordinario – «non mi si venga a dire che servono tutti per il distanziamento. In ogni caso, faremo tutto in due mesi, i primi banchi sono stati consegnati il 28/8, e dopo 10 giorni stiamo a 200mila, che sarebbe la media annua di normale produzione in Italia. Tutti gli anni la scuola è cominciata zoppicando ma si è rimessa a correre dopo qualche giorno», ha concluso Arcuri.

Sempre nella sezione dedicata alle storie, di chi il covid 19 lo subisce, spiegheremo quanto è costata la prima settimana di scuola in termini di mascherine a una famiglia con due figli.

Per ora cerchiamo di fare il solito calcolo della casalinga che deve arrivare a fine mese e torniamo ai nostri banchi. Secondo il ministro della Pubblica Istruzione, Lucia Azzolina gli studenti sono 8milioni e 300 mila. Sono arrivate richieste dai presidi per 2milioni e quattrocento mila banchi. Vuol dire che le scuole hanno a disposizione un patrimonio di oltre sei milioni di banchi. Sappiamo, anche da nostre interviste, che gli alunni mangeranno in classe e non faranno più la turnazione delle aule quindi il banco di inizio anno sarà quello dell’anno e non servirà allestire aule per attività extra. E comunque sempre 8 miioni e seicentomila banchi servono. Per quanto concerne poi la spiegazione sulla consegna 200mila banchi monoposto che secondo Arcuri è la produzione annua di banchi in Italia ricordiamo che la produzione dipende sempre molto da quando gli appalti vengono fatti e a chi ci si rivolge per la costruzione dei banchi se come si apprende da fonti giornalistiche vengono affidati appalti di 45milioni ad aziende che non hanno mai prodotto banchi e che hanno un fatturato di 400.000 mila euro e hanno un solo dipendente è molto difficile rispettare le consegne. Diciamo per diritto di cronaca che l’appalto in questione è stato sciolto per motivi tecnici solo dopo che la notizia è finita su tutti i giornali.

Quindi ad oggi: niente insegnanti, niente aule, niente banchi. Cari studenti ben tornati a Scuola!

Graziella Giangiulio e Antonio Albanese

LE STORIE

COVID 19, L’altra storia. La pandemia è sessista!

Questa storia è una somma di storie di famiglie italiane che stanno combattendo con circolari scolastiche e che cercano di capire come dovranno comportarsi i propri figli a scuola. Questa storia parla di alunni, alcuni, protagonisti unici di questo rientro scolastico pandemico, che hanno dagli 6 ai 18 anni: elementari, medie e superiori o licei.

Ogni regione ha le sue regole e queste non sono uguali per tutti, se il vertice non è chiaro alla base ci sarà il caos ed è quello che è successo. Un caos istituzionale generato da una cattiva comunicazione.

Per esempio nelle scuole dei nostri intervistati si invitano i genitori a fornire le mascherine, almeno due al giorno per i propri figli, una da indossare e una di scorta, il detergente per le mani. Per chi ha due figli si tratta circa di 15/20 euro settimanali. Invece di fare proclami sulla distribuzione gratuita si poteva inserire l’acquisto di mascherine come spesa sanitaria da detrarre nelle spese mediche e tutti avrebbero agito di conseguenza anche perché se lo stato dovesse realmente fornire le mascherine a tutti si tratterebbe di 8milioni e 300 mila mascherine solo per gli studenti poi c’è il personale scolastico.

Sono storie  di famiglie che fino al 13 settembre non sapevano se i figli sarebbero rientrati a scuola, alle prese con gli acquisti di buste di plastica al posto dell’astuccio, di scatole di plastica al posto degli zaini. I più piccoli a seconda delle scuole frequentate hanno tolto il grembiule, simbolo per eccellenza dell’eguaglianza per indossare la maglietta del percorso individuale! Il coronavirus dunque è esaltazione delle individualità e delle differenze. Quello contro cui la scuola ha combattuto negli ultimi decenni.

Rosa, per esempio ci racconta che ha due figli uno di 7 anni e una di 13, elementari e medie. E i giorni dall’1 al 13 settembre sono stati un vero e proprio inferno: la scuola ha inviato ai genitori ben cinque circolari spesso contraddittorie tra di loro.  Finalmente l’11 settembre via mail arrivano dei chiarimenti, dopo innumerevoli chat tra rappresentati di classe e genitori alla fine di riunioni estenuanti con i presidi:

“Si inviano in due file allegati:

  • il patto di corresponsabilità 2019/2020 esteso al 2020/2021,
  • l’integrazione con le norme anti Covid per l’anno scolastico 2020/2021.

I genitori dovranno:

  • leggere entrambi i documenti,
  • sottoscrivere i due documenti compilando le aree predisposte nel modulo anti covid,
  • l’area compilata e sottoscritta sarà ritagliata e consegnata in classe dall’alunno/a.

Le circolari contengono nel dettaglio i doveri del genitore nei tempi della pandemia: 17 punti tra cui: Dotare il/la proprio/a figlio/a di una mascherina chirurgica da indossare nel tragitto casa – scuola e durante la permanenza a scuola e una mascherina di riserva. Prima chiara ammissione che lo Stato le mascherine non le passa ora e non le passerà o per lo meno non a tutti. E ancora, a parte non mandare a scuola i bambini e i ragazzi con la febbre, i genitori devono: Vigilare che i/le propri/e figli/figlie non portino a scuola giochi o altri oggetti personali. E altro punto: Controllare giornalmente che tutti/egli/le alunni/e abbiano il materiale didattico necessario per lo svolgimento delle attività, questione particolarmente importante in quanto non è possibile scambiarsi e prestarsi materiale didattico e altro materiale richiesto tra gli alunni e le alunne. E non trascurabile: Impegnarsi a consultare con frequenza elevata il sito internet ufficiale della scuola per prendere  visione di tutte le comunicazioni inviate alle famiglie. Forse a scuola pensano che i genitori non lavorino, non facciano la spesa, non abbiano altra ragione di vita che seguire le circolari del ministero per l’Istruzione e le circolari dei presidi. Inchiodati allo schermo, come se non ci fosse un domani. In preda alle paure disseminate da una comunicazione distorta sulla pandemia.

Ma veniamo ai doveri degli alunni delle scuole elementari, 11 punti: Non toccare il materiale scolastico delle/dei proprie/i compagne/i di classe.  E ancora: Consumare la merenda seduti/e al banco. E a seguire: Non scambiarsi le merende.

Ma forse la parte più interessante è quella dedicata ai docenti, per loro solo 4 doveri: Non toccare il materiale didattico delle alunne e degli alunni. Per le esercitazioni e le verifiche utilizzare per l’invio e la correzione solo strumenti elettronici. Mantenere il metro di distanza e usare la mascherina. Igienizzare la tastiera e il mouse della postazione del docente prima di lasciare la classe. Addio quaderni, carta penna e correzioni in rosso e blu sui quaderni, addio alle esercitazioni di bella grafia, addio dunque al saper scrivere a mano libera. I bambini non potranno più fare i compiti su carta ma avranno dotarsi di strumenti elettronici. E gli errori chi li corregge? Il correttore automatico? E la consecutio? Un vero e proprio ricordo ancestrale che in tempo di pandemia passa in secondo piano, evitare il contagio di una malattia che ora si cura con diversi dispositivi medici a casa, rispetto al fatto di creare persone capaci di intendere e volere che un domani dovranno governare gestire il nostro paese. Ma una domanda: gli insegnanti non potevano, come tutti coloro che lavorano in mezzo a molte persone, indossare dei guanti e buttarli a fine lezione? Come si vede nei supermercati? In Banca? Ma le maestre i soldi non li toccano? E quelle banconote sono meno pericolose dei quaderni degli alunni? Non è dato conoscere risposta.

Andiamo avanti, leggendo le circolari scolastiche che Rosa ci ha dato, inoltre, abbiamo scoperto che il Covid 19 è una pandemia sessista, alle scuole medie per esempio sono state distribuite circolari su: Piano di accesso ai servizi (bagni delle alunne e degli alunni) e svolgimento della ricreazione. Tra le regole: Un’alunna alla volta per ciascuna classe potrà su richiesta recarsi ai servizi durante le ore dispari (I, III, V). Un alunno alla volta per ciascuna classe potrà su richiesta recarsi ai servizi durante le ore pari (II, IV, VI). Probabilmente ci sarà della letteratura che spiega che se un maschio e una femmina si incontrano davanti alla porta del bagno hanno più possibilità di contagiarsi rispetto a chi si incontra in fila ma dello stesso sesso davanti a un bagno. E andiamo avanti: l’accesso al locale del bagno sarà effettuato da un alunno/a alla volta, sotto la vigilanza del collaboratore del piano. Gli/Le alunni/e aspetteranno il loro turno in fila indossando la mascherina e mantenendo la distanza di un metro uno/a dall’altro/a. All’ingresso e all’uscita del locale del bagno dovranno igienizzare le mani con il gel disponibile nel dispenser installato all’interno dei locali dei servizi. Qualora la fila degli alunni in attesa di accesso ai servizi siano più di 5, il/la collaboratrice/ore in servizio rimanderà in classe gli ultimi alunni giunti finché la fila venga esaurita o che diminuisca di numero di alunni/e in attesa. Cari ragazzi se vi scappa fatevela addosso! Ci chiediamo se non sia il caso di chiamare i vigli urbani a dirigere il traffico dei bagni scolastici.

Per quanto riguarda la ricreazione poi la situazione si fa ancora più drammatica: La ricreazione deve svolgersi all’interno delle aule delle classi, dalle ore 10:45 alle 11:00 . Le alunne e gli alunni consumeranno la merenda seduti sulla loro postazione. Solo dopo aver terminato di consumare la merenda potranno alzarsi e muoversi all’interno della classe, sempre rispettando la prescrizione di non toccare il materiale degli/lle altri/e alunni/e e cercando di mantenere la distanza di un metro e indossando la mascherina. Dopo tutto la prevenzione non è mai troppa. Ovviamente: Durante l’orario della ricreazione non è consentito recarsi ai servizi né accedere al corridoio. Troppo assembramento. La domanda è se qualcuno deve andare al bagno con urgenza come si fa? Si mandano in classe tutti i ragazzi? Si provvede con vasini?

Passiamo ai licei: come verranno gestiti per esempio i Laboratori? Per i laboratori e le aule attrezzate, ove non sia possibile modificare il layout dei banchi o delle postazioni di lavoro, andrà valutato caso per caso il numero massimo di che consenta il distanziamento previsto. Nel caso di postazioni di lavoro non fisse (ad esempio allievi che operano in piedi, di fronte a banconi, pannelli attrezzati, ecc.), si suggerisce di delimitare gli spazi di movimento degli allievi con opportune segnalazioni (ad es. una linea segnalatrice gialla/nera) per il necessario mantenimento del distanziamento di almeno 1 m tra un allievo e un altro; prima dell’accesso di nuove classi i laboratori andranno puliti adeguatamente. Quindi si rischia che nessuno faccia laboratori, per mancanza di spazi, che per le scuole tecniche rappresentano un importante numero ore. Cambia completamente l’ora di ginnastica: Per le attività di educazione fisica da svolgersi in palestra sarà sufficiente garantire un distanziamento interpersonale tra gli allievi di almeno 2 m ed altrettanto tra gli allievi e il docente, privilegiando le attività fisiche sportive individuali che lo permettono. Non sono permesse attività in cui è ridotto il distanziamento nemmeno nelle aree sportive all’aperto. È fortemente sconsigliata qualsiasi attività che preveda il passaggio di attrezzature con le mani (es. pallavolo, staffette ecc.), in ogni caso tutte le attrezzature, comprese le spalliere e i tappeti, andranno pulite prima e dopo l’utilizzo co detergente neutro, anche dagli stessi alunni. Ma perché devono essere gli alunni a pulire le attrezzature? I “bidelli” che fanno?

Nel Liceo della figlia di Mario gli alunni devono pulire i propri banchi perché i bidelli si rifiutano di pulire per paura di contagi. Quei bidelli non toccano le porte di ingresso dei palazzi in cui vivono? Gli sportelli delle auto? Non salgono in autobus? Non è che dietro la paura del contagio ci sono altri obiettivi? Inoltre siccome ci sono i rischi da contagio Covid 19 le scuole hanno sospeso le esercitazioni anti incendio e quelle per i terremoti. E ancora per gli interventi di pronto soccorso, come la sbucciatura del ginocchio da parte dell’alunno, sarà la famiglia, ogni famiglia a dare al figlio un kit pronto soccorso altri soldi da spendere.

Lina ci ha raccontato che la figlia è entrata a scuola il 1 settembre e fino a 25 farà lezione di Covid 19.  E che le spiegano? Quello che noi gli abbiamo spiegato da marzo: la distanza sociale, come la farsi le mani, ad usare il detergente e i percorsi per l’ingresso e l’uscita dalla scuola. Sostanzialmente 25 giorni buttati via, mancano i banchi, non si sa quando inizierà il tempo pieno e quando la mensa potrà insegnare i pasti a scuola sarà come in aereo, mangeranno nelle ciotole sui banchi: che pena!

A scuola di Lucia liceo le femmine entrano prima dei maschi, perché come abbiamo scritto il covid è sessista e persino da ingressi diversi. Chissà se eviteremo i contagi.

Monica invece ha iniziato la scuola a distanza perché nella sua scuola media, appena rimessa a nuovo, mancano gli insegnanti che hanno rinunciato alla cattedra a loro assegnata qualcuno si è addirittura messo in malattia.

Sulle merende scolastiche poi ci sono state le soluzioni più fantasiose, tra le tante vi raccontiamo quella di Eugenio rappresentante di classe per la figlia in istituto magistrale: “Raccoglierò ogni mattina i soldi dagli alunni o dai loro genitori, andrò al bar della scuola con le ordinazioni. Il bar mi dirà a che ora saranno pronte le andrò a ritirare e le consegnerò in aula, rigorosamente coi guanti, per chi vuole la può portare da casa la merenda”. E sappiamo che questo ordine, è contro le disposizioni e le linee guida che prevedono che la merenda non può essere toccata se non dallo studente interessato. Nella scuola della figlia dei Eugenio però la preside ha assunto un medico ed è stata introdotta una nuova materia: Educazione civica! Pensate un po’ ritorna a scuola Educazione Civica quando ti insegnavano cosa era il parlamento, la costituzione e i tuoi diritti che in tempo di pandemia vengono continuamente calpestati!