CINA. La guerra dei droni di Pechino

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I droni stanno avendo un ruolo crescente nelle operazioni militari della Cina, dalle zone di confine dell’Himalaya alle profondità dei mari al largo delle sue coste orientali e meridionali, l’Esercito Popolare di Liberazione incorpora questa tecnologia in quasi tutte le sfere delle operazioni.

Immagini satellitari, mass media e mondo accademico hanno confermato la significativa accelerazione nel dispiegamento di droni, sviluppati per una serie di usi, in operazioni di combattimento e strategie congiunte. I media statali cinesi hanno mostrato una serie di droni in fase di test ad alta quota in Himalaya, con l’obiettivo di studiare tattiche di operazioni congiunte con diverse truppe a terra, la raccolta di informazioni e la consegna di forniture.

Il Comando del Teatro Orientale, nella cui sfera operativa rientra il Mar Cinese Orientale e lo Stretto di Taiwan, così come delle operazioni subacquee nel Mar Cinese Meridionale, ha molti veicoli aerei da combattimento senza pilota, Ucav, avanzati e droni di ricognizione, secondo i media cinesi, riporta Scmp.

La tecnologia cinese senza pilota risale agli anni ’60 del Novecento, quando, come molti paesi occidentali, ha iniziato a trasformare i vecchi jet da combattimento in droni bersaglio per l’addestramento dei piloti e il test delle armi. Il primo aereo bersaglio prodotto in Cina è stato consegnato nel 1966, secondo quanto riporta il PLA Daily.

Il Pla ha istituito il suo primo squadrone di veicoli aerei senza equipaggio nel 2011, con quasi 70 droni ipersonici basati sulle piattaforme J-6 e J-7 dell’aviazione militare, usciti fuori linea, nella sua base nella provincia nord-occidentale di Gansu, secondo quanto ripotato dal ministero della Difesa di Taiwan.

Tutti gli esperti militari cinesi poi concordano sl fatto che i droni diventeranno sempre più significativi nella gestione delle operazioni di guerra e l’attenzione del Pla su una simile tecnologia «è necessaria se l’esercito più grande del mondo deve contrastare le nuove sfide in patria e all’estero».

Ad esempio e conferma di questo fatto, gli Stati Uniti e il Giappone il mese scorso hanno detto che hanno pianificato di schierare sette MQ-9 Reaper per la prima volta, proprio per aumentare la sorveglianza nel Mar Cinese Orientale.

Antonio Albanese