MEDITERRANEO ORIENTALE. L’alleanza greco-israeliana in funzione “anti-turca”

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In mezzo a politiche convergenti nella regione del Mediterraneo orientale, il settore economico Difesa israeliano, dal cibernetico al navale, sta avendo un momento d’oro sul mercato greco. La relazione greco-israeliana ha ricevuto un altro potente impulso. Nell’aprile 2021, è stato firmato un contratto da 1,68 miliardi di dollari per la creazione e la gestione di un centro di addestramento aereo per l’aeronautica militare ellenica, da parte di Elbit Systems per 22 anni. È il più grande accordo di approvvigionamento della difesa tra i due paesi, che non ha solo un apparente valore militare, ma anche significative connotazioni politiche: entrambe le parti hanno sottolineato non solo l’eccellente livello delle relazioni bilaterali, ma anche la loro profondità e rilevanza strategica.

La gestione di un centro di addestramento crea numerose opportunità per la convergenza operativa tra le forze aeree dei due paesi che cercano modi per cementare ulteriormente la loro cooperazione militare negli ultimi due anni riporta l’Institut Montaigne. Sono stati firmati accordi per il leasing di droni: esercitazioni militari congiunte sono più frequenti. Grandi gruppi israeliani hanno aumentato la loro presenza economica in Grecia.

La frattura diplomatica tra Israele e Turchia, ha reso chiaro all’élite politica israeliana che il neo-ottomanismo della politica estera turca metteva in pericolo gli interessi vitali dello stato israeliano e ha imposto un’inversione di marcia in politica estera. In un chiaro atto di bilanciamento anti-Turchia, Israele ha cercato una più stretta cooperazione con la Grecia, che nel frattempo era emersa come un potenziale onesto mediatore nel conflitto arabo-israeliano, soprattutto come risultato del record del paese nel Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, nel 2004-2005.

Nel 2010 viene creato un Consiglio congiunto di cooperazione ministeriale e nel 2012 un accordo di cooperazione nella difesa. Da allora, la cooperazione si è ampliata su più fronti, tra cui il commercio, l’istruzione e il turismo. Oltre alla Turchia, c’è poi la cooperazione in campo energetico nel Mediterraneo orientale facendo aumentare la rilevanza geopolitica e geoeconomica di Grecia, Israele e Cipro: i tre paesi hanno firmato un memorandum d’intesa sull’energia nel 2013.

Poi, nel 2020, hanno firmato un accordo per il gasdotto sottomarino EastMed che porterebbe il gas da nuovi depositi offshore nel sud-est del Mediterraneo all’Europa continentale. Il progetto, del valore di oltre 6 miliardi di dollari, dovrebbe soddisfare circa il 10% del fabbisogno di gas naturale dell’Unione europea, limitando sostanzialmente la dipendenza energetica dell’Ue dalla Russia. Questi piani hanno ulteriormente irritato la Turchia, che da allora ha cercato di creare turbolenze nella regione e costringerli a cancellare. Nell’estate scorsa, Grecia e Turchia sono arrivate sull’orlo dello scontro militare.

La cooperazione energetica nel Mediterraneo orientale ha la benedizione americana: Usa, Grecia, Israele e Cipro, hanno firmato nel 2019 l’Eastern Mediterranean Security and Energy Partnership Act, East Med Act, che ribadisce la loro opposizione a qualsiasi azione destabilizzante nella regione che violerebbe il diritto internazionale.

Graziella Giangiulio