SERBIA. Belgrado dopo Vučić: la sfida della “Lista Studentesca”, tra rinnovamento interno e continuità geopolitica

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Il trionfo elettorale della “Lista Studentesca – Gli studenti vincono” e la contestuale sconfitta della lista “Aleksandar Vučić – Serbia Unita” guidata dal Partito Progressista Serbo (SNS), inaspettate in tali proporzioni, aprono nuovi scenari e presentano numerose incognite in merito alla composizione del nuovo esecutivo e alla direzione che questo imprimerà alla Serbia in ambito regionale e internazionale dopo 14 anni di dominio incontrastato dell’SNS. Ammesso e non concesso che si giunga effettivamente alla formazione di una compagine governativa in tempi brevi, considerata l’eterogeneità del fronte anti-Vučić e le conseguenti difficoltà che potrebbe incontrare nel rimanere unito e compatto una volta fatto il suo ingresso in Parlamento.

Per propria conformazione e strategia, la “Lista Studentesca” si è presentata fin dall’inizio come un movimento orizzontale privo di un unico leader riconosciuto e ben identificato: una formazione civica che vede al proprio interno esperti e professionisti provenienti da vari settori della società civile, come medici e professori universitari, oltre a nomi maggiormente noti che si sono distinti durante la campagna elettorale, come l’ex governatore della Banca Nazionale Dejan Šoškić o l’ex cestista Dejan Bodiroga, ma nessuno dei quali indicato realmente come leader o candidato alla carica di Primo Ministro. 

Il collante di questa ampia formazione è stato anzitutto l’opposizione ad un sistema di potere che ha plasmato la Serbia nel corso degli ultimi 14 anni, un’architettura ritenuta sempre più illiberale, corrotta e inefficiente, e indicata come la principale causa dell’arretratezza politica, sociale ed economica del Paese. Prendendo il via dalle grandi manifestazioni di piazza seguite al crollo della pensilina della stazione ferroviaria di Novi Sad nel novembre 2024, la Lista ha fatto proprie le istanze della protesta studentesca e cavalcato parole d’ordine quali legalità e trasparenza, mettendo al centro del proprio progetto politico il rispetto dello Stato di diritto, della Costituzione e delle leggi, la creazione di istituzioni indipendenti, la libertà dei media, un’accanita lotta alla corruzione e al nepotismo. Lo stesso incidente di Novi Sad, costato la vita a 16 persone, è stato attribuito proprio a quella prassi corruttiva dilagante soprattutto nel sistema degli appalti pubblici: da qui, la priorità riservata dal movimento alla piena trasparenza negli appalti, alla messa a disposizione del pubblico di tutti i contratti e le gare d’appalto e ad una radicale revisione dei progetti statali, in particolare quelli relativi alle grandi opere. 

Se da un lato, dunque, il programma elettorale si è poggiato su alcuni concetti chiari in tema di legalità e questione morale, facendo leva su un forte desiderio di cambiamento e rinnovamento politico, dall’altro lato la già citata eterogeneità del movimento, nel quale è confluita la gran parte delle forze d’opposizione all’SNS, ha comportato inevitabilmente l’emergere di una pluralità di posizioni su molte tematiche rilevanti, impedendo di fatto la definizione di un programma organico condiviso. Soprattutto in materia di politica estera, che appare come il vero banco di prova di un eventuale futuro governo guidato dalla Lista.

Per quanto riguarda la politica comunitaria e i rapporti con Bruxelles, l’orientamento che emerge dalle varie anime del movimento non si discosta eccessivamente da quello fin qui tenuto da Belgrado, con l’impegno a proseguire il cammino di integrazione europea ma senza considerarlo la principale priorità nazionale. Nonostante alcune istanze europeiste provenienti da una parte non trascurabile dell’elettorato, soprattutto quello più giovane, e la condivisione di valori europei quali democrazia e Stato di diritto, il tema dell’adesione all’Unione non ha infatti rappresentato una questione chiave durante la campagna elettorale, con i rappresentanti della Lista che in più occasioni hanno dichiarato che a tempo debito sarà la cittadinanza a decidere in merito tramite un referendum; d’altronde, lo scarso entusiasmo verso la questione si è palesato nell’assenza quasi totale di vessilli o slogan pro-europei nel corso delle imponenti celebrazioni di piazza post vittoria elettorale. Al tempo stesso, in discontinuità con l’amministrazione Vučić è stata espressa la volontà di allineare il Paese ai requisiti dei Capitoli 23 (Magistratura e diritti fondamentali) e 24 (Giustizia, libertà e sicurezza), che rappresentano il principale ostacolo a ulteriori progressi nella futura strada verso l’integrazione.

In piena continuità con la politica di Vučić è da inquadrare invece la posizione nei confronti della questione kosovara, con la Lista che non ha mai messo in discussione la linea del non riconoscimento, considerando il Kosovo parte inalienabile della Serbia. Il capolista del movimento e docente presso la Facoltà di Medicina dell’Università di Novi Sad, Ilija Srdanović, ha fatto sapere che Belgrado porterà avanti il ​​dialogo con Pristina avviato durante il mandato della precedente amministrazione, compresa l’attuazione dell’Accordo di Bruxelles sulla normalizzazione delle relazioni firmato nel 2013 sotto la mediazione dell’UE. La continuità in merito al dossier Kosovo va inserita all’interno di un approccio nazionale e nazionalista che accomuna l’intero panorama politico serbo, “Lista Studentesca” inclusa.

In merito all’altra questione più delicata in politica estera, ovvero i rapporti da intrattenere con la Federazione Russa, le posizioni all’interno del movimento risultano variegate, con la presenza di alcune componenti più propense ad un graduale distacco da Mosca contestuale ad un allineamento alle politiche europee e altre che sostengono invece un rafforzamento delle relazioni privilegiate con il Cremlino. In ogni caso, l’indirizzo espresso dalla Lista fin dall’inizio della campagna elettorale è stato quello della contrarietà all’imposizione delle sanzioni, della volontà di continuare a ricevere le forniture di gas russo e del mantenimento della neutralità militare rispetto alla NATO, in linea con l’approccio del governo Vučić. Un atteggiamento che Mosca sembra aver apprezzato, a giudicare dalle prese di posizione assunte nei confronti della “Lista Studentesca” sia prima che dopo la vittoria elettorale, al netto di un formale e tiepido appoggio al vecchio alleato Vučić.

In definitiva, sul piano interno la “Lista Studentesca” dovrà dimostrare di essere in grado di tradurre l’ampio consenso ricevuto nella formazione di una piattaforma di governo sufficientemente coesa da affrontare le sfide che la attendono e concretizzare la promessa di radicale rinnovamento politico e istituzionale; sul piano esterno, lo scossone elettorale non sembra destinato a tradursi, almeno nell’immediato, in una radicale ridefinizione degli orientamenti geopolitici del Paese, che verosimilmente proseguirà sul solco di quell’approccio pragmatico e multivettoriale che ha caratterizzato la Serbia dell’era Vučić. 

Lorenzo Vannucci

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