Ombre di fondamentalismo islamico sul Tatarstan

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La minaccia del fondamentalismo islamico si affaccia in Tatarstan facendo ipotizzare un collegamento con il terrorismo di matrice islamica del Caucaso del Nord.

Dopo l’attentato protratto ai danni dell’attuale mufti del Tatarstan Ildus Faizov e l’omicidio del precedente mufti Valiulla Yakupov, il Tartastan è stato considerato territorio dove la minaccia del terrorismo islamico si sta facendo sempre più presente con collegamenti e modalità simili a quelli del Nord del Caucaso.

Gli investigatori russi in prima battuta hanno cercato di placare tali voci addossando la colpa ai conflitti derivanti dal business e dalla raccolta fondi stanziati per il pellegrinaggio musulmano alla Mecca per poi divergere sulla criminalità dell’estremismo Wahhabi. Alla fine gli studi hanno delineato la nascita di un nuovo gruppo salafita terroristico che opera nella regione del Tatarstan e collegato a Doku Umarov il quale nell’ottobre 2006, dopo il progetto di trasformazione della Repubblica cecena di Ichkeria in Emirato del Caucaso avvenuto nel settembre 2007, aveva stabilito i fronti di lotta del Volga e degli Urali ai confini del Caucaso del Nord. Quella che all’epoca era stato considerato come semplice azione di propaganda è divenuta realtà nel 2011 quando questi due fronti furono trasformati in “vilayets” (sotto unità amministrative) dell’Emirato del Caucaso. Ad avvalorare l’idea della presenza del terrorismo islamico con connessione al Caucaso del Nord ci sono le conferme delle autorità russe di un’attività di repressione dei membri della “Jamaat” del Tatarstan.

Tale aumento della criminalità e delle azioni di guerriglia connesse con il fronte islamico rappresentano un grande problema per la Russia, perché il Tatarstan è una regione ricca di petrolio; produce annualmente più di 32 milioni di tonnellate (la terza regione russa per produzione), è perno di passaggio di oleodotti e area ricca di infrastrutture importanti per l’economia russa.