#ISRAELIRANWAR. Mentre Israele sceglie il primo Ministro, giuramento entro il 10 novembre, Trump è pronto per nuovi attacchi contro l’Iran. Khamenei si prepara al peggio e parla con i Pasdaran

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Un alto funzionario statunitense ha dichiarato che il presidente Donald Trump ha avuto “un’ottima conversazione con Netanyahu; hanno parlato dell’Iran”. Lo stesso Trump: “Ribattezzerò lo Stretto di Hormuz “Stretto di Trump”. Non credo che i jihadisti avranno grossi problemi al riguardo. La cosa piacerà loro”.

Israele è alle prese con la formazione del novo governo e il dato storico più insolito riguardante la 26ª Knesset è che per la prima volta nella storia di Israele, il numero di parlamentari arabi in rappresentanza di partiti arabi ha superato quello dei parlamentari ultraortodossi in rappresentanza di partiti ultraortodossi. In passato si erano già verificati casi di parità numerica, ma mai prima d’ora si era registrato un rapporto simile: 17 a 13.

Il quotidiano ebraico Yedioth Ahronoth – Nadav Eyal: “I leader del “Blocco del Cambiamento” non hanno fiducia nemmeno in se stessi. Mettono in guardia dalla fine della democrazia, ma ignorano l’evidente verità che hanno davanti agli occhi: la possibilità di tenere elezioni libere sta svanendo rapidamente. Se Netanyahu ha oltrepassato la linea rossa ed è pronto a utilizzare la polizia e le forze segrete per schiacciare l’opposizione, perché i leader del “Blocco del Cambiamento” presumono di poter competere alle prossime elezioni su un piano di parità? Il clima di violenza che si respira nelle strade israeliane dopo le elezioni è un indicatore della gravità della situazione; gli slogan gridati davanti all’abitazione di Eisenkot nelle ultime ventiquattr’ore, o l’odio furioso emerso durante la manifestazione a Habima – con tanto di invocazioni alla riapertura dei campi dell’Olocausto – non fanno che spianare la strada a una violenza ancora più estesa”.

Durante una manifestazione a sostegno di Netanyahu, un sostenitore ha minacciato gli ebrei di sinistra evocando i campi di sterminio nazisti, avvertendo che sarebbero stati “i primi nemici” a essere mandati “molto, molto lontano”, ad Auschwitz e Birkenau. 

Secondo alcuni canali social vicino all’esercito israeliano: “Benjamin Netanyahu non sarà mai più Primo Ministro di Israele. I partiti arabi hanno concordato di formare una coalizione con Gadi Eisenkot, avendo accettato tutte le sue condizioni. Gadi Eisenkot presterà giuramento come Primo Ministro il 10 novembre”.

Sabato scorso, la Direzione della Pubblica Sicurezza della Giordania ha riferito che nove armi da fuoco automatiche e alcuni dispositivi GPS sono stati rinvenuti all’interno di una borsa sospetta nella provincia meridionale di Al-Karak. Un portavoce della Direzione della Pubblica Sicurezza ha dichiarato che la polizia ha ricevuto una segnalazione riguardante un oggetto sospetto nell’area di Muhi (provincia di Al-Karak). Gli agenti sono giunti immediatamente sul posto, hanno isolato l’area e gli specialisti hanno proceduto all’esame della borsa. Durante l’ispezione, al suo interno sono state rinvenute nove armi automatiche e dispositivi di localizzazione GPS. Secondo le informazioni disponibili, tali oggetti sarebbero stati introdotti clandestinamente in Giordania mediante l’utilizzo di palloni a aria calda.

Un alto funzionario libanese ha dichiarato al quotidiano The National, con sede negli Emirati Arabi Uniti, che è improbabile che Hezbollah si unisca automaticamente a un nuovo conflitto militare tra Israele, Stati Uniti e Iran. Secondo il funzionario, la decisione dipenderà dal fatto se gli attacchi rappresentino o meno una minaccia per l’esistenza stessa del regime iraniano. Il funzionario ha affermato che Hezbollah potrebbe intervenire — pur partendo da una posizione militare attualmente indebolita — qualora giungesse alla conclusione che il regime di Teheran si trova di fronte a una minaccia esistenziale.

Fonti diplomatiche hanno riferito all’emittente televisiva libanese Al Jadeed che il Libano ha ricevuto un avvertimento: Israele potrebbe riprendere gli attacchi — analoghi a quello su larga scala condotto a Beirut — ma questa volta non si limiterebbero a una sola giornata.

Secondo quanto riportato dai media, il 31 ottobre una delegazione iraniana si è effettivamente recata a Doha, ma in Qatar non è previsto alcun negoziato con gli Stati Uniti. Lo scopo della visita della delegazione iraniana è quello di “far progredire le questioni relative ai recenti contatti con il Qatar”.

Secondo alcune indiscrezioni, l’Iran avrebbe richiesto garanzie per la fine della guerra in cambio della riapertura dello Stretto di Hormuz. Sono in corso discussioni su possibili passaggi in tal senso, sebbene non sia stata ancora formulata una proposta definitiva. Queste informazioni non sono state confermate da altre fonti. Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha dichiarato: “decideremo se intraprendere negoziati diretti o indiretti con gli americani solo dopo che Washington avrà accettato le nostre condizioni”.

I media iraniani hanno pubblicato un elenco di paesi che l’Iran intende colpire in caso di un nuovo attacco da parte degli Stati Uniti o di Israele. Gli obiettivi si trovano in Israele, Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Qatar, Kuwait, Bahrein, Oman e Giordania; tra questi figurano porti, aeroporti, centrali elettriche, impianti di trattamento dell’acqua, cavi sottomarini, hotel e centri commerciali.

La Guida Suprema dell’Iran, l’Ayatollah Mojtaba Khamenei, ha incontrato alti generali, impartendo loro istruzioni in vista di un possibile conflitto. Mohsen Rezaei, segretario del Consiglio Supremo per la Sicurezza Nazionale dell’Iran: “stiamo valutando se mantenere il nostro storico divieto sulle armi nucleari qualora dovessero riprendere le ostilità; tuttavia, non è stata ancora presa alcuna decisione in merito a un eventuale cambiamento di tale politica”.

Il 2 novembre Vladimir Putin e il segretario del Consiglio supremo per la sicurezza nazionale dell’Iran, Mohsen Rezaei, hanno avuto un colloquio telefonico, riferisce l’agenzia di stampa Tasnim. Tra i temi discussi, la situazione in Medio Oriente. Putin e Rezaei hanno sottolineato la necessità di proseguire il partenariato strategico tra Russia e Iran, basato su un piano d’azione elaborato dai vertici di entrambi i Paesi.

L’Iran rimane parte del Trattato di non proliferazione nucleare (TNP) ed è impegnato a rispettarne tutte le disposizioni, ha dichiarato il Ministero degli Esteri iraniano, sottolineando la natura pacifica del programma nucleare del Paese. Il Ministero ha inoltre precisato che la questione del trasferimento di uranio altamente arricchito dall’Iran verso Paesi terzi non è mai stata sollevata nel corso delle comunicazioni con gli Stati Uniti.

Ed ora uno sguardo agli scenari militari aperti in Medio Oriente e Asia Occidentale aggiornati alle 15:30 del 2 novembre. Fonti arabe segnalano interruzioni ai sistemi GPS nel Golfo Persico e in altre aree vicine all’Iran. Un alto funzionario statunitense ha dichiarato: “Abbiamo informato gli Stati del Golfo Persico che devono prepararsi a una possibile ripresa del conflitto, a partire da mercoledì prossimo”.

Una nuova campagna militare statunitense contro l’Iran potrebbe durare diverse settimane, riporta The Atlantic citando fonti interne al Pentagono. Inoltre, Washington potrebbe mantenere un blocco navale contro l’Iran — mantenendo viva la minaccia di nuove ostilità — oppure potrebbe scegliere di non intraprendere alcuna ulteriore azione. Ognuna di queste opzioni mira a creare le condizioni affinché Trump possa dichiarare la vittoria.

Trump inoltre in caso di fallimento o prolungamento della guerra potrebbe attribuire la responsabilità al Segretario alla Difesa e al Presidente dello Stato Maggiore congiunto, riferisce The Atlantic. Donald Trump starebbe valutando di fare del Segretario alla Difesa Pete Hegseth e del Presidente dello Stato Maggiore congiunto, il generale Dan Kane, i suoi “capri espiatori”. Secondo The Atlantic, il presidente è insoddisfatto del mancato termine delle operazioni di combattimento e ha puntato il dito contro i consiglieri che avevano fornito previsioni ottimistiche su una “guerra lampo”.

Fonti vicine a Trump suggeriscono che Hegseth potrebbe essere stato disonesto nelle sue valutazioni del conflitto, dipingendo uno scenario “roseo” per ottenere l’approvazione del presidente. Hegseth e Kane sono stati consiglieri chiave di Trump durante le fasi iniziali. campagne. In precedenza, il Presidente degli Stati Uniti ha dichiarato che il conflitto con l’Iran deve concludersi o attraverso un accordo o mediante il ricorso alla forza.

Un gran numero di velivoli cisterna per il rifornimento in volo dell’aeronautica militare statunitense (US Air Force) è stato avvistato schierato presso la base aerea di Ramon, in Israele. Un drone militare è precipitato il due novembre vicino alla località israeliana di Beit Shikma, provocando un incendio in un’area aperta; lo riferiscono le Forze di Difesa Israeliane (IDF). Secondo l’IDF, lo schianto è stato causato da un “malfunzionamento tecnico” e sono in corso ulteriori accertamenti per chiarire i dettagli dell’accaduto. L’incidente non ha causato vittime.

L’esercito nemico effettua un bombardamento a Zawtar al-Sharqiya, nel Libano meridionale. Il Comando del Fronte Interno israeliano annuncia attività aerea e attacchi previsti sul fronte libanese nelle prossime ore; si prevede che le esplosioni saranno udibili nell’Alta Galilea, nella Valle di Hula e sulla dorsale di Ramim.

Vasti incendi presso un complesso industriale nella città di Dammam, in Arabia Saudita.Nel pomeriggio registrati lanci del movimento yemenita Ansar Allah dallo Yemen contro obiettivi in Arabia Saudita .

Segnalazioni di esplosioni nell’area di Al-Khur Maksar, vicino all’aeroporto internazionale di Aden, nello Yemen nel fine settimana. Le forze di Ansar Allah non sono ancora riuscite a eliminare la “sacca di Taiz”. Inoltre, i miliziani filo-sauditi e le unità allineate al governo continuano a mantenere il controllo della città di Taiz. Di conseguenza, l’offensiva pianificata verso Aden e le operazioni lungo la costa del Golfo di Aden sono state rinviate. Gli Houthi dichiarano di aver conquistato diversi distretti e alture nella provincia di Taiz, in seguito al ritiro delle forze sostenute dall’Arabia Saudita.

Yahya Saree, portavoce delle del forze armate Houthi: “Ansar Allah rende noto che, nelle ultime 24 ore, la Reale Aeronautica Militare Saudita ha condotto 119 attacchi aerei contro i governatorati di Sa’dah, Ta’izz, Lahij, Al-Jawf e Hudaydah, aree sotto il controllo di Ansar Allah. Come di consueto, a effettuare i raid sono stati caccia F-15 e Typhoon, decollati dalle basi aeree King Khalid e King Fahd”. 

Il due novembre due petroliere colpiscono delle mine nello Stretto di Hormuz. Una di esse, una superpetroliera, ha preso fuoco, stampa iraiana. Secondo il Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica (IRGC), le imbarcazioni stavano percorrendo una “rotta non autorizzata” con i transponder del sistema di identificazione automatica (AIS) spenti, nel tentativo di transitare clandestinamente con il supporto dell’esercito statunitense. Entrambe le petroliere si sono fermate in seguito alle esplosioni.

L’agenzia di stampa iraniana Fars riferisce che il capitano Naser Ebrahimi-Najadan è rimasto ucciso venerdì in un attacco statunitense nelle acque del Golfo Persico. Il Comando della Marina del Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica (IRGC): “In soli nove giorni, dal 25 ottobre (quando il capo del CENTCOM, Brad Cooper, ha effettuato la sua visita ostentata nello Stretto di Hormuz), 11 petroliere fuorilegge sono andate a fuoco; alcune sono finite dritte sul fondo del mare.”

Uno scontro a fuoco che ha coinvolto le guardie di frontiera si è verificato al confine tra Azerbaigian e Iran, causando una vittima. Secondo il Servizio di Frontiera Statale dell’Azerbaigian, un gruppo di individui ha tentato di attraversare il confine provenendo dal lato iraniano. L’agenzia riferisce che, dopo alcuni colpi di avvertimento, uno degli intrusi ha aperto il fuoco contro le guardie di frontiera, le quali hanno risposto al fuoco.

Antonio Albanese e Graziella Giangiulio

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