BULGARIA. Sofia è la backdoor dell’Intelligence russa?

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Stando a quanto riportano Bgnes, agenzia bulgara e l’americana Cnn, l’ultimo affaire di spionaggio in Bulgaria, che ha portato all’espulsione di due diplomatici russi dal paese, ha dimostrato che il paese è ancora un obiettivo dello spionaggio russo.

Fino al 1989, la Bulgaria era uno dei membri più fedeli del Patto di Varsavia guidato dall’Urss. Secondo i due mass media, ora come membro della Nato e dell’Unione Europea, Sofia continua a essere un obiettivo dell’intelligence russa. Se Vienna era l’epicentro dello spionaggio dopo la Seconda guerra mondiale in Europa, oggi lo è Sofia.

Poiché la Bulgaria è un membro della Nato, alcuni siti importanti si trovano nel paese in prossimità del Mar Nero. Gli aerei della Nato volano dalle basi in Bulgaria eseguendo missioni di polizia aerea sulla zona, che ha visto aumentare l’attività militare sia della Russia che dell’Alleanza dopo l’annessione della Crimea da parte di Mosca nel 2014. Nel 2020, sei F-16 statunitensi erano di stanza alla Graf Ignatievo AirBase.

Gruppi di interesse vicini al Cremlino hanno sostenuto gruppi filorussi in Bulgaria. Uno di essi, il Movimento Nazionale Russofili, è guidato da Nikolay Malinov, che è stato accusato nel 2019 di spionaggio e riciclaggio di denaro a beneficio di organizzazioni russe. Il suo caso deve ancora essere ascoltato, e Malinov si è dichiarato non colpevole.

La Cnn, poi, ricorda che nel 2020 la procura bulgara ha incriminato in contumacia tre cittadini russi in relazione all’avvelenamento con Novichok di un trafficante di armi bulgaro Emiliyan Gebrev a Sofia nel 2015. Uno di loro è stato identificato come Sergei Fedotov, ufficiale dell’intelligence militare russa. Il gruppo giornalistico investigativo Usa Bellingcat ha rivelato che Fedotov è uno dei tre agenti dell’intelligence russa presumibilmente legati all’avvelenamento dell’ex spia russa Sergey Skripal e di sua figlia nel Regno Unito nel 2018.

La Russia nega le accuse di spionaggio in Bulgaria. L’anno scorso, Sergei Ivanov, un portavoce dei servizi segreti esteri della Russia, ha accusato le agenzie di intelligence statunitensi di fare una campagna contro le persone dell’Europa orientale che vogliono buone relazioni con la Russia. La Bulgaria è diventata l’epicentro di questa campagna diffamatoria.

Gli ultimi arresti hanno scatenato una nuova crisi nelle relazioni tra Mosca e Sofia, che sono tradizionalmente vicine a causa della comune cultura slava e ortodossa. Ma se i procuratori bulgari avessero ragione, il Cremlino vede la Bulgaria come un obiettivo attraente, una entrata posteriore per spiare la Nato e l’Unione europea e rintracciare le forniture di armi per l’Ucraina.

Lucia Giannini