PAKISTAN. Non si critica il governo sull’Afghanistan. Lo dice l’Intelligence

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L’apparato militare del Pakistan ha, di fatto, dirottato la politica nazionale sull’Afghanistan: un gioco che mira a proteggere dal dibattito democratico la presa di potere dei talebani e le sue implicazioni dalle minacce terroristiche ai nuovi flussi di rifugiati.

Le agenzie di sicurezza pakistane hanno tacitamente sostenuto i talebani mentre combattevano le forze statunitensi, della Nato e nazionali afgane, fornendo al gruppo anche asilo, addestramento, armi, aiuto nella raccolta di fondi e cure mediche per i suoi feriti. L’agenzia pakistana Inter-Services Intelligence, Isi, ha fornito consigli strategici sul campo di battaglia che hanno contribuito a guidare la blitzkrieg dei talebani, non appena le truppe statunitensi si sono ritirate, riporta Asia Times.

Il Brookings Institute nel suo La problematica vittoria del Pakistan in Afghanistan dice: «È giusto supporre che l’ISI abbia aiutato i talebani a pianificare la sua guerra lampo quest’estate (…) La presa del nord da parte dei talebani rifletteva i ricordi dei suoi nemici che usavano basi lì alla fine degli anni ’90 per resistere ai talebani e la Cia che usava quelle strutture per abbattere i talebani nel 2001 (…) Il piano ha anche dato la priorità al sequestro dei valichi di frontiera, soprattutto a ovest, che ha impedito all’Iran di fornire aiuti ai suoi alleati sciiti Hazara in Afghanistan».

Le agenzie di sicurezza del Pakistan ora hanno un interesse nel successo dei talebani nel formare un governo “inclusivo” a Kabul che sia riconosciuto a livello internazionale e non sanzionato. Anche se la Russia e la Cina hanno chiarito che riconosceranno un governo dell’Emirato Islamico, gli Stati Uniti e le nazioni occidentali non hanno chiarito le loro posizioni.

I ministri pakistani sono impegnati a condurre trattative diplomatiche per cercare l’accettazione politica dei Talebani: «Segnatevi le mie parole, se gli errori degli anni ’90 fossero ripetuti e l’Afghanistan venisse abbandonato di nuovo, il risultato sarà assolutamente lo stesso. Un vuoto di sicurezza riempito da elementi indesiderabili metterà in pericolo la pace mondiale» ha detto il consigliere per la sicurezza nazionale del Pakistan Moeed Yousaf. «Il mondo non deve ripetere l’errore che ha fatto dopo il ritiro sovietico», ha twittato il 29 agosto, il ministro pakistano per la Pianificazione, lo sviluppo e le iniziative speciali Asad Umer.

Questi messaggi ufficiali hanno seguito il tour del ministro degli Esteri pakistano Shah Mehmood Qureshi la scorsa settimana in Tajikistan, Uzbekistan, Turkmenistan e Iran per costruire un “consenso regionale” sull’accettabilità della presa del potere da parte dei talebani.

I partiti dell’opposizione pakistana hanno sollecitato il governo a convocare una sessione parlamentare congiunta per creare consenso politico nazionale su come rispondere alle varie sfide poste dalla presa di potere dei talebani. Questi appelli democratici, che potrebbero richiedere risposte alle domande sul ruolo dell’Isi, sono finora caduti nel vuoto. Il capo di stato maggiore dell’esercito, il generale Qamar Javed Bajwa, ha invitato circa 50 parlamentari, opposizione compresa, a un briefing sull’Afghanistan nel quartier generale dell’esercito pakistano a Rawalpind il 30 agosto.

All’inizio di luglio, quando i talebani stavano ottenendo rapidi successi, le agenzie di sicurezza pakistane hanno invitato i partiti di opposizione a non politicizzare la risposta della nazione all’offensiva. All’epoca, l’intelligence militare aveva avvertito i politici che le “sfide strategiche” e un potenziale “cambiamento di politica” nelle relazioni con l’Afghanistan avrebbero potuto avere conseguenze nazionali di vasta portata e che avrebbero dovuto evitare politiche divisive sulla questione.

Antonio Albanese