COREA DEL NORD. Il fallimento propagandistico dei Kim è lo specchio del regime nordcoreano

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Uno studio recente ha rilevato che televisori e lettori DVD hanno «raggiunto quasi l’ubiquità in Corea del Nord attraverso quasi tutti i divari demografici, socio-economici e di classe politica».

Alcuni negozi di Pyongyang offrono Dvd e Cd video in vendita; i film o i video stranieri sono spesso su chiavette Usb o schede micro Sd e venduti sul mercato nero.

La Corea del Nord ha recentemente distribuito “materiale esplicativo” alla Lega della Gioventù Patriottica Socialista, sottolineando la lotta contro la visione o la distribuzione di «materiale registrato impuro» come film e programmi televisivi provenienti dalla Corea del Sud e da altri Paesi.

Nel materiale di istruzione politico ideologica, le autorità nordcoreane sostengono che l’incapacità di fermare la visione e la distribuzione clandestina di registrazioni «strane e decadenti» ha «offuscato una sana atmosfera sociale». Il governo di Kim poi avverte che «una volta assaporati questi nuovi video, non si riesce più a smettere e, alla fine, ci si ritrova immersi fino al collo nel tradimento, proprio come volevano i nemici della nazione», riporta AT.

In particolare, la Corea del Nord ha definito la visione clandestina o il contrabbando e la distribuzione di registrazioni impure, come «schemi di intrusione ideologica e culturale degli imperialisti che stanno diventando più crudeli che mai», un «atto di tradimento fondamentalmente non diverso dal puntare una pistola contro la patria e il suo popolo quando stanno soffrendo». Il materiale diceva inoltre che «se si va in giro con registrazioni impure clandestine di natura strana e decadente, le si guarda, contrabbanda o vende illegalmente, possiamo solo definirlo un atto intenzionale per trascinare i nostri giovani in fantasie sul capitalismo e su stili di vita borghesi, e quindi marci».

Queste campagne di propaganda interna, pur essendo una costante, sono tipicamente portate a un livello più alto nei momenti in cui le condizioni interne sono particolarmente sfavorevoli, quando il regime può pensare di avere motivo di preoccuparsi degli effetti di un’opinione pubblica contraria, solo parzialmente influenzata dall’esterno, sulle sue prospettive di sopravvivenza a lungo termine.

In effetti, la situazione si sta avvicinando al punto più basso del XXI secolo: l’economia è appesa a un filo dopo tre anni di politica di zero-Covid, ancora più estrema di quella cinese, che ha comportato un blocco quasi totale del commercio estero.

I pochi fatti che trapelano narrano di prezzi alle stelle in Corea del Nord per i beni di prima necessità, di morti per fame e di decessi causati dal Covid in combinazione con condizioni preesistenti di malnutrizione, in particolare, e di mancanza di farmaci.

Il regime di Kim Jong Un, terzo nella linea dei governanti della famiglia, nonostante le previsioni di quando prese il potere a vent’anni, è sopravvissuto per un decennio alle conseguenze della cattiva gestione della dinastia Kim.

La situazione attuale in cui si muove Pyongyang è assai complicata e i preparativi per le celebrazioni dinastiche non risollevano di certo economia e reddito: la stessa narrativa del regime secdmno cui il covid è arrivato dall’esterno testimonia l’ammissione indiretta dell’incapacità di gestire una diffusa crisi sanitaria unita a quella preesistente alimentare e a quella originata dalle sanzioni internazionali.

La propaganda interna sull’impurezza della cultura “occidentale”, seppur datata, serve a mascherare quanto riesce a filtrare nel paese e quanto il regime dei Kim sia fallimentare.

Maddalena Ingrao