COREA DEL NORD. Per rovesciare Kim fa di più l’economia che un attacco militare

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Starebbero venendo fuori le crepe del regime nordcoreano, che rischiano di far crollare l’intera impalcatura del potere dei Kim. Secondo la stampa sudcoreana, l’ultima tornata di epurazioni ordinata da Kim Jong Un ha preoccupato le élite di Pyongyang; Kim poi starebbe addirittura eliminando le proprie guardie accusandole di corruzione. Kim starebbe appunto allontanandosi dai militari per concentrarsi sul miglioramento della nascente economia di mercato. 

Il numero di ufficiali che chiedono il permesso di dimettersi dall’esercito è aumentato per partecipare alle attività di jangmadang, o mercato privato, attività proibita a chi è in servizio attivo. Inoltre, starebbe venendo fuori l’attività criminale di alcuni circoli militari dediti al traffico di droga: gli ufficiali raramente vengono perquisiti ai posti di controllo in viaggio, il che li rende preziosi come corrieri di droga o di altro contrabbando.

Kim è senza dubbio consapevole di tutto questo e sarebbe questo il motivo scatenante dietro i suoi ultimi ordini per reprimere la corruzione che mina la fiducia nel sistema socialista, riportano media nordcoreani ripresi da Asia Times. Inoltre, anche funzionari accuratamente controllati e di fiducia tradiscono il regime:  Thae Yong Ho, il numero due dell’ambasciata nordcoreana a Londra, ha disertato nel 2016; Jo Song Gil, ambasciatore ad interim in Italia, ha disertato pochi giorni fa per destinazione sconosciuta.

Tutti questi segnali indicano una lotta e una discordia tra i sostenitori più affidabili di Kim e senza il cui sostegno, Kim dovrà dimostrare di saper mantenere la presa sul potere. In ogni caso, il regime sembra vulnerabile. Con la sua autoproclamata attenzione all’economia, Kim deve produrre miglioramenti. Senza grandi progressi economici nella vita dei cittadini nordcoreani Kim avrà sempre più problemi di lealtà.

La crescente commercializzazione e il potenziale impegno economico con la Corea del Sud sembrano destinati a continuare ad influenzare la posizione privilegiata di molte élite civili e militari, riuscendo lì dove un intervento militare non avrebbe avuto esito.

Antonio Albanese