BITCOIN. In Danimarca porte chiuse alle cripto

86

Danske Bank ha pubblicato un documento che delinea la sua “posizione negativa” nei confronti delle criptovalute. Fondata nel 1871, Danske Bank opera in oltre una dozzina di paesi ed è una delle maggiori banche danesi.

Il documento, riporta il sito Bitcoin, delinea le preoccupazioni sulle cripto-valute, affermando che «sono prive della protezione per gli investitori e i consumatori tipicamente connessa con le valute e gli investimenti tradizionali». Danske afferma che «la formazione dei prezzi per le criptovalute non è trasparente (…) un investitore, ha una conoscenza molto limitata di come il mercato si sta sviluppando e ciò che sta guidando il prezzo», sottolineando poi l’elevata volatilità dei mercati valutari virtuali.

«Soprattutto, la mancanza di trasparenza e di controllo normativo hanno reso le criptovalute un bersaglio per fini criminali e sappiamo che in diverse occasioni sono state coinvolte in operazioni criminali come il riciclaggio o l’estorsione». Danske aggiunge di avere «l’obbligo di contribuire alla lotta contro la criminalità finanziaria e il riciclaggio di denaro e, allo stato attuale, le criptovalute non offrono un livello di trasparenza sufficiente per consentirci di adempiere ai nostri obblighi nell’ambito della normativa antiriciclaggio. Per questi motivi non è possibile negoziare criptovalute sulle nostre piattaforme di trading». 

Danske Bank ha introdotto una serie di misure in linea con la sua posizione, affermando che «non intende in alcun modo sostenere il contesto degli investimenti in materia di criptovalute (…) eliminando gradualmente la possibilità di acquistare strumenti finanziari direttamente collegati al prezzo delle criprtovalute (…) caratterizzate da un’elevata volatilità e rischio».

Nonostante le misure adottate, Danske «non bloccherà l’utilizzo di sue carte di credito in connessione con il trading di criptovalute e tratterà i fondi di deposito provenienti da valute cripo allo stesso modo dei fondi di deposito derivanti da altri tipi di investimenti».

Graziella Giangiulio