CINA. Il senso politico della lotta alla povertà di Xi Jinping

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Seppur Pechino sia impegnata nella riduzione della povertà dal 1978, questa non è mai stata riconosciuta come una delle massime priorità del partito comunista fino al 2015, quando il Pcc ha promesso di eliminare la povertà in Cina entro il 2020.

L’importanza attribuita alla riduzione della povertà è strettamente legata alla grande missione del partito: realizzare l’obiettivo di costruire una “società moderatamente ricca” entro il 2021, il centenario della fondazione del partito.

Per il partito comunista, la campagna è vitale per il suo status di governante perché ha promesso di dare una vita buona ai poveri che l’hanno sostenuto ai tempi in cui è stato fondato, riporta South China Morning Post.

Ad oggi, dopo quasi settant’anni dalla fondazione della nuova Cina e a trent’anni  dalla riforma e dall’apertura, alcune parti del paese hanno ancora redditi molto bassi. È quindi importante che il partito comunista mostri al pubblico, in particolare ai poveri delle campagne, che, dopo tutto, beneficeranno dello sviluppo economico.

Tre decenni di rapido sviluppo hanno fatto della Cina la seconda economia più grande del mondo e molti dei suoi abitanti hanno raggiunto un benessere senza precedenti, ma allo stesso tempo hanno creato un enorme divario di ricchezza. Molte zone rurali, soprattutto quelle che un tempo erano considerate basi rivoluzionarie come la provincia di Guizhou, vivono ancora sulla soglia della povertà.

È importante per Xi Jinping, in termini di espansione della sua popolarità e del suo sostegno, soprattutto quando il pubblico sta perdendo interesse nella sua campagna anticorruzione.

Questo, infatti, sarà uno dei lasciti politici di Xi: costruire una società moderatamente ricca durante la sua presidenza, soprattutto quando l’amministrazione precedente ha mancato l’obiettivo.

La lotta contro la povertà si basa anche sul consolidamento del controllo e della leadership del partito, anche in aree remote.

Non ci possono più essere altre attività del partito: viene selezionato un capo villaggio, e questo è tutto. Con l’invio di funzionari nelle zone più popolari e remote, il partito sta estendendo il suo controllo sulle organizzazioni locali.

La campagna ha anche risvolti personali per Xi, che durante il suo ritorno al villaggio di Liangjiahe nella provincia di Shaanxi (nella foto), dove ha trascorso sette anni lavorando con i contadini rurali dal 1969, ricordò che, a 16 anni, aveva sperimentato la fame e la scarsità di cibo.

Lo scorso aprile, Xi è stato eletto come delegato di Guizhou a un congresso di partito e Xinhua lo ha interpretato come una dimostrazione dell’importanza che ha attribuito alla lotta contro la povertà nella provincia.

La provincia del Guizhou, nota per le montagne, gli altipiani e le grandi popolazioni appartenenti a minoranze etniche, ospita la maggior parte delle persone che vivono al di sotto della soglia di povertà. La riduzione della povertà nella regione è la preoccupazione chiave per costruire una società moderatamente prospera entro il 2020, e la riduzione della povertà è una delle tre strategie chiave per lo sviluppo della provincia.

Miliardi di yuan sono stati versati nella zona e Guizhou è stato sostenuto dal governo centrale come un modello per le misure tese ad alleviare la povertà.

Nell’ottobre 2015, quando ha lanciato l’iniziativa per la riduzione della povertà, Xi ha detto che in Cina c’erano ancora più di 70 milioni di persone che vivevano in povertà.

La politica di “riduzione della povertà con precisione”, che prevede misure mirate per aiutare le persone ad uscire dalla povertà, segna un chiaro cambiamento strategico rispetto al corso seguito nei trent’anni precedenti.

La nuova strategia richiede che le misure siano mirate alle persone e alle industrie, invece di concedere finanziamenti alle zone povere nella speranza che le famiglie locali ne beneficino.

Le persone provenienti da alcune aree ritenute non abitative saranno trasferite in aree più sviluppate. I funzionari predisporranno inoltre una rete di previdenza sociale per coprire gli oltre 20 milioni di altre persone più povere disabili o inabili al lavoro.

Nonostante le pretese tanto vantate di “riduzione della povertà con precisione”, gli abitanti dei villaggi lamentavano ancora la corruzione e sostenevano che ne avrebbero beneficiato solo coloro che erano vicini ai funzionari del villaggio.

L’attuale piano di riduzione della povertà dovrebbe andare a beneficio solo di coloro che ne hanno bisogno. Una misura popolare per determinarlo è quella di verificare se la famiglia ha una nuova casa, quanto grano ha in magazzino, se qualcuno in famiglia sta lavorando e se ci sono bambini che hanno bisogno di sostegno finanziario per andare a scuola.

Avere un lavoro regolare o possedere una nuova casa, anche se pagata con denaro preso in prestito, potrebbe impedire a una famiglia di ricevere sussidi per la povertà e quindi creare le premesse per non averlo.

Tommaso dal Passo