Colombia: Urabeños nuovo attore nei negoziati

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COLOMBIA – Bogotà 02/07/13. La principale organizzazione neo-paramilitare della Colombia, gli Urabeños, il 28 giugno hanno detto di voler partecipare ai colloqui di pace in corso tra governo e Farc e ha chiesto al governo di essere coinvolta nei negoziati.

Gli Urabeños, la cui denominazione ufficiale è Autodefensas Gaitanistas de Colombia ha rilasciato una dichiarazione in cui si legge che «ci deve essere la consapevolezza che se noi non prendiamo parte ad un processo di negoziazione, la pace continuerà a essere un’aspirazione nell’immaginario collettivo. Sette mila uomini armati, con una presenza in tutto il territorio nazionale, non possono essere ignorati». Gli Urabeños, formati da ex comandanti e combattenti smobilitati della precedente organizzazione paramilitare Auc (Autodefensas Unidas de Colombia) sostengono di essere «il risultato del processo di pace fallito tra lo stato colombiano e le Autodefensas Unidas de Colombia, un processo conclusosi bruscamente poiché l governo di Alvaro Uribe Velez, ha unilateralmente rotto gli accordi presi, arrestato i nostri comandanti e successivamente ne ha estradati un gran numero di loro». Gli Urabeños operano nel nord della Colombia di cui hanno preso il controllo della costa caraibica. L’organizzazione deve il suo nome ad una offensiva fatta, alla fine degli anni Novanta e tra i primi Duemila, dalla regione di Uraba verso pianure orientali della Colombia.

Quando l’Auc venne smobilitato ufficialmente tra il 2003 e il 2006, i comandanti di medio livello e combattenti dei gruppi paramilitari,  “Bloque Centauros” e “Bloque Elmer Cardenas” crearono una struttura paramilitare nel nord della Colombia e iniziarono ad operare sotto il nome di Autodefensas Gaitanistas. Il fondatore è Daniel Rendon, alias “Don Mario”, ex comandante Auc. Gli Urabeños si sono sempre definiti un’organizzazione di matrice politica e non trafficanti di droga: «Il nostro scopo non è il guadagno personale come hanno cercato di far credere» si legge nella loro dichiarazione. «Il fatto che siamo attivi in ​​zone di conflitto, che a loro volta sono sostenute da coltivazione illegale, non ci rende trafficanti di droga o un cartello della droga. Il nostro rapporto con il traffico di droga è costituito da una ricarica sui prodotti che provengono da territori in cui siamo presenti “, si legge poi.

Nella loro dichiarazione, i neo-paramilitari hanno esplicitamente detto di sostenere i colloqui di pace in corso con le Farc. «Noi crediamo che fino ad ora i risultati ottenuti vadano nella giusta direzione per ripristinare l’agricoltura volta a favorire il benessere».