GIAPPONE. Tokyo si unisce alla guerra dei droni prossima ventura

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Il Giappone ha iniziato a sviluppare velivoli da combattimento senza pilota e telecomandati, che saranno impiegati già nel 2035, preparandosi ad affrontare ulteriori progressi nelle tecnologie militari cinesi e alla futura guerra dei droni. Secondo il ministero della Difesa, la Cina possiede più di mille caccia di quarta generazione che possono raggiungere velocità supersoniche, circa il triplo del Giappone e Pechino ha anche iniziato a schierare caccia Stealth di quinta generazione.

Di fronte a un significativo svantaggio numerico, il Giappone, come molti altri paesi, sta accelerando la ricerca in materia di difesa per frenare la potenza militare della Cina. Il ministero della Difesa giapponese ha in programma di introdurre i droni da combattimento in tre fasi: prima quelli telecomandati, poi le operazioni di “teaming”, in cui un solo aereo con equipaggio controllerebbe diversi droni, e infine l’uso in squadroni completamente non pilotati e autonomi. Le armi autonome richiedono capacità avanzate di machine learning, e le regole internazionali non hanno ancora raggiunto il livello toccato dallo sviluppo tecnologico, riporta NIkkei. Il Ministero nipponico prevede di concentrarsi sulle operazioni di squadra prima per il suo obiettivo del 2035, che coinciderà con il dispiegamento dei caccia con equipaggio di nuova generazione in Giappone.

Le aziende giapponesi sono già state incaricate della ricerca delle tecnologie necessarie. La Subaru sarà responsabile dello sviluppo delle capacità di controllo remoto e di volo, mentre la Mitsubishi Heavy Industries e la Mitsubishi Electric lavoreranno su un sistema di condivisione istantanea delle informazioni tra più velivoli. L’Agenzia per l’Acquisizione, la Tecnologia e la Logistica del Ministero sta anche pianificando la tecnologia dell’intelligenza artificiale per i droni.

Gli attori giapponesi potrebbero collaborare anche con le aziende statunitensi e britanniche. Il Ministero investirà 2,5 miliardi di yen in tecnologia di controllo remoto e di volo, e altri 200 milioni di yen in tecnologia AI. L’obiettivo è quello di condurre un test di volo con un piccolo prototipo intorno al 2024, quando la fase di ricerca dovrebbe concludersi, e iniziare a progettare il prodotto finale già nel 2025. I droni da combattimento finali potrebbero essere equipaggiati con capacità di rilevamento e missili.

Il Giappone spera di rafforzare le proprie difese utilizzando relativamente poca manodopera, permettendo ad un solo pilota di controllare più droni, e facendo in modo che i jet condividano le informazioni tra loro. I droni potrebbero anche raccogliere dati in aree pericolose senza rischiare la vita del personale militare giapponese.

Poiché i droni da combattimento non hanno bisogno di una cabina di pilotaggio, possono essere costruiti più piccoli, più semplici e più economici di un jet con equipaggio. Ma hanno bisogno di un’intelligenza artificiale sofisticata che possa elaborare istantaneamente grandi quantità di dati per rispondere efficacemente a un attacco nemico. Tokyo si è unita alla gara internazionale sui droni autonomi da combattimento.

Luigi Medici