Centomila firme per cacciare Medvedev

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RUSSIA – Mosca 07/08/2016. Più di 180mila russi hanno firmato una petizione per chiedere le dimissioni del primo ministro Dmitry Medvedev dopo le sue discusse osservazioni sulla retribuzione degli insegnanti.

La petizione, pubblicato sul sito Change.org, aveva raccolto 180mila firme a mezzogiorno del 5 agosto e il trend era in crescita. La petizione è stata fatta dopo che Medvedev il 2 agosto ha consigliato a un insegnante sottopagato del Daghestan di entrare in affari se volesse fare soldi, riporta Rferl. I suoi commenti sono stati ampiamente considerati come fuori luogo e indifferenti. La petizione è indirizzata al presidente russo Vladimir Putin. Medvedev, quando gli viene chiesto il motivo per cui gli insegnanti sono pagati la metà degli agenti di polizia, ha replicato che «non c’è alcuna necessità di confrontarli. Il problema è ciò che si sceglie nella vita».
Medvedev ha osservato che le persone nel mondo degli affari fanno molti più soldi e l’insegnamento è «una chiamata», non un lavoro per coloro che cercano di fare una fortuna. Inoltre, ha detto che «un giovane insegnante, energico» può sempre fare dei lavoretti per arrotondare lo stipendio. Gli indici di gradimento di Medvedev sono stati costantemente inferiori a quelli di Putin.
Le statistiche ufficiali indicano che il salario medio mensile in Russia è di circa 37mila rubli. Gli insegnanti guadagnano un po’ meno della media, e in Daghestan guadagnano circa la metà della media, riporta il Kommersant. Non è mancata al satira: «I giudizi del primo Ministro sono del tutto comprensibili» si legge sul Moskovsky Komsomolets, «Sappiamo tutti molto bene le storie dei funzionari governativi che riescono con successo a combinare il loro lavoro principale con le imprese, facendo un grande business».
Medvedev in precedenza, a maggio, aveva fatto un’altra gaffe, che aveva suscitato indignazione pubblica ed era andata virale sulla rete: a un gruppo di anziani che chiedevano aumenti pensionistici, aveva detto: «Fatevi coraggio, non ci sono più soldi».