ARGENTINA. La tensione con Londra sulle Falklands e Sea Lion potrebbe bloccare l’adesione al CPTPP

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La disputa crescente tra Argentina e Regno Unito riguardo al progetto petrolifero “Sea Lion”, a nord delle Isole Falkland, si è estesa al piano commerciale: Londra, membro del Partenariato trans-pacifico globale e progressivo (CPTPP), non ha escluso di sfruttare la propria posizione per ostacolare la candidatura dell’Argentina ad aderire all’accordo, che richiede il consenso di tutti i membri. Secondo il governo britannico, il comportamento di Buenos Aires solleva “interrogativi molto seri sulla sua affidabilità come partner”.

La questione è stata sollevata, nei giorni scorsi, alla Camera dei Comuni, dalla deputata conservatrice Wendy Morton, la quale ha esortato il governo a prepararsi a opporsi alla richiesta argentina qualora dovessero proseguire le minacce riguardanti le isole. Uma Kumaran, ministra per i Territori d’oltremare, ha risposto che il Regno Unito non rilascia commenti pubblici sui negoziati di adesione né avanza ipotesi su eventuali sanzioni, pur precisando che continuerà a valutare “tutte le misure appropriate”. Ha inoltre aggiunto che i tentativi argentini di ostacolare le attività economiche nell’arcipelago “compromettono la certezza del diritto”, riporta MercoPress.

L’Argentina ha presentato la propria domanda di adesione il 2 giugno. Il patto riunisce Australia, Brunei, Canada, Cile, Giappone, Malesia, Messico, Nuova Zelanda, Perù, Singapore, Vietnam e Regno Unito – quest’ultimo unico Paese ad aver aderito dopo la creazione dell’accordo. Sia l’avvio dei negoziati di adesione che l’invito finale richiedono il consenso di tutti i membri; pertanto, ciascuno di essi ha il potere di bloccare il processo. L’Uruguay, che ha presentato domanda nel dicembre 2022, è impegnato in negoziati formali dal novembre 2025, all’interno di un gruppo di lavoro presieduto dal Cile.

Secondo il Ministero degli Esteri argentino, nel 2025 le esportazioni del Paese verso i membri del blocco hanno raggiunto i 16,329 miliardi di dollari, con un avanzo di 8,93 miliardi di dollari. Restarne fuori non interromperebbe tali scambi, ma priverebbe gli esportatori delle agevolazioni tariffarie e delle norme comuni previste dall’accordo. Le candidature separate di Argentina e Uruguay hanno inoltre generato attriti all’interno del Mercosur, dove il Brasile ha messo in discussione la loro scelta di allontanarsi dai negoziati condotti congiuntamente con Paesi terzi.

Questo avvertimento giunge al culmine di una settimana, quella appena trascorsa, caratterizzata da un’escalation di tensioni. Martedì 13 ottobre, l’Argentina ha chiesto al Tribunale internazionale per il diritto del mare di ordinare la sospensione del progetto «Sea Lion», dopo che, l’11 ottobre, il Regno Unito ha respinto le pretese argentine e si è rifiutato di adottare le misure richieste da Buenos Aires. Il tribunale non ha ancora fissato una data per l’udienza. Lo stesso giorno, Londra ha annunciato che si avvarrà della normativa a tutela degli interessi commerciali per evitare che le aziende e i cittadini britannici debbano conformarsi alle sanzioni argentine; secondo la stampa britannica, tali misure entreranno in vigore entro la fine dell’anno. Navitas Petroleum, l’operatore del progetto, ha accolto con favore il sostegno di Londra e ha reso noto che sta sostituendo due appaltatori che si erano ritirati a causa delle pressioni argentine.

Il governo argentino respinge l’argomentazione basata sull’affidabilità. «L’affidabilità si dimostra onorando gli impegni internazionali assunti», ha dichiarato all’inizio del mese il ministro degli Esteri Pablo Quirno, sostenendo che il Regno Unito stia sfruttando risorse contese in violazione delle risoluzioni dell’ONU, le quali invitano entrambi i Paesi a negoziare.

Lucia Giannini

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