Tensione nel Corno d’Africa. Somaliland: l’Etiopia teme l’escalation di al-Shabab

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Il delicato equilibrio geopolitico del Corno d’Africa si trova di fronte a una nuova fase di profonda instabilità. A tracciare il quadro delle crescenti preoccupazioni strategiche di Addis Abeba è stato l’ambasciatore etiope in Israele, Tesfaye Yetayeh Anteneh, durante un’intervista rilasciata all’emittente israeliano i24NEWS.

Rispondendo a una domanda circa i motivi per cui l’Etiopia non abbia seguito l’approccio di Israele nel riconoscere l’indipendenza del Somaliland, il diplomatico ha sottolineato come una decisione di tale portata rischi di catalizzare una risposta violenta da parte del gruppo qaedista al-Shabab, con ripercussioni dirette sulle forze militari etiopi dislocate in territorio somalo e sull’intera architettura di sicurezza regionale.

Le dichiarazioni di Anteneh si inseriscono in un contesto politico già fortemente polarizzato. La recente strategia del presidente somalo Hassan Sheikh Mohamud, volta a stringere relazioni più salde con l’Egitto e l’Eritrea — storici competitori regionali dell’Etiopia —, ha incrementato il livello di attrito tra Addis Abeba e Mogadiscio.

Tuttavia, le preoccupazioni etiopi nei confronti del riconoscimento del Somaliland superano la dimensione puramente diplomatica: per la leadership etiope, il rischio primario rimane l’esposizione delle proprie truppe e dei propri interessi strategici alle ritorsioni di al-Shabab, pronto a sfruttare ogni frammentazione politica per legittimare la propria narrazione di scontro e rafforzare le proprie posizioni.

A confermare le inquietudini di Addis Abeba è il progressivo consolidamento operativo di al-Shabab all’interno del territorio somalo. Il gruppo ha recentemente stretto un accordo tattico con il clan locale Hawadle, mossa che ha unito le due parti e allineato le loro posizioni contro i comuni avversari, vanificando, a detta degli alti esponenti del gruppo terroristico, i tentativi di Washington di fomentare uno scontro tra il movimento qaedista e le tribù somale.

Parallelamente sul piano tattico, le milizie del gruppo affiliato ad al-Qaeda hanno recentemente conquistato l’area di Hes, situata nella provincia orientale di Hiran, al termine di scontri con le forze armate regolari somale.

L’occupazione di Hes — nei pressi dell’hub strategico di Beledweyne — assume un valore significativo non solo militare, ma anche infrastrutturale. Il materiale propagandistico diffuso dal gruppo mostra il controllo acquisito su un impianto mini-grid a energia solare dotato di sistemi di accumulo, fondamentale per la fornitura elettrica a comunità rurali e centri abitati isolati. L’acquisizione di tale infrastruttura garantisce ad al-Shabab un vantaggio strategico sul territorio: governare l’accesso alla rete elettrica locale equivale a controllare i canali di comunicazione, la vita economica e le risorse di sussistenza della popolazione.

Ciò che preoccupa maggiormente è la vicinanza geografica dell’area di Hes al confine etiope. Data la transfrontalierità delle comunità locali, non si esclude che la rete elettrica sotto il controllo di al-Shabab serva anche villaggi situati direttamente in territorio etiope.

Questa penetrazione logistica e infrastrutturale a ridosso della frontiera rende il rischio di uno sconfinamento militare e ideologico non più una semplice ipotesi teorica, ma una minaccia imminente con cui la diplomazia e la difesa etiope dovranno fare i conti nel breve periodo.

Dania Piccirilli

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