BITCOIN. Pechino attacca l’ultima difesa della privacy: il denaro contante

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Mentre Facebook si prepara a lanciare la sua risposta al bitcoin, la Cina è pronta a introdurre la propria valuta digitale che potrebbe permettere al governo e alla banca centrale di vedere su cosa la gente spende i propri soldi. Lontano dagli ideali libertari delle valute criptate, il cui anonimato permette agli utenti di comprare e vendere senza lasciare tracce digitali, il sistema di e-cash cinese sarà strettamente regolamentato e gestito dalla People’s Bank of China, la banca centrale, cui darebbe una maggiore comprensione delle transazioni in tutto il paese, tracciando le diverse transazioni.

Alla fine di settembre, il governatore della banca centrale Yi Gang ha detto che la nuova valuta cinese può essere associata ai sistemi di pagamento elettronico esistenti, come le popolari applicazioni telefoniche WeChat e AliPay, che sono diffuse e consentono transazioni in yuan tramite conti bancari.

I media cinesi stanno scommettendo sull’entrata in vigore di un simile strumento finanziario il prossimo 11 novembre, in concomitanza con il “Singles Day”, evento annuale di vendita online. È probabile che la nuova moneta sia più simile ad una moneta elettronica, memorizzata su un supporto fisico, che una moneta criptata come il bitcoin che si basa su una rete di computer. 

Una cosa è certa: avrà gestione centralizzata, al contrario delle valute criptate come i bitcoin.

Solo due anni fa, le tre principali piattaforme cinesi di trading di bitcoin – BTC China, OKCoin e Huobi – rappresentavano oltre il 98% del commercio mondiale, secondo  Bitcoinity; il settore non era regolamentato e le transazioni erano invisibili alle autorità; Pechino ha chiuso le piattaforme di trading nel 2017.

In un paese dove i sistemi di credito sociale e le telecamere di riconoscimento facciale si stanno diffondendo, una nuova moneta cinese potrebbe consentire al governo di monitorare più da vicino le azioni economiche della sua popolazione, andando a sostituire il contante, considerato come l’ultimo baluardo della privacy.

Graziella Giangiulio