BALCANI. Belgrado: no sanzioni a Mosca

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Air Serbia si è ritrovata a essere una delle poche compagnie aeree europee a operare voli verso il territorio russo. Infatti, il governo di Belgrado è l’unico in Europa a non aver aderito al blocco aereo e all’imposizione di sanzioni contro la Federazione russa.

Coerentemente con l’equilibrismo tra sfere di influenza su cui ha impostato il primo mandato che si concluderà il prossimo aprile, il Presidente Aleksandar Vučić nel fine settimana in conferenza stampa ha affermato che la Serbia intende condannare qualsiasi violazione dell’integrità territoriale e del diritto internazionale, ma che non vuole procedere con l’imposizione di sanzioni per proteggere i propri interessi.

Come già visto, la particolare posizione della Serbia non dipende solo da questioni economico-energetiche, pure importanti soprattutto in periodo di campagna elettorale per il rinnovo della camera e per la scelta del capo dello stato: la Serbia è il paese di area balcanica storicamente legato alla Russia.

Dalla posizione di Belgrado di queste settimane dipende anche l’equilibrio della regione: in Montenegro sono in corso delle manifestazioni di cittadini di nazionalità serba in supporto all’invasione russa in Ucraina; il 28 febbraio un gruppo di nazionalisti serbi si è radunato di fronte a una chiesa ortodossa, a segnare che la questione della difesa della nazionalità in cui i serbi di Montenegro si riconoscono ha anche a che fare con la questione religiosa, particolarmente sentita soprattutto in seguito alle proteste di Cetinje dello scorso settembre.

Questo episodio si aggiunge ad altri fatti che incidono sulla stabilità della regione, come le dichiarazioni del Membro serbo della Presidenza di Bosnia Erzegovina Milorad Dodik a favore della neutralità della popolazione serba in contrasto con la posizione di Sarajevo, o la posizione del governo del Kosovo, che vorrebbe approfittare della situazione per facilitare il riconoscimento da parte di tutti i Paesi NATO e l’ingresso nell’Alleanza.

In Croazia, invece, nel fine settimana il media Dnevnik.hr ha riportato che un gruppo di volontari croati avrebbe deciso di raggiungere l’Ucraina per prendere parte agli sforzi militari contro l’invasione russa. «Atti e responsabilità personali» ha commentato il Premier Andrej Plenković, consapevole della delicata posizione della Croazia, vista l’appartenenza del paese a NATO e Unione europea. Un altro fatto che rischia di complicare la ricerca di un dialogo tra le parti.

Carlo Comensoli