Intervista all’ambasciatore Sadiqov

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ITALIA – Roma 13/04/2014. Con l’ambasciatore dell’Azerbaijan in Italia, Vaqif Sadiqov, parliamo della dinamica realtà di quest’interessante paese del Caucaso del sud.

Ambasciatore Sadiqov, volendo fotografare una realtà come quella dell’Azerbaijan, come descrivere la sua nazione nel 2014?

L’Azerbaigian è lo Stato più esteso della Regione del Caucaso meridionale. Con 86.600 km2, affaccia a Est sul bacino del Mar Caspio, e confina a Ovest con Georgia ed Armenia, a Nord con la Federazione Russa e a Sud con l’Iran e Turchia. Fa parte del territorio della Repubblica dell’Azerbaigian l’exclave di Nakhichevan. Il Paese, per metà montagnoso, grazie alla varietà morfologica ha caratteristiche uniche per clima, flora, fauna e paesaggio. Temperature e climi variano molto, e in esso sono presenti 9 delle 11 zone climatiche note.

L’Azerbaigian, che con una popolazione di oltre 9,3 milioni di abitanti è anche lo Stato più popoloso dell’area, affianca alla ricchezza naturalistica ingienti risorse minerarie, e in particolare grandi riserve di petrolio e gas naturale.

Posto sull’Antica Via della Seta, crocevia di popoli e culture, l’Azerbaigian ha sempre avuto forti legami con l’Occidente e con l’Europa, in tutto il percorso della propria storia. Dopo una partentesi di indipendenza risalente al biennio 1918-1920, che aveva visto la nascita della Repubblica democratica dell’Azerbaigian, lo Stato ha riacquistato la sua indipendenza con il crollo dell’Unione Sovietica. E’ del 30 agosto del 1991 la dichiarazione del Consiglio supremo della Republica “sulla restituzione dell’indipendenza della Repubblica dell’Azerbaigian”, seguita da un atto costituzionale del 18 ottobre e da un referendum il 29 dicembre.

I principi generali della Costituzione della Repubblica dell’Azerbaigian, approvata con referendum del 12 Novembre 1995, delineano una Repubblica democratica, costituzionale, secolare ed unitaria.

In poco più di 20 anni dall’indipendenza, l’Azerbaigian ha assunto un ruolo centrale nello scacchiere internazionale, grazie ad uno sviluppo economico che ha permesso di passare quasi indenne dalla grave crisi economica internazionale degli ultimi anni.

La capitale dello stato è Baku, città moderna e ricca di servizi, con circa 2,5 milioni di abitanti.

Un paese dunque oggi con una crescita economica notevole, e caratterizzato da una popolazione prevalentemente giovane: su 9 milioni di abitanti 5 sono al di sotto dei 29 anni.

I rapporti tra Italia e Azerbaijan sono sempre più stretti. Nel 2013 secondo i dati ISTAT l’interscambio con l’Italia è stato pari a 4,6 miliardi di euro, in diminuzione rispetto ai 4,9 miliardi dello stesso periodo dell’anno precedente a causa della riduzione delle importazioni energetiche da parte dell’Italia. Le esportazioni si sono attestate a 360 milioni di euro in aumento del 23% rispetto al 2012 e le importazioni sono state pari a circa 5 miliardi di euro, in riduzione del4,4%. Come vede l’interscambio per l’anno 2014?

Le rispondo con alcuni dati.
Il turnover del commercio estero (2013) è stato pari a 6.239 miliardi di dollari (pari al 18%) L’Italia si attesta al primo posto. L’import dall’Italia è stato pari a 249.26 milioni di dollari (2.33%)
L’export verso l’Italia è stato di 5.990 miliardi di dollari (25%), l’Italia si è piazzata al dodicesimo posto. Il confronto va fatto con i dati del 2012. Il turnover del commercio estero (2012) era di 5.810 miliardi di dollari (17,3%); l’import dall’Italia era di 261.6 milioni di dollari ( 2,7%); l’export verso l’Italia era di 5.548 miliardi di dollari (23%).

Alla luce di quanto successo in Ucraina, come vede il futuro dell’Europa e dei rapporti UE e Azerbiajan?

Il paese ha sempre guardato in direzione dell’Europa, e dopo il crollo dell’Unione Sovietica la domanda è stata quale fosse la direzione da prendere, si è dibattuto sulle opzioni possibili, sono state ricevute pressioni, ma nella pubblica opinione non c’è mai stato dubbio sulla scelta del modello di sviluppo europeo e il consenso è stato di tutte le espressioni civili e politiche del paese.

Le relazioni tra l’Azerbaigian e l’UE hanno registrato un costante sviluppo, di pari passo con la costruzione dello Stato Azerbaigiano e lo sviluppo economico del nostro paese. L’Unione Europea è stata determinante nei primi anni di indipendenza dell’Azerbaigian nel contribuire a far fronte a diversi problemi socio-economici. Da allora molto è cambiato nelle relazioni UE – Azerbaigian. Tale variazione è principalmente basata su una forte performance dell’economia azerbaigiana e sulla stabilità politico-sociale che siamo riusciti a costruire, nonostante enormi difficoltà

La base contrattuale delle relazioni tra Azerbaigian ed Unione Europea è data dall’Accordo di Partenariato e Cooperazione, firmato nel 1996 ed entrato in vigore nel 1999, documento complesso che copre tutte le aree di relazione e cooperazione con esclusione della difesa.

L’Azerbaigian è attualmente parte della politica europea di vicinato ed inoltre il 25 Gennaio 2001 è entrato a far parte del Consiglio d’Europa.

Le relazioni hanno raggiunto degli ottimi risultati, e risale all’ultimo Summit di Vilnius della fine di novembre 2013 la firma di un accordo sulla semplificazione dei visti.

Ricordiamo inoltre che l’Azerbaigian ha votato a favore della risoluzione delle Nazioni Unite che sottolinea l’invalidità del referendum tenutosi il 16 Marzo nella Repubblica Autonoma di Crimea.

Qualche settimana fa c’è stato l’anniversario del massacro di Khojaly, che rappresenta uno dei momenti più drammatici del conflitto tra Armenia e Azerbaijan nel Nagorno – Karabakh. Ci può raccontare le origini del conflitto?

Di grande attualità, oggi, ricordare le radici del conflitto del Nagorno-Karabakh, che risale agli inizi del 19° secolo. Storicamente, nel 19° secolo, gli armeni, cristiani, sono stati portati nell’area che oggi e’ l’Armenia, dai russi, per creare una sorta di barriera culturale contro l’espansione della religione islamica. Nel 1828, infatti, dopo una lunga guerra tra la Russia e la Persia, l’Azerbaigian venne diviso in due parti. La parte settentrionale divenne parte della Russia, la parte meridionale territorio persiano. Secondo un trattato firmato da Russia, Turchia e Persia, la Russia trasferì da questi paesi al territorio del Nagorno-Karabakh 120.000 armeni.
Dal momento che lo stato dell’Azerbaigian, a differenza di quello armeno, esisteva già, il governo azero e quello georgiano donarono rispettivamente 9000 e 4500 kmq di territorio agli armeni per dar vita ad uno Stato proprio.
Tale verità dei fatti viene costantemente completamente stravolta nella versione
armena, la quale presenta l’Armenia come un’entità preesistente, arrivando addirittura a negare l’esistenza in passato di uno Stato chiamato Azerbaigian. Questa convinzione è stata poi diffusa in modo capillare anche grazie alla cospicua presenza di comunità armene in Europa.

Dopo la rivoluzione russa, il 28 maggio 1918, l’Azerbaigian del Nord ottenne l’indipendenza dalla Russia, e, con la denominazione di Repubblica Democratica dell’Azerbaigian, venne riconosciuto da molti paesi dell’Europa. L’indipendenza durò solo quasi 2 anni a causa di una nuova invasione sovietica. Dopo la riconquista dell’Azerbaigian da parte dell’Armata Rossa e la sua incorporazione nell’Unione Sovietica, al Nagorno-Karabakh venne concesso un elevato grado di autonomia all’interno dell’Azerbaigian. Il popolo armeno nel Nagorno-Karabakh godeva di tutti i diritti delle minoranze, che potevano coltivare la loro lingua e cultura attraverso numerose scuole, teatri, università, chiese ecc.

La prassi di sottrarre porzioni di territorio alla Georgia e all’Azerbaijan, a favore dell’Armenia, e’ continuata anche sotto il dominio sovietico fino alla separazione del Nakhchivan dal resto del Paese.

Nel 1988, con l’URSS in declino, diversi movimenti ultra nazionalisti armeni promuovevano pretese territoriali contro l’Azerbaigian, chiedendo l’annessione del Nagorno-Karabakh all’Armenia. Da qui l’inizio di una guerra non dichiarata dell’Armenia contro il paese confinante.

Alla base e prima causa del conflitto del Nagorno Karabakh tra Armenia ed Azerbaigian vi è dunque la folle aspirazione dell’Armenia alla creazione di “una grande Armenia” che includa territori di Georgia, Azerbaigian e Turchia. Da oltre 20 anni, con l’occupazione militare da parte dell’Armenia del Nagorno Karabakh, regione dell’Azerbaigian, e delle sette regioni azerbaigiane circostanti, l’Armenia ha invaso, in cifre, il 20% del territorio dell’Azerbaigian, causando distruzioni e rovina. Tale occupazione ha causato la morte di 30 mila cittadini dell’Azerbaigian, e ha costretto la comunità azerbaigiana del Nagorno Karabakh, regione dell’Azerbaigian, e delle 7 regioni circostanti, ad abbandonare le proprie case.
Oggi in Azerbaigian vive oltre un milione di rifugiati e di profughi interni: 250 mila azerbaigiani che vivevano in Armenia prima del 1988 (ora rifugiati), quando sono stati oggetto di una vera pulizia etnica da parte dell’Armenia, e oltre 750 mila provenienti dai territori dell’Azerbaigian occupati dall’Armenia (ora profughi interni), di cui 50.000 dallo stesso Nagorno Karabakh, dove risiedevano fino al 1992, e 700 mila provenienti dai territori circostanti.

Quando si parla del conflitto del Nagorno Karabakh tra Armenia ed Azerbaigian è importante ricordare che ci sono quattro risoluzioni del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, n.822, 853, 874 e 884 del 1993, che invocano il ritiro delle forze armate armene dai territori dell’Azerbaigian occupati, che sono state ripetutamente ignorate, così come altri documenti dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, del Consiglio d’Europa, dell’Unione Europea, del Parlamento Europeo, di OSCE, della NATO, etc. Ultima in ordine temporale la Risoluzione del
Parlamento Europeo del 23 ottobre 2013, in cui nel paragrafo 16 si dice che la risoluzione del conflitto del Nagorno-Karabakh tra Armenia ed Azerbaigian dovrebbe essere conforme alle risoluzioni del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite e ai principi fondamentali del Gruppo
di Minsk dell’OSCE sanciti nella dichiarazione comune del G8 dell’Aquila del 10 luglio 2009.

Khojaly è storicamente una vicenda spinosa che in Europa non si sa mai come raccontare. Cosa è successo esattamente il 25 – 26 febbraio 1992?

Nella notte tra il 25 e il 26 febbraio ricorre il 22mo anniversario del massacro di Khojaly.
Piccola città nel Nagorno-Karabakh, a 14 km a nordest dal capoluogo Khankendi, con una superfice totale di 94 km2, Khojaly aveva una popolazione di 6.300 abitanti. Nella notte tra il 25 e il 26 febbraio 1992, le forze militari armene attaccarono la città. La popolazione cercò la fuga tra la neve, costretta ad abbandonare ciò che gli apparteneva. Nessuno fu risparmiato dalla milizia, o dal ghiaccio. Khojaly venne saccheggiata e poi rasa al suolo. Il resoconto delle vittime del massacro è di 613 persone, tra cui 106 donne, 83 bambini e 70 anziani; 56 persone vennero uccise con particolare crudeltà. Otto famiglie totalmente sterminate. 25 bambini persero entrambi i genitori e 130 bambini un genitore. Come conseguenza di questa tragedia, 487 persone furono rese invalide.
1.275 civili, incluse donne e bambini, vennero catturati e subirono violenze, umiliazioni, gravi ferite fisiche, durante la loro prigionia. Tra questi, 150 prigionieri sparirono senza lasciare traccia.

Human Rights Watch ha descritto il massacro di Khojaly come «il più grande e orribile massacro del conflitto» del Nagorno Karabakh tra Armenia ed Azerbaigian.

In un’intervista rilasciata, nel 2000, al giornalista britannico Thomas De Waal dall’attuale Presidente armeno Serzh Sargsyan, che al tempo del conflitto armeno-azero ricopriva la carica di Ministro della Difesa, egli dice: «Prima di Khojali, gli azerbaigiani pensavano che gli armeni non avrebbero potuto alzare un dito contro la popolazione civile. Siamo riusciti a infrangere quello stereotipo».

Il massacro di Khojaly è stato riconosciuto e commemorato a vari livelli in Honduras, Messico, Colombia, Repubblica Ceca, Turchia, Bosnia Erzegovina, Pakistan, Perù e 15 stati americani.

L’Europa guarda con preoccupazione ai rapporti tra Armenia e Azerbaijan. Tutti auspicano una soluzione pacificaanche per la posizione strategica di Baku vicino all’Iran, al centro di una intricata vicenda internazionale. Ci può fare una istantanea degli ultimi sviluppi?

L’Azerbaigian e il suo popolo aspirano alla pace nell’area, condizione per la stabilita’ e la prosperita’ della Regione, ma cio’ non potra’ ottenersi se non con il ritiro delle forze militari dell’Armenia dai territori dell’Azerbaigian occupati, in linea con quanto stabilito dal diritto internazionale.

Proponiamo un approccio a fasi nella risoluzione del conflitto
1. Il ritiro delle forze armate armene dai territori occupati dell’Azerbaijan;
2. smilitarizzazione dei terriotri occupati;
3. ritorno dei profughi azerbaigiani alle loro case (750mila persone in Azerbaijan)
4. ripristino delle comunicazioni con l’Armenia;
5. referendum sul futuro status del Nagorno Kharabakh nell’integrità territoriale dell’Azerbaijan, non prima che la popolazione dell’Azerbaijan di questi territory ritorni alle proprie case.