GIAPPONE. Sommergibili nucleari per Tokyo e Seul

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L’8 ottobre nel cantiere navale di Kobe, prefettura di Hyogo, la Mitsubishi Heavy Industries (MHI) ha varato il settimo sottomarino d’attacco diesel-elettrico di classe Taigei destinato alla Forza di Autodifesa Marittima Giapponese (JMSDF, Kaijo Jieitai). Naval News riporta che il sottomarino, denominato Shogei, sarà equipaggiato, come gli altri sottomarini della stessa classe a partire dal quarto (il Raigei). con i motori diesel Kawasaki 12V 25/31 ad alta potenza e sarà consegnato alla JMSDF nel marzo 2028.

La testata riferisce che i sottomarini di classe Taigei sono dotati degli stessi sistemi antisiluro integrati negli ultimi quattro modelli prodotti della classe Soryu, utilizzano il siluro giapponese di ultima generazione Type 18, che rispetto al Type 89 presenta dei miglioramenti in materia di propulsione, rilevamento del bersaglio ed elaborazione. Il Naval News aggiunge che i sottomarini di classe Taigei sono in grado di lanciare il UGM-84L Harpoon Block II(un missile antinave) contro bersagli di superficie.

Per quanto riguarda la propulsione, invece, Naval News, riferisce che i classe Taigei sono dotati di “batterie agli ioni di litio ad alta capacità per migliorare la loro autonomia subacquea e le capacità operative”, sottolineando come invece i sottomarini diesel-elettrici convenzionali per ricaricare le batterie debbano mettere in funzione i motori diesel, obbligandoli a risalire a bassa profondità ed ad utilizzare un boccaglio per l’aspirazione e lo scarico dell’aria, aumentando il rischio di essere individuati.

La stessa testata riferisce che in base ai piani per la sicurezza nazionale adottati da Tokyo nel 2022, il Ministero della Difesa giapponese sta “perseguendo lo sviluppo e la successiva acquisizione di sottomarini dotati di sistemi di lancio verticale (VLS) in grado di lanciare missili a lungo raggio.” L’integrazione di questi sistemi, continua Naval News, potrebbe comportare modifiche alla produzione dei sommergibili (uno scafo più grande), mentre l’adozione di “sistemi sonar più avanzati e l’impiego di veicoli sottomarini senza equipaggio (UUV) potrebbero inoltre aumentare il fabbisogno energetico di bordo”, restando però la quantità di energia disponibile per sottomarini convenzionali in immersione legata alla capacità delle loro batterie. La testata riferisce, inoltre, che nel 2025 una commissione di esperti ha consigliato al Ministero della Difesa di portare avanti ricerca e sviluppi tecnologici per quanto riguardava i sommergibili dotati di sistema di lancio verticale (VLS, “inclusa la valutazione di quella che è stata definita «propulsione di nuova generazione»”.

L’11 settembre 2026, come riferisce Naval Newes, il Ministro della Difesa giapponese, Shinjiro Koizumi, aveva dichiarato che il Giappone non intende escludere la possibilità di dotarsi di sommergibili a propulsione nucleare e che ciò sarà incluso nelle discussioni di fine anno riguardanti i tre documenti chiavi per la sicurezza. La testata aggiunge, poi, che il ministro giapponese, nel corso della conferenza stampa abbia sottolineato i vantaggi offerti dall’impiego di sottomarini nucleari, riconoscendo al contempo anche alcuni svantaggi significativi “tra cui costi più elevati, la necessità di scafi più grandi, competenze specializzate per i sistemi di propulsione nucleare e una potenziale maggiore traccia acustica subacquea rispetto ai sottomarini convenzionali”.

Naval News sottolinea che, in un momento in cui la Marina cinese sta espandendo le sue capacità nel Pacifico occidentale, per il Giappone la capacità di dispiegare rapidamente i propri sommergibili su lunghe distanze e rimantenere sommersi per periodi prolungati sta diventando cruciale. E, difatti, varie testate hanno riportato del dibattito in corso a Tokyo sulla possibilità di dotarsi di sottomarini a propulsione nucleare. 

Il The Japan Times riferisce che, in base a quanto riferito da fonti governative mercoledì 7 ottobre, il governo starebbe valutando la possibilità di includere un piano sull’opportunità di dotare il Paese di sottomarini a propulsione nucleare tra i tre piani chiave per la sicurezza che andrebbero rivisti entro la fine dell’anno (la stessa possibilità a cui faceva riferimento il Ministro della Difesa). 

La testata nipponica aggiunge che il partito Nippon Ishin no Kai ((Partito dell’Innovazione del Giappone), nella coalizione di maggioranza, ha chiesto all’esecutivo di dotarsi di tale capacità, mentre molti membri del Jiminto (il Partito Liberal Democratico), azionista maggioranza dell’alleanza di governo, sono cauti su questa possibilità. Il The Japan Times aggiunge che l’idea di introdurre sottomarini a propulsione nucleare sia stata avanzata anche da una commissione di esperti incaricata di discutere la revisione dei principali documenti di sicurezza, specificando però che il governo prevede di prendere una decisione definitiva sulla formulazione dei documenti dopo aver tenuto conto delle posizioni della coalizione di maggioranza e del parere della commissione.

Un’altra testata giapponese, The Mainichi, trattando dell’argomento specifica che la legge giapponese limita l’utilizzo del nucleare a scopi pacifici, che il Giappone ha sempre sostenuto i tre principi non nucleari (Hikaku San Gensoku) di non possesso, non produzione e non introduzione di armi atomiche nel paese, enunciati dal Primo Ministro Eisaku Sato nel 1967, e che tutte le amministrazioni precedenti hanno sostenuto che l’energia atomica non possa essere utilizzata per alimentare i sommergibili in dotazione alle Forze di Autodifesa.

The Japan Times dopo aver riferito delle posizioni di è chi è a sostegno dell’introduzione di questa capacità tra le disponibilità della marina giapponese, come un alto funzionario del Ministero della Difesa che avrebbe affermato che i sottomarini nucleari sarebbero estremamente utili, elenca alcune delle criticità legate a questo tipo di sommergili. La testata nipponica afferma, infatti, che “Poiché tali unità sottomarine sono alimentate da reattori nucleari, il Paese dovrebbe formare e reclutare ingegneri dotati di competenze specialistiche; anche i costi di costruzione e di esercizio sarebbero ingenti, facendo verosimilmente lievitare la spesa per la difesa”. Il The Japan Times conclude riportando l’opinione di un esponente del Jiminto secondo cui “«Anche se venisse condotto uno studio, è probabile che la conclusione sia che (i sottomarini a propulsione nucleare) non sono necessari»”.

La professoressa presso il National Graduate Institute for Policy Studies Yoko Iwama analizzando il contesto geopolitico dell’area descrive il diverso approccio di Giappone e Corea del Sud, prendendo in considerazione anche le opinioni pubbliche dei due paesi, considerando le loro valutazioni rispetto alle proprie opzioni nucleari. La docente riporta che in base al sondaggio annuale condotto dall’Asan Institute for Policy Studies il sostegno dei sudcoreani allo sviluppo interno di armi nucleari ha raggiunto nel 2025 il livello record del 76,2%, mentre la fiducia disponibilità degli Stati Uniti a usare armi nucleari per difendere la Corea del Sud è diminuita nello stesso periodo, passando dal 53% al 48,9%. Yoko Iwama evidenzia come un sondaggio simile condotto dall’Università di Tokyo tra il 2024 e il 2026 la percentuale di giapponesi favorevoli ad una dotazione di armi nucleari è rimasta stabile intorno 17-18%, con la fiducia negli Stati Uniti in caso di attacco da parte di Corea del Nord o Cina rimasta invariata al 70-80%.

Secondo l’accademica, che ha fatto anche riferimento ai progressi della Corea del Sud in materia, “lo sviluppo di sottomarini a propulsione nucleare separati sarebbe costoso sia per il Giappone che per la Corea del Sud. La regione non può permettersi di sprecare capitale umano e risorse per la difesa, né può rischiare di compromettere la fiducia politica”. A suo parere la soluzione migliore sarebbe l’estensione del pilastro I dell’AUKUS ad altri partner regionali, specificando come anche questa soluzione tuttavia non sia priva di problemi. Però, secondo Yoko Iwama, “un approccio individualistico alimenterebbe sospetti e creerebbe divisioni in un momento in cui ciò di cui c’è più bisogno è un’architettura di sicurezza regionale più integrata e resiliente”.

Giuseppe Cusano Lanzetta 

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