La Mela e il Dragone

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STATI UNITI D’AMERICA – Cupertino 14/07/2014. La Apple sta ribattendo le accuse della tv di stato cinese sul nuovo iPhone: secondo Pechino l’iPhone minaccia la sicurezza nazionale attraverso la sua capacità di monitorare e registrare la posizione di un utente.

Si tratta di una funzione che può essere attivato o disattivato dagli utenti, disponibile su iOS 7, il sistema operativo utilizzato dalla attuale generazione di iPhone, in commercio dal settembre 2013. «Apprezziamo lo sforzo di Cctv per aiutare ad educare i clienti su un argomento che riteniamo molto importante» si legge in un comunicato in cinese e in inglese rilasciato da Apple il 12 luglio e comparso sul suo sito web in Cina; «Vogliamo che tutti i nostri clienti in Cina abbiano le idee chiare su quello che viene fatto e non fatto quando si tratta di vita privata e dati personali» prosegue il comunicato. Ma Ding, direttore dell’Istituto per la sicurezza di Internet presso la facoltà di Sicurezza Pubblica di Pechino, aveva infatti detto alla Cctv l’11 luglio che la funzione potrebbe essere utilizzata per raccogliere «dati estremamente sensibili», e anche segreti di Stato. Apple ha però negato categoricamente: «Come abbiamo affermato in precedenza, Apple non ha mai lavorato con qualsiasi agenzia governativa di qualsiasi paese per creare backdoor in uno qualsiasi dei nostri prodotti o servizi» si legge nel comunicato, «Non abbiamo mai permesso l’accesso ai nostri server. E non mai lo concederemo. È una cosa che ci sta a cuore», prosegue il comunicato. Apple ha sottolineato che i suoi telefoni utilizzano la geolocalizzazione Gps per scopi pratici, come ad esempio trovare un particolare negozio vicino, conoscere le previsioni del tempo o calcolare il tempo di viaggio: «È importante sottolineare che durante questo processo di raccolta dati, un dispositivo Apple non trasmette alcun dato che è associato unicamente al dispositivo o al cliente». I servizi di geolocalizzazione di iPhone possono poi essere facilmente disattivati; non è la prima volta che Apple è coinvolta in dispute sulla privacy in Cina, dove i suoi prodotti stanno crescendo in popolarità e diffusione andando a intaccare fette di un mercato dominato da smartphone con sistema operativo Android. Recentemente, sempre in Cina, Apple ha perso una causa sui diritti di brevetto del software di riconoscimento vocale Siri; nel marzo 2013, è stata bersaglio di una campagna massmediatica sulla scarsa assistenza post-vendita; nel 2012, ha pagato 60 milioni dollari per una causa concernente il marchio iPad. Le polemiche possono essere lette anche come il riflesso della tensione reciproca tra Washington e Pechino originata dalle accuse reciproche  tra gli Stati Uniti e la Cina, di cyber-spionaggio.