UCRAINA. Mosca lega il Donbas a sé per i suoi debiti

435

Anche se il Cremlino continua a sostenere pubblicamente l’accordo garantito da Germania e Francia nel 2015, la vera strategia di Putin in Ucraina è quella di separare completamente il Donbas attraverso un incremento dell’integrazione con la Russia. Stando a quanto riporta l’agenzia ucraina Unian, Mosca non ha intenzione di riconoscere o annettersi i territori, ma si sta muovendo gradualmente, usando gli attivisti ucraini come copertura politica per aumentare i legami economici con le zone separatiste. La scorsa settimana, le ferrovie russe hanno ridotto i tassi per il trasporto di carbone e minerale di ferro nei nodi ferroviari vicini alle aree ribelli, dove l’industria dei metalli fornisce la maggior parte dei posti di lavoro. Questo permetterà alla Russia di sostituire le forniture ucraine bloccate da Kiev e di garantire che le sue acciaierie continuino a funzionare. L’Ucraina però avrebbe forzato la mano di Mosca attraverso il suo blocco, un’accusa che Kiev rifiuta.

Agli inizi dell’anno Putin ha firmato un decreto che riconosce i passaporti e altri documenti rilasciati dai governi separatisti di Luhansk e Donetsk che hanno già dichiarato il rublo la loro valuta ufficiale; il Cremlino sta inoltre pensando di rendere più facile ai 2 milioni di residenti delle regioni di diventare cittadini russi, cosa che complicherebbe drammaticamente ogni tentativo da parte di Kiev di riaffermare il suo controllo sull’area.

Mosca starebbe replicando lo “scenario della Transnistria” nella Moldavia. La Russia sosterebbe una serie di regioni separatiste nelle ex repubbliche sovietiche, usandole come leva sui governi filo-occidentali in quella che considera la sua sfera d’influenza. Nel 2008, la Russia ha invaso la Georgia per assicurarsi due aree oggi protettorati del Cremlino; a marzo, Mosca ha assorbito alcune delle milizie nel suo esercito regolare. Per Petro Poroshenko, presidente dell’Ucraina «I russi non sono interessati a raggiungere la pace». Mosca sarebbe interessata a esercitare il controllo delle zone attraverso lo sviluppo di leve che possono essere utilizzate per rafforzare il controllo del Cremlino sul Donbass.

A gennaio, i veterani ucraini nazionalisti hanno bloccato i collegamenti dei carichi con l’area ribelle. Due mesi più tardi, Poroshenko ha formalizzato il blocco anche se sta costando all’economia del suo paese circa l’1 per cento del Pil a causa del taglio delle forniture di materie prime, compreso il carbone. Poroshenko ha detto che il divieto di commercio sarà revocato una volta che le autorità separatiste torneranno indietro dalla nazionalizzazione delle imprese ucraine: Donetsk e Luhansk a marzo hanno assunto il controllo di circa 40 aziende ucraine. Dopo due anni di recessione, la Russia non può permettersi di continuare a sovvenzionare il Donbas, per cui ha bisogno di integrare commercialmente Donetsk e Luhansk per contribuire a compensare le spese.

Anna Lotti