CULTURA. L’arte di tessere il domani

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Il Salone dei Corazzieri ha accolto la voce di due studenti, rompendo la formale solennità del cerimoniale.

Sergio Mattarella ha ricevuto una delegazione guidata dal cardinale Pietro Parolin, presidente della Fondazione Sacra Famiglia di Nazareth. 

Ottant’anni di storia hanno trovato sintesi in un incontro di rara densità umana, allorché il Capo dello Stato ha definito l’esperienza del collegio universitario un modello brillante e felice. Una simile definizione racchiude la grandezza di un progetto capace di tramutare l’accoglienza in una scuola di eccellenza.

Il segretario di Stato ha ripercorso le origini dell’istituzione, sorta nel 1946 per volontà di monsignor Domenico Tardini. La ricostruzione del Paese esigeva un investimento sulle giovani generazioni, specialmente su chi versava in condizioni di ristrettezza. Il porporato ha saputo trasformare una necessità contingente in una missione educativa di altissimo profilo. Quinci la sua attenzione si è spostata sul presente, laddove ha sottolineato l’urgenza di formare menti eccellenti e spiriti civili, pronti ad assumere incarichi pubblici e privati. La solidarietà diviene così il fondamento di ogni autentica convivenza.

Mentre taluni esitano dinanzi alle sfide contemporanee, l’istituzione predilige la via del coraggio, scorgendo negli ostacoli altrettanti stimoli per tracciare percorsi inediti. Il capo dello Stato ha fatto eco a queste parole, delineando un’epoca segnata da un’incertezza diffusa. Il futuro, lungi dall’essere prestabilito, dipende dalle scelte umane. Sono soprattutto i giovani a dover impugnare il timone della società. Mattarella ha lodato la sensibilità del corpo sociale italiano, esortando a coltivare un senso di comunità oltremodo necessario per il bene collettivo.

La figura di Pietro Parolin si staglia in questo frangente come quella di un pastore che conosce il valore della semina paziente. Le sue parole al Quirinale hanno toccato le corde più intime dell’animo, offrendo uno spunto di riflessione prezioso per chiunque operi nel campo della comunicazione e delle relazioni istituzionali. Ogni frase ha trasudato un amore autentico per le nuove generazioni. La sua voce, misurata e ferma, ha ricordato che l’educazione rappresenta il fondamento imprescindibile della civiltà. Il dono simbolico di quel giorno, un’edizione della *Rerum novarum* con la prefazione di Tardini, suggella un patto tra la memoria storica e le promesse del domani. L’impegno del cardinale, teso a conservare vivo lo spirito di questa esperienza, rappresenta un baluardo contro la deriva dell’indifferenza.

Il Salone dei Corazzieri si è svuotato lentamente, mentre la luce del tardo pomeriggio illuminava i marmi del Quirinale. I giovani studenti portavano con sé il peso di un’eredità luminosa e la responsabilità di un avvenire ancora da scrivere. Fuori dalle finestre, la città eterna continuava il suo fluire inarrestabile, custode silenziosa delle gesta di chi ha scelto di costruire. Il testimone è passato di mano, e il foglio bianco del futuro attende soltanto la prima parola.

RVSCB 

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