LIBRI. OPEN

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«Odio il tennis, lo odio con tutto il cuore, eppure continuo a giocare, continuo a palleggiare tutta la mattina, tutto il pomeriggio, perché non ho scelta. Per quanto voglia fermarmi, non ci riesco. Continuo a implorarmi di smettere e continuo a giocare, e questo divario, questo conflitto tra ciò che voglio e ciò che effettivamente faccio mi appare l’essenza della mia vita.

Al momento il mio odio per il tennis si concentra sul drago, una macchina lancia palle modificata dal mio vulcanico papà».

Quando si osserva il gesto atletico o si passa in rassegna la carriera e i trofei di un campione, ci si dimentica spesso che l’atleta è, prima di tutto, una persona con una sua vita privata, con un vissuto e soggetto, come tutti, alle fasi alterne della vita.

Distratti dalle imprese e ammaliati dai nuovi confini che il talento può disegnare releghiamo spesso l’atleta a una mera figura iconica che esplode in quel presente di meraviglia e si fa dimenticare nello stesso istante in cui termina il suo gesto.

Open è il racconto che Andre Agassi fa del proprio “iter vitae” nella sua totalità; la storia di un conflitto interiore e la perenne sfida con i demoni che spesso il dono di un talento può generare.

Andre Kirk Agassi nasce il 29 Aprile del 1970 a Las Vegas, e il padre, Emanoul Aghasi, iraniano di origini armene e assire e ex pugile olimpionico per il suo paese natale, l’Iran, decide che il figlio avrebbe giocato a tennis e sarebbe diventato un campione.

La coercizione e la reale consapevolezza di possedere capacità innate, sono, all’interno del quadro emotivo di Andre, due motori che non riescono a convivere pacificamente. La mancanza di scelta, non solo porta il ragazzo e poi l’uomo a sprazzi di eccesso contro se stesso e contro l’autorità costituita, ma sarà anche quell’invisibile motivo che lo farà sempre sentire fuori posto.

Le estenuanti sedute di allenamento alle quali il padre-padrone lo obbligava e, in seguito, la rigida filosofia della “Bollettiery Academy” di Nick Bollettieri, rinomata accademia per giovani promesse del tennis, saranno le prime autorità con le quali il bambino e l’adolescente si scontrerà, e che saranno formative sia per la costruzione del campione che per la formazione della propria personalità.

Perché «se colpisci 2500 al giorno, cioè 17500 la settimana, cioè un milione di palle l’anno, non potrai che diventare il numero uno».

Lo speciale legame con il fratello Philly, l’altruismo, la generosità, il senso dell’amicizia e l’empatia che Andre Kirk Agassi rivelerà in primis a se stesso e regalerà agli uomini del suo entourage fanno emergere una personalità attenta alle debolezze del prossimo e all’importanza dei legami umani come unica strada verso la pacificazione interiore.

Un persona che spesso va alla scoperta di se stesso per sapere chi è veramente e che urla la propria individualità perché per troppo tempo ha agito seguendo dettami altrui.

Capitolo 8:

«Lo voglio. Lo desidero ardentemente. Philly e io sapremmo bene come impiegare quei soldi. Tuttavia, se prendo quell’assegno divento un tennista professionista, per sempre; non posso più tornare indietro.

Telefono a mio padre a Las Vegas e gli chiedo cosa devo fare.

Papà dice: Che diavolo vuoi dire? Prendi quei soldi.

Se prendo i soldi non posso più tornare indietro, divento professionista».

Attraverso le parole dello sportivo scopriamo la filosofia solitaria del tennis, le motivazioni che portano il campione a vincere durante il match, l’osservazione empatica dell’avversario, la gestione del dolore, il peso e le ripercussioni della sconfitta di gran lunga superiori all’enfasi della vittoria.

Ripercorriamo le sfide memorabili con Lendl, Becker, Chang e il rivale di sempre Pete Sampras.

Andre ci apre la porta dei suoi pensieri e viviamo, grazie alla lucida scrittura, quel passato emotivo da protagonisti. Perché i suoi fragili pensieri, le sue indecisioni appartengono a tutti noi.

«Trascorro molte ore a gironzolare per le vie di Palermo, bevendo caffè nero forte e chiedendomi che cos’ho che non va. Ce l’ho fatta – sono il tennista numero uno al mondo, eppure mi sento vuoto. Se essere il numero uno mi fa sentire vuoto, insoddisfatto, che senso ha? Tanto vale che mi ritiri».

Dal matrimonio con Brooke Shields, all’uso delle metanfetamine, alle sconfitte sul campo, al logorio fisico, al secondo matrimonio con la tennista Steffi Graff, alla paternità. Ogni momento della vita del campione è accompagnato da profonde indagini introspettive. L’altalena tra la sconfitta e la risalita marcano i  nuovi limiti umani del campione.

Ad ogni pagina la lontananza tra il lettore e il protagonista si assottiglia, perché la sincerità e la schiettezza disarmante con la quale sono tradotti i pensieri sono riconducibili a quell’emotività che può avere un amico che si vuole confidare.

Un’aurea di normalità sulla vita di un campione speciale che pensa come uno, nessuno e centomila.

Non mancano nel romanzo momenti divertenti che fanno sorridere di gusto e alleggeriscono la complessa figura umana di Andre Agassi.

I miei complimenti vanno allo scrittore J.R. Moehringer (premio Pulitzer per il giornalismo nel 2000 e autore di romanzi di successo) per aver portato su penna la vita emotiva del talentuoso campione.

E infine ringrazio Giuliana Lupi per l’impeccabile traduzione.

Simone Lentini

Open. La mia storia

Andre Agassi

Traduttore: G. Lupi

Editore: Einaudi 

Collana: Einaudi. Sale libero extra

Anno edizione: 2011

Pagine: 502 p. , Brossura

  • EAN: 9788806207267